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Un tranquillo viaggio a Roma di una famiglia numerosa

Un tranquillo viaggio a Roma di una famiglia numerosa

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Ebbene sì, il grande giorno è arrivato, siamo pronti per partire per Roma al raduno delle e per le famiglie. I bambini sono gasati: un lungo viaggio in treno, Roma e poi chissà cos’altro… Purtroppo France-sco non può venire: ha il ritiro per la cresima. Alle 22,oo arriviamo in treno alla stazione Centrale. Spesso quando arrivo in questa stazione mi coglie un attimo d’ansia: non è sempre facile scoprire da dove parte il tuo treno. La mia testa è calibrata su stazioni con massimo cinque binari, oltre vado in crisi.
In questo caso il problema non esiste, non faccio in tempo a studiare i tabelloni: mio figlio Gianti mi fa nota-re che al binario 18 ci sono delle telecamere e tanti poliziotti… e molta gente con gli zaini in spalla! Gli altri binari sono tutti tranquilli, quindi… andiamo e cerchiamo la nostra carrozza. Naturalmente è in fondo, è la seconda. Mentre scarpiniamo per raggiungerla, Cate (la più piccola) abborda un distinto signore che ci sta-va osservando, subito si aggiungono gli altri bambini e costui comincia a camminare spedito seguito dai nostri figli che gli fanno un sacco di domande… Mia moglie, si preoccupa…, io, fra le nuvole, manco me ne accorgo…; per fortuna Emanuele fa’ la domanda giusta: “Ma tu che ci fai qui, chi sei?”. Risposta rassicu-rante: “Sono un giornalista del TG1. Siamo sullo stesso treno, andiamo Roma per lo stesso motivo!”. Rapi-do scambio di convenevoli e saluti, era arrivato alla sua carrozza. Arriviamo alla nostra: porte bloccate e luci spente… Due signore sedute sulla panchina, ci rassicurano: hanno appena iniziato ad attivarle, tra una decina di minuti arriveranno anche qui. Nel frattempo rapido scambio di telefonate con le famiglie con cui avevamo appuntamento. Robbin e Gabriella stanno arrivando col figlio minore, Giuliano e Adele (con nu-meroso seguito) hanno appena raggiunto il binario. Dopo poco ci ritroviamo tutti, c’è anche Cesare (da so-lo!). Poi scopro Mauro e Cristina con quasi tutti i figli. Possiamo partire e alle 23,10 il nostro treno speciale parte. Siamo in sette con sei cuccette, le due piccole le mettiamo insieme, i due maschi vogliono stare in alto ma Lucia (è la più grande) non molla la postazione… decidono di stare in due sull’altra libera: in sette occupiamo cinque cuccette… Finalmente dopo più di mezz’ora di contorsionismi e spedizioni alla toilette (per fortuna è proprio dietro), spegniamo le luci e proviamo a dormire. Dopo mezz’ora i bambini sono anda-ti…, altri dieci minuti e Ada non si sente più.
Verso le 6,00 io mi sveglio (sempre ammesso che abbia dormito), esco e caccio la testa fuori dal fi-nestrino. Freddo e nebbia! Ma stiamo andando a Roma? Un cartello stradale mi rassicura: siamo in Sabi-na, siamo in collina. Infatti man mano che scendiamo il clima migliora.
Pian piano la carrozza si rianima, si svegliano anche i nostri figli. Pellegrinaggi al bagno…, riusciamo a ve-stirli e a preparare una rapida colazione (pure il caffèlatte!). Finalmente dopo le 7,30 Roma! Stazione O-stiense. Anche qui giornalisti e Polizia. Foto di gruppo con bandiere, scopro così che siamo in tanti, e via verso la metropolitana. E qui ci dividiamo. Il nostro gruppo è formato da sei bambini, nove adulti e due ra-gazzi: quanto meno i bimbi saranno sorvegliati. Decidiamo per San Pietro, abbiamo tempo per una visita e poi nelle vicinanze Robbin aveva trovato un punto di appoggio per mangiare e rilassarci un attimo. Intanto scopriamo che i bambini oggi viaggiano gratis… meno male. Poi scopriremo che avremmo potuto viaggiare tutti gratis… ma siamo milanesi… Scendiamo alla stazione Ottaviano, sventoliamo le nostre bandiere, più come punto di riferimento per stare uniti che per farci pubblicità; subito Cesare comincia a puntare tutti i bar e le pasticcerie. Sono piccoli, non ci stiamo dentro tutti! Presso le mura Vaticane troviamo un bar con i tavolini fuori: si, ci stiamo tutti. I nostri figli, alla faccia della colazione casalinga in treno, assaltano il came-riere. Ci rassegniamo: seconda colazione. Telefono a dei nostri amici, sono partiti alle quattro da Milano in pullman (sono circa le 8,30), una voce d’oltre tomba mi informa che sono a Firenze sud…
Entriamo in Piazza San Pietro, previo giuramento alla Sicurezza che avremmo tenuto le bandiere arrotolate. Iniziamo dalle grotte, dove sono sepolti i Papi, ma ai metal detector i poliziotti ci proibiscono le bandiere e non possiamo parcheggiarle lì. Cesare si sacrifica per la bandiera… resterà fuori. Finora non abbiamo perso neanche un bambino! Emma e Cate già dalla metropolitana si sono appiccicate a Maria Sole, speriamo resista. I maschi passano da una fila all’altra scavalcando le transenne, mi aspetto un sac-co di accidenti da un momento all’altro. Non ci sono tanti turisti, è presto, e nessuno fiata. Arrivano ai metal detector e di buon grado fanno passare gli zaini, salvo poi piazzarsi davanti ad un monitor, dietro una poli-ziotta, e restare lì finché tutto il nostro gruppo non è passato. Lucia apprezza il luogo, mi ruba la macchina fotografica e poi fotograferà mezza San Pietro. Però potenza del sacro: i bambini si infilano nelle grotte senza fiatare, non li notiamo. Doveroso omaggio alla tomba di Giovanni Paolo II; è un momento anche commovente, le donne del gruppo non se ne vogliono andare; dopo un’eternità la sorveglianza gentilmente le fa’ spostare… e usciamo tutti. I bambini (strano) vogliono entrare a tutti i costi in Basilica, Emanuele at-tacca bottone con una Guardia Svizzera. Entriamo. Il nostro gruppo ha sempre marciato sinora in forma-zione compatta, ma dentro questa immensità si scioglie, ci perdiamo di vista, io mi tengo in spalla la picco-la Cate, non ho la minima idea di dove siano gli altri. Cate è l’unica che non apprezza, comincia a lamen-tarsi. In meno di mezz’ora “giro” la Basilica. All’uscita mi ritrovo con Robbin e famiglia, c’è anche Lucia. A-spettiamo un po’, non compare nessuno. Finalmente arrivano Giuliano e Bernardo, gli altri: dispersi… Ra-pido consulto: Robbin e seguito vanno a recuperare Cesare, io e gli altri restiamo. Sono circa le dieci, il so-le comincia a picchiare. Alla spicciolata arrivano tutti; Ada ha un’idea brillante: “Andiamo sulla cupola?”. Dopo averci guardato in faccia ci ripensa: “Forse è tardi…”. Ci ricompattiamo in fondo alla Piazza, alla pri-ma via a destra di Via Conciliazione c’è un centro giovanile internazionale, gestito da un Padre scozzese amico di Robbin, è il punto di appoggio. Sono quasi le undici. Finalmente possiamo sederci, possiamo preparare i pasti, i bambini hanno fame. Manca qualcuno…, si, Sira e il moroso: hanno indugiato in Piazza San Pietro, ma ci telefonano che stanno arrivando. Pausa!
È quasi mezzo giorno e mezzo, prepariamo la marcia di avvicinamento a Piazza San Giovanni. Dunque: formazione compatta (anzi, zippata), metro da Ottaviano, discesa a Re di Roma (Piazza San Gio-vanni è chiusa), puntare a San Giovanni, Scala Santa (c’è Spalvieri con comitato d’accoglienza), arrivati! Ok, partiamo.
Robbin decide che deve allenarsi per le Olimpiadi e allunga il passo, facciamo fatica a stargli dietro ma, complici i semafori, non ci distanzia. In metro scopriamo che Piazza San Giovanni è aperta. Che fortu-na! Fermata Piazza San Giovanni… un girone dell’inferno… Una muraglia umana quasi ci impedisce di scendere dalla metro. Gli altoparlanti ci intimano di risalire sul treno… che è appena partito. Panico e smar-rimento, ogni bambino si attacca ad un adulto e non lo molla, non sono più spavaldi. Arriva un treno, risa-liamo (a forza!). Re di Roma, scendiamo. Contiamo le vittime. Mancano solo Giuliano e Bernardo… Beh, allora… Via per Piazza S. Giovanni. Giuliano non risponde al cellulare… Adele comincia preoccuparsi. Ar-riviamo in vista degli archi, sono le 13,15. Giuliano e Bernardo, sono lì belli tranquilli… La Piazza è strapie-na ma ci si può ancora muovere. Puntiamo alla Scala Santa. Di Spalvieri o dell’ANFN manco l’ombra: la Scala è occupata da un battaglione neocatecumenale. Giuliano e seguito decidono di non andare oltre, ri-piegano verso il viale alberato. Noi avanziamo, Robbin e Lucia in avanscoperta. Improvvisamente dal nulla (o gli ha telefonato Robbin?) si materializza Mario (super Mario): un nostro manipolo sta presidiando un fazzoletto di prato di fronte alla Basilica, non resisteranno a lungo. Avanzare a tutti i costi! Ma veniamo di-visi e sparpagliati, un reparto d’assalto neocat. ci taglia in due. Robbin e famiglia con Mario, Cesare e Lu-cia raggiungono la postazione, io cerco di recuperare Ada con le piccole, Gianti va avanti e indietro (non lo fermerebbero neppure i Marines). Presa dal panico Ada si accoda ai neocatecumenali (noi siamo neocat.!) ma Gianti cattura madre e sorelline e le trascina da noi. Siamo arrivati tutti! …Oddio dov’è Emanuele…! Ce lo siamo dimenticati! Panico! Ragioniamo: l’avevamo addestrato, ha pure lo zaino con nome e numero di cellulare… No, ce l’ho io…!! Calma… dunque: lui sa che in questi casi non deve muoversi, sa che arrive-remo. Ma è impossibile non muoversi in tutto quel… movimento… Cinque minuti eterni… All’improvviso compaiono Egidio e Tina insieme ad Emanuele. Erano in coda al reparto neocat., quando hanno visto un bambino dai capelli rossi che si guardava in giro perso e per fortuna avevano anche intravisto Ada trasci-nata da Gianti. 2 + 2 = 4: è Emanuele!
Pausa.
Siamo seri.
È un vero miracolo, le preghiere in Vaticano sono state utili. In mezzo a quel caos, migliaia di per-sone, una coppia di amici passano al momento giusto al posto giusto!
Rilassiamoci. La posizione è buona, siamo davanti alla Basilica vicino alla postazione del 118 (non si sa mai), ma siamo incastrati. Mi isso su una transenna e mi guardo in giro e mi ricredo: non siamo pro-prio incastrati, la piazza è un blocco umano unico, le vie di accesso sono intasate dalla folla, lontanissimo intravedo una nostra bandiera. Guardo meglio la nostra posizione: in fondo abbiamo un minimo di spazio vitale, i bambini già giocano con gli altri, siamo insieme a gente che conosciamo, amici, dal 118 non lesi-nano bottigliette d’acqua. Sono da poco passate le 14,00, Egidio e Tina rimangono con noi e dai loro zaini compaiono seggiolini e ombrelli.
Ora è il Family Day!

Flavio