La frattura generazionale impoverisce i ragazzi e le loro istanze, riducendone il peso politico. L’idea del voto fiduciario ai minori fino ai 15 anni, poi la scheda direttamente a loro
«Ma che futuro ci stanno dando?». Lo chiede M., diciotto anni, di Gratosoglio, a un cronista che lo intervista (qui) dopo il corteo del 17 ottobre che ha messo a ferro e fuoco il centro di Milano. Un altro ragazzo, quattordici anni, ammette che «una parte di noi è scesa anche per noia». Tra la domanda sul futuro e la noia sta tutto lo smarrimento con cui noi adulti abbiamo guardato le vetrine infrante di questi giorni. Gli adulti, del resto, si sono divisi in due campi. Da una parte chi non vede alcuna proposta politica: solo “maranza” che vogliono spaccare, vuoto di valori, disagio, invidia sociale. Dall’altra chi una piattaforma politica gliela confeziona su misura, leggendola però con le lenti di sempre: i poveri contro i ricchi, il conflitto di classe. Ma per un conflitto nuovo, forse, servono lenti nuove. La diseguaglianza è sempre una questione di poveri e di ricchi, ma un tempo quella linea coincideva con altre ben riconoscibili: periferia e centro, Sud e Nord, operai e borghesia. Oggi la faglia più profonda corre altrove: separa i giovani dagli anziani.
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