Si è svolta questa mattina, presso il Dipartimento per le Politiche della Famiglia, la prima seduta di audizioni degli stakeholder nell’ambito del tavolo interministeriale dedicato alla riforma dell’Isee.
A dare il via ai lavori è stato l’intervento del Forum delle Associazioni Familiari, rappresentato dal presidente Adriano Bordignon e da Paolo Moroni. A concludere la sessione è stato l’intervento dell’Associazione Nazionale Famiglie Numerose, con il contributo del presidente Alfredo Caltabiano.
In fondo all’articolo è disponibile il testo completo dell’intervento Anfn.
Valutiamo molto positivamente l’avvio di questo percorso di confronto, reso possibile anche grazie all’eco mediatica generata da due importanti articoli pubblicati su Avvenire a firma di Andrea Bernardini, nei primi mesi del 2024:
– Il mezzo cortocircuito dell’assegno unico
– Il nodo. Perché gli aiuti alle famiglie funzionino occorre correggere l’Isee
Un ringraziamento particolare va al Ministero per la Famiglia e alla Vice Ministra al Lavoro e alle Politiche Sociali, Maria Teresa Bellucci, per aver voluto la presenza della nostra associazione ai lavori del tavolo tecnico.
Un ringraziamento anche a Domenico Menorello della rete Ditelo sui tetti per averci supportato nei contatti.
Confidiamo che, dopo anni di denunce e proposte da parte di Anfn, sia finalmente arrivato il momento di intervenire in modo strutturale sulle iniquità dell’attuale sistema Isee.
Siamo pronti a offrire tutto il supporto necessario affinché il Governo possa realizzare una riforma profonda e coraggiosa, capace di rendere l’Isee più equo, più flessibile e realmente a misura di famiglia.
Intervento del Presidente Anfn Alfredo Caltabiano
Buongiorno a tutti,
ringrazio innanzitutto la vice Ministra Bellucci, per averci dato questa opportunità, ma ringrazio anche il Ministero per la Famiglia e il governo tutto per l’attenzione che riserva verso le famiglie con più figli.
intervengo oggi a nome dell’Associazione Nazionale Famiglie Numerose, che da vent’anni si occupa di rappresentare le istanze delle famiglie con più figli, in modo particolare su un tema che le coinvolge direttamente: l’Isee.
Le osservazioni che presentiamo non nascono da una visione tecnica o accademica, né dall’esperienza di chi gestisce prestazioni.
Nascono dalle famiglie. Da ciò che vivono ogni giorno.
Da mamme e papà che si trovano a dover scegliere tra lavoro regolare e bonus, tra risparmio per i figli e accesso ai servizi.
Una lettura concreta, vissuta e reale.
La nostra associazione da venti anni ha iniziato a raccogliere le segnalazioni pervenute dalle famiglie.
L’Isee nasce alla fine del secolo scorso, nel 1998, con l’obiettivo di garantire equità nell’accesso alle prestazioni sociali. Nasce quindi come strumento per le politiche assistenziali di contrasto alla povertà.
Ma da allora ha subito una sola revisione importante, nel 2013, con il governo Monti (DPCM 159), in un momento critico per i conti pubblici.
Quella revisione è nata per esigenze di bilancio, non per una visione sulle politiche familiari.
Nel 2024, sono state presentate oltre 10,4 milioni di DSU.
Il costo per lo Stato è stimato in 142 milioni di euro, considerando il contributo ai CAF.
E allora la domanda è:
Questo strumento, così costoso, risponde davvero ai bisogni delle famiglie?
Questo documento riporta le segnalazioni che ci sono arrivate direttamente dalle famiglie, che ci hanno segnalato le storture di questo strumento, e che vado ad elencare.
Premessa: Andremo ad evidenziare criticità, ma soprattutto cercheremo di proporre soluzioni che siano sostenibili economicamente per il sistema, perché siamo consapevoli della necessità di una riforma che dia giustizia, ma allo stesso tempo non comporti incrementi di spesa per le istituzioni.
Il nostro documento elenca, una per una, tutte le storture. Le scorro rapidamente, ma ciascuna di queste ha dietro storie vere. Molte sono già state anticipate da chi mi ha preceduto.
