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Mamme “numerose” lavoratrici: alcune testimonianze

Mamme “numerose” lavoratrici: alcune testimonianze

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Per capire meglio le motivazioni alla base della proposta di ‘Quota Mamma’, abbiamo raccolto le testimonianze di alcune ‘mamme numerose’ che svolgono anche un lavoro fuori casa. Perché mamma numerosa non è sempre sinonimo di “casalinga”.

Paola, 6 figli, ci racconta: “Le persone quando apprendono della mia situazione familiare, la prima cosa che mi chiedono è “naturalmente non lavori”, ma non è così. Una famiglia numerosa, pur desiderata e voluta, è comunque impegnativa anche dal punto finanziario ed è diventato obbligatorio dividersi tra lavoro, figli e casa.
Il mio è un lavoro turnista che comprende anche le notti e varie volte mi è capitato di rientrare la mattina, sistemare i bambini ed accompagnarli a scuola suddividendo il compito con mio marito. Ed il riposo? Dopo….sempre dopo.
Con l’arrivo della quinta figlia sono passata ad un lavoro part-time, diventato obbligatorio in quanto le esigenze dei bambini (impegni scolastici di vario livello, attività fisica etc..) sono aumentate.
Quanto sei fortunata a lavorare part-time ed avere mezza giornata libera, mi sono sentita dire le prime volte, ma questo non è esattamente vero in quanto fra seguire i bambini, colloqui con i professori, portarli in palestra e dagli amici, la casa ed accudire i nonni che con il passare del tempo avevano anche loro necessità di assistenza sono più impegnata di prima.
Però per la società io ho un lavoro part-time.
Io e mio marito abbiamo sempre avuto la certezza che il futuro sono i bambini e 6 mesi fa, con l’arrivo della nostra prima nipotina ne abbiamo avuto conferma.”

“Essere mamma e lavoratrice è stata una fatica immane, dopo il lavoro ne cominciava un altro tra ritirare i bimbi a scuola, riunioni, compiti, momenti piacevoli di gioco con loro tra una lavatrice, la spesa e preparare la cena, sperando che la notte filasse liscia, bastava naso chiuso, dentini che dovevano spuntare e allora notte in bianco”, racconta Claudia, 4 figli nati da lei, due in affido sine die e altri accolti temporaneamente, finché trovavano una famiglia adottiva. La vocazione dell’accoglienza, la disponibilità ad esserci quando serve, non solo per i figli propri, ma anche per coloro che ne hanno semplicemente bisogno, di una famiglia. E in più il lavoro, per far quadrare i conti, e perché “quel lavoro mi piace ed ho sempre desiderato farlo”, adesso, che i figli stanno diventando autonomi, “Auspico di poter andare in pensione un po’ prima per poter dedicare un po’ di tempo a me stessa e alle mie passioni, cosa che non ho potuto fare dedicandomi a 6 bambini”.

“Penso alla pensione e mi chiedo: riuscirò a “godermela” ?” ci racconta Elena, 5 figli “certo il lavoro che ho fatto e sto facendo tutt’ora fuori casa (perché anche quello nascosto da casalinga è un lavoro, anche se purtroppo non retribuito) ha dato la possibilità ai figli di poter studiare fino all’università e oltre, la possibilità di non dover chiedere soldi o contributi pubblici: la nostra Isee era sempre troppo alta per poter accedere a qualche agevolazione”, “le mamme come noi”, continua, “hanno contribuito concretamente a frenare il declino demografico, hanno testimoniato coraggio e abnegazione, e il riflesso è sociale. Hanno lavorato per la società italiana, mettendo al mondo ed educando cittadini italiani.

Cristina, 60 anni e 8 figli (di cui 5 ancora in casa) aggiunge: “Credo convintamente che le mamme con tanti figli dovrebbero essere riconosciute per quello che è stato, non solo, il loro “doppio” lavoro, ma anche la fatica e l’impegno nella gestione di una famiglia numerosa, perché se è vero che una madre di 2/3 figli, mettendoli al mondo, ha garantito il tasso di ricambio generazionale per la coppia genitoriale, tutti i figli successivi saranno ricchezza e risorsa utile a garantire coloro, che per scelta o per necessità, non hanno avuto figli”.

Egle, 4 figli, 40 anni di lavoro appena conclusi, si ritiene fortunata ad avere avuto da poco accesso alla pensione, può godersi la nipotina e forse rallentare un po’ i ritmi quotidiani:
“Noi donne abbiamo caratteristiche e potenzialità specifiche del genere femminile date dall’essere madre sicuramente superiori all’uomo che sono: la tenacia, la disponibilità a rischiare, l’empatia, la propensione all’ascolto , la praticità e la concretezza. Tutte queste qualità sarebbe bello portarle anche nella vita lavorativa ma purtroppo è triste constatare, con grande amarezza, che molte donne ancora oggi si trovano escluse dal mondo produttivo degli uomini e non riescono ad uscire ed esprimere tutte le loro potenzialità e talenti”. Una riflessione che continua: “I luoghi di lavoro dovrebbero essere pensati a misura delle donne valorizzando le differenze di genere, garantendo a loro il diritto alla maternità e riconoscendo alla figura femminile un ruolo fondamentale immettendo una nuova etica e valore a questa nostra società molto individualista”.

Cosa è cambiato negli ultimi 40 anni? La tendenza al garantire il lavoro alle donne è diventata una scelta obbligata, la spinta politica ad aprire la porta di uffici, laboratori e vari altri ambiti lavorativi alle donne ha creato una situazione paradossale.
La donna poteva lavorare, doveva però stare ai ritmi/condizioni dell’uomo.
Continuità, presenza, flessibilità… il lavoro come priorità della vita. I figli sono diventati un problema. La scelta: o i figli, o il lavoro. Chi è riuscito a giostrarsi in entrambi i ruoli, sopportando non solo i propri sensi di colpa nei confronti dei colleghi e della propria efficienza, quando doveva stare a casa con il bambino con la febbre, ma anche le “frecciatine” o addirittura i dispetti quando tornava in servizio. Tanto… hai voluto la bicicletta? Pedala! Il figlio viene vissuto come un lusso, e in effetti è una cosa preziosa, ma per tutti, per la società intera, per la nostra nazione, per il nostro mondo.
Oggi rileviamo i primi risultati di queste tendenze: calo demografico, tassi di infertilità altissimi, popolazione in età avanzata in aumento, ricambio generazionale quasi non garantito. E le donne continuano a non essere alla pari degli uomini nei posti di lavoro.
Forse abbiamo sbagliato qualcosa.
Forse è il momento di dire grazie alle donne che insieme ai loro mariti hanno detto sì alla vita, e si sono comunque impegnate anche fuori dalla famiglia. È il momento di riconoscere loro, il super lavoro compiuto in tutti questi anni.

di Emanuela Garavelli Spitaleri

 

Per approfondire gli argomenti a sostegno della proposta del riconoscimento di contributi figurativi pensionistici alle mamme lavoratrici, leggi anche Mamme lavoratrici: un anno di pensione anticipata per ogni figlio