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Il nodo. Perché gli aiuti alle famiglie funzionino occorre correggere l’Isee

Il nodo. Perché gli aiuti alle famiglie funzionino occorre correggere l’Isee

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L’indicatore reddituale rischia di penalizzare le famiglie numerose, che rischiano tagli su bonus bollette e aumenti di tariffe per mense scolastiche e altri servizi. Governo aperto a modifiche

Pietro Gattai, 42 anni, toscano, sposo di Cristina, è padre di quattro figli, dai 4 ai 17 anni. Ha appena ottenuto l’attestazione Isee precompilata quando decide di inviarci un messaggio per segnalarci che il valore della sua dichiarazione, dai 19.350 del 2023, è lievitato a poco meno di 21.000 euro. Pietro ha un contratto a tempo indeterminato in un’azienda privata. Sua moglie si propone, sporadicamente, per alcune collaborazioni. Insieme svolgono il lavoro più impegnativo (e meno retribuito) al mondo: quello di genitori. Hanno una casa di proprietà, ma un mutuo da pagare. «Il saldo e la giacenza media del conto corrente, nel 2022 – anno preso in esame per l’Isee 2024 non sono cambiati… siamo sempre sul filo del rosso» confida Pietro, con un filo di amara ironia. «Così pure gli introiti derivanti dal nostro lavoro sono cresciuti di pochissimo, poco più di mille euro lordi in un anno. Cosa è successo, allora?».

A incidere in modo determinante su un aumento così consistente del valore Isee è stato l’ingresso nel calcolo dell’Indicatore della situazione reddituale (Isr) dell’Assegno unico universale, che – lo ricordiamo – dal marzo 2022 ha accorpato una serie di benefici fino ad allora erogati dalle pubbliche amministrazioni: il cosiddetto bonus «mamma domani», il «bonus bebè», l’assegno per il nucleo familiare di natura previdenziale ove sono presenti figli minori, l’assegno comunale per tre figli minori, le detrazioni per i figli a carico al di sotto dei 21 anni.

Anche in passato – osservano le strutture tecniche del ministero del lavoro in una dettagliata risposta ai quesiti di Avvenire – l’Assegno al nucleo familiare (Anf) entrava nel calcolo della componente reddituale dell’Isee, secondo quanto previsto dal «regolamento» fissato nel Dpcm 159 del 2013. E però – obiettiamo noi – certamente non entrava nel calcolo la detrazione per figli a carico (che nel caso di Pietro nel 2021 «valevano» intorno ai 5mila euro), poi assorbita nell’Assegno unico universale, che invece, come scritto, entra per intero nella componente reddituale dell’Isee.

Continua a leggere l’articolo completo su avvenire.it di Andrea Bernardini