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Accesso alla pensione per le mamme lavoratrici, le proposte dell’Associazione Nazionale Famiglie...

Accesso alla pensione per le mamme lavoratrici, le proposte dell’Associazione Nazionale Famiglie Numerose

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Molte delle nostre mamme numerose in età “over 50”, oltre ad essere lavoratrici, svolgono contemporaneamente compiti di cura in qualità di madri, di nonne e anche di figlie dei genitori anziani. Il raggiungimento della pensione rappresenta un traguardo importantissimo per consentire loro di svolgere in maniera più efficace e serena questi fondamentali compiti di cura.
Ma se prima “Quota 100” poteva rappresentare una opportunità per l’uscita anticipata dal lavoro, dal 31 dicembre di quest’anno non sarà più possibile.
Nella Piattaforma Unitaria presentata a maggio dai sindacati, per superare la sperimentazione di “Quota 100”, viene riportato un interessante passaggio proprio sul lavoro di cura e delle donne, che riportiamo di seguito:
“Gli interventi normativi di questi ultimi anni hanno equiparato i requisiti per la pensione di vecchiaia fra uomini e donne, quando invece rimangono ancora profonde le differenze fra i due generi nel mercato del lavoro, nei percorsi professionali e nella distribuzione del lavoro di cura in ambito familiare. Le stesse misure adottate per rendere più flessibile l’accesso alla pensione, come l’Ape sociale e Quota 100, hanno visto poche donne beneficiarne, a causa dell’elevato requisito contributivo richiesto. E’ quindi necessario prevedere soglie contributive d’accesso alla pensione compatibili con le condizioni delle donne e la proroga di “Opzione donna”.
Il lavoro di cura non retribuito, svolto in prevalenza dalle donne, è una voce fondamentale del welfare del nostro Paese ed è necessario tenerne conto a livello previdenziale con misure adeguate, come il riconoscimento di dodici mesi di anticipo per ogni figlio (o a scelta della lavoratrice una maggiorazione del coefficiente di trasformazione) e la valorizzazione ai fini pensionistici del lavoro di cura di persone disabili o non-autosufficienti in ambito familiare.

Proprio su questo punto la nostra associazione sollecita l’adozione di idonei interventi volti a riconoscere il fondamentale ruolo delle mamme lavoratrici nella nostra Società.
In particolare, riprendendo la proposta delle Associazioni Sindacali:

1. Riconoscimento di dodici mesi di anticipo per ogni figlio, senza limiti massimi che penalizzino le famiglie numerose (anche perché sono numericamente talmente marginali che l’impatto economico sarebbe trascurabile);

2. Proroga, possibilmente rendendola permanente, di “Opzione Donna”, con la contemporanea adozione di correttivi volti ad annullare alcune iniquità che riguardano proprio le mamme lavoratrici con più figli.

Con “Opzione Donna”, infatti, non si applica il beneficio previsto dall’articolo 1, comma 40 della legge 335/1995 che consente l’accredito figurativo di alcuni periodi legati all’educazione e assistenza ai figli fino al sesto anno di età. Chiediamo quindi che venga rimossa questa limitazione, che vale anche per i figli in affido. In quest’ultimo caso, un servizio di utilità sociale (l’affido) anziché essere favorito, viene discriminato.
“Opzione Donna” inoltre prevede che la pensione venga calcolata interamente con il sistema contributivo, e anche questo rappresenta una ulteriore penalizzazione per le mamme lavoratrici, in particolare quelle con più figli, che più facilmente hanno dovuto ricorrere al part-time oppure hanno dovuto rinunciare a percorsi di carriera per svolgere il loro fondamentale ruolo di cura. Per questa scelta, queste lavoratrici si ritroveranno a percepire una pensione sensibilmente inferiore a quella che avrebbero avuto con un normale percorso di carriera. Per ovviare a questa discriminazione, chiediamo venga riconosciuta una annualità di contributi figurativi per ogni figlio, calcolati sulla media dei contributi versati.

Quanto chiediamo per le nostre madri lavoratrici è solo una richiesta di giustizia ed equità, per i seguenti motivi:

• come detto all’inizio, accanto al ruolo di lavoratrice spesso ricoprono contemporaneamente compiti di cura in qualità di madre, nonna e anche figlia;

• i figli ed i nipoti che hanno cresciuto ed allevato saranno coloro che pagheranno le nostre e le loro pensioni;

• non ci piace definire quello della mamma con più figli come ‘lavoro usurante’, perché comunque viene svolto con amore e dedizione; ma sicuramente il riconoscimento come categoria protetta renderebbe giustizia al tempo che, anziché essere dedicato a viaggi o palestre, o comunque al proprio benessere, è stato dedicato ai figli e ai nipoti, ossia al benessere degli altri;

• il riconoscimento, oltre al ruolo di lavoratrice, anche al ruolo di madre rappresenterebbe un forte segnale, anche culturale, a sostegno delle politiche di natalità, oggi sempre più essenziali per il futuro del paese;

• il tempo dedicato al di fuori del lavoro per la cura familiare inizierebbe finalmente ad avere un piccolo e limitato, ma importante, riconoscimento economico.

Chiediamo quindi al Governo, ai sindacati, ai partiti, all’associazionismo familiare di verificare la fattibilità delle nostre richieste, e di aiutarci a renderle concrete.
Infine, sarebbe auspicabile come Associazione essere auditi dalle autorità preposte al tema (in particolare Ministero del Lavoro e Consiglio d’indirizzo per la politica economica) affinché anche le nostre Famiglie possano far sentire la propria voce sul tema.

 

Confronta i seguenti documenti:

Piattaforma Proposte sindacali per una riforma previdenziale

Opzione Donna

Pensioni e proposte per la riforma 2022: c’è ancora Fornero

Articoli dell’Associazione Nazionale Famiglie Numerose:

Mamme lavoratrici: un anno di pensione anticipata per ogni figlio

Mamme “numerose” lavoratrici: alcune testimonianze

Persona di riferimento:
Alfredo Caltabiano
mail: forum@famiglienumerose.org

di Alfio Spitaleri