- Reddito lordo invece che disponibile: chi paga le tasse è penalizzato. Messaggio negativo che viene inviato. Un invito all’evasione, tanto che sappiamo di famiglie che preferiscono lavorare in nero per evitare di uscire dai limiti Isee
- L’Assegno Unico, le borse di studio… tutto viene incluso come se fosse ricchezza. L’assegno unico va ad aumentare il reddito familiare dell’Isee ordinario, ad eccezione dell’ISEE di prestazione o, come introdotto dal governo, dall’Isee utilizzato per il bonus nidi. Ma l’impatto rimane ugualmente molto forte, in quanto la stragrande maggioranza delle rette pagate dalle famiglie con figli considera un Isee maggiorato dall’assegno unico. Con maggiorazioni, sulla base delle segnalazioni arrivate, che vanno dai 1000 ai 5000 euro di incremento Isee.
- I debiti non contano. Mutui, prestiti personali, fidi in cc, cessione del quinto. Isee considera il patrimonio lordo non netto.
- Le scale di equivalenza non riconoscono il costo reale di ogni figlio.
Costruite sui costi di mantenimento, quelli essenziali per la sopravvivenza (alimentari, vestiario, alloggio e salute) ma non considerano i costi di accrescimento (socialità, istruzione, tempo libero, cultura, sport, etc.), che hanno una incidenza particolarmente elevata ai nostri tempi
- Perché siamo l’unico Paese al mondo che ha adottato uno strumento come questo?
Forse perché altri hanno capito prima di noi che l’Isee non è la soluzione, ma parte del problema. - L’Isee è una fotografia vecchia di due anni.
- E, soprattutto, è usato quasi solo per misurare i diritti delle famiglie, mentre tanti altri bonus (facciate, monopattini, auto) non lo richiedono. Perché? C’è una sorta di ipocrisia, quando lo si propone csi è sempre sollevata una protesta. Evidentemente l’Isee è scomodo per molti, lasciamolo solo per le famiglie con figli…
- Chi risparmia per i figli viene penalizzato, le franchigie per figlio sono limitate e non oltre una specifica soglia
- Il patrimonio immobiliare, anche non redditizio, fa salire l’Isee.
Esempio prima casa che ha ridotto le prestazioni dell’assegno unico rispetto agli assegni familiari: casa una colpa… - Problema di fondo: creato per le politiche assistenziali e di contrasto alla povertà. L’utilizzo sulle politiche familiari è distorsivo e rende queste politiche inefficaci. Questo è il motivo principale per cui bisogna andare oltre l’Isee
- E infine, la domanda più forte:
Perché tanti Comuni hanno introdotto correttori dell’Isee come il Fattore Famiglia Comunale, o il Quoziente Parma, primo esempio a livello nazionale?
La risposta è semplice: perché l’Isee nazionale non funziona.
Alcuni Comuni hanno cercato soluzioni. Il Fattore Famiglia Comunale è una di queste.
È flessibile, modulabile, migliora l’equità.
Ma è una risposta locale a un problema nazionale.
Serve una riforma strutturale. E Anfn propone un modello pratico.
Soluzioni. Abbiamo una occasione unica, ringrazio il Governo che ha avviato il tavolo, auspicio che il risultato finale rappresenti una soluzione a tutte le problematiche emerse. Attraverso un atto di coraggio ad affrontare una riforma complessiva. E su questo vogliamo dare il nostro contributo.
- Doppio Isee: uno per l’assistenzialismo (vecchio Isee), uno per le politiche familiari (nuovo Isee).
- Il vecchio Isee resta solo per il contrasto alla povertà.
- Il nuovo Isee è flessibile, adattabile. Ogni ente può modularlo. Andando incontro a tutte le proposte di chi mi ha preceduto. Ci saranno isee diversi, anche all’interno di uno stesso Comune, che potrà definire un Isee per la determinazione delle rette delle RSA, e un altro Isee con regole diverse per la determinazione delle rette degli asili o delle mense scolastiche.
- L’INPS resta il soggetto gestore. Ogni Isee ha un suo codice identificativo, personalizzato.
- Il nuovo Isee si estende a tutte le politiche per le famiglie e la natalità, con scale di equivalenza adeguate, uso dei redditi netti, esclusione della prima casa, riconoscimento dei debiti reali e una franchigia per ogni figlio.
- È un sistema elastico, equo, trasparente, che finalmente riconosce il valore della famiglia.
Basta pezze. L’Isee è un tetto che perde.
Servono fondamenta nuove.
Con il nuovo Isee non aumentano i costi per lo Stato, ma cresce la giustizia, la coerenza, la fiducia.
Il periodo transitorio con l’utilizzo del vecchio Isee garantisce una introduzione graduale e senza costi aggiuntivi per lo Stato e gli enti locali che lo utilizzano.
Serve solo il coraggio di cambiare.
Noi siamo pronti a collaborare, come sempre.
Le famiglie ci chiedono di non aspettare oltre.
Grazie per l’attenzione.








