Quando si dice Due cuori & una tribù. È la storia della famiglia Marrone da Verona. I cuori sono di Eugenio, 71 anni, è consulente del lavoro in pensione. E di Paola Stocco, di due anni più giovane, mamma full-time per amore.
La tribù: Francesco, 45 anni, consulente finanziario, Romina, 41, maestra d’asilo nido in famiglia, Sara, 36, caslinga, Samuele, 31 anni, infermiere, Miriam, 29 anni, infermiera, Teresa, 27 anni, maestra in asili nido, Camilla, 24, che lavora in un laboratorio di sartoria, infine Michele, 21 anni, cameriere. Mancano all’appello Claudio ed Elisabetta, gemelli adottati, 22 anni.
Una storia di amore e di fede. Eugenio, fedele ministrante nella basilica di santa Teresa a Verona, conosce la sua attuale moglie in sagrestia… «E da allora – confida – non l’ho più mollata! Dovevamo sposarci a giugno del 1979, ma la Vigilia di Natale del 1978 il mio papà è volato in cielo e per rispetto al lutto di mia madre ci siamo uniti in matrimonio il 10 maggio 1980». Matrimonio dell’anno, in pompa magna: «Ci conoscevano tutti, eravamo molto attivi in parrocchia e fuori, una meraviglia!