Gli approfondimenti di Scienza & Vita – di Maurizio Calipari, Bioeticista e Segretario Generale di Scienza & Vita
Il primo documento di studio di Scienza & Vita è dedicato ad un nuovo fenomeno, quello dell’inquinamento digitale. Il tema è altresì illustrato con un breve cartoon di tre minuti (www.scienzaevita.org/inquinamento-digitale/).
Qui l’approfondimento sul tema dello “spreco tecnologico”.
Avete mai notato come lo smartphone comprato tre anni fa sembri improvvisamente “lento”, proprio quando il nuovo modello arriva nei negozi? O come il computer che funzionava benissimo abbia cominciato ad arrancare dopo un aggiornamento? Non è una vostra impressione. Si chiama “obsolescenza programmata”, ed è una delle forme più pervasive – e meno discusse – di inquinamento digitale. Il fenomeno non è nuovo. Risale agli anni Trenta, quando alcune grandi aziende americane iniziarono a progettare prodotti destinati a durare meno, per accelerare il ricambio e aumentare i profitti. Nell’era digitale questa strategia si è raffinata e resa più sottile, diventando quasi del tutto invisibile.
I costi ambientali e sociali sono enormi e in larga parte invisibili. I dispositivi scartati diventano e-waste, rifiuti tossici che inquinano suolo, acqua e aria: decine di milioni di tonnellate ogni anno. Il modello del continuo ricambio è in aperta contraddizione con l’economia circolare, che promuove riparabilità, riutilizzo, riciclo. E la pubblicità fa il resto: campagne di marketing trasformano in “vecchio e inadeguato” ciò che funziona ancora perfettamente, convincendo i consumatori a sostituire dispositivi del tutto efficienti.
Cambiare rotta è possibile
Esistono percorsi concreti. L’Unione Europea si sta muovendo con le normative sul “diritto alla riparazione”. Potrebbero affermarsi modelli economici alternativi – come l’abbonamento a servizi digitali anziché l’acquisto di hardware destinato all’obsolescenza – capaci di disaccoppiare il profitto dal ciclo rapido dei prodotti. Sul piano culturale, è urgente promuovere una cultura del consumo responsabile: un dispositivo che funziona è un bene da proteggere, non un oggetto di cui vergognarsi, magari solo perché non è un modello appena uscito. Questo documento di studio del Centro Studi Scienza & Vita non vuole in alcun modo essere un atto d’accusa contro la tecnologia. Piuttosto, è un invito a pensare: la qualità della nostra vita digitale non si misura da quanto spesso cambiamo i dispositivi, ma dalla “sapienza” con cui sappiamo usarli.
Fonte: Scienza & vita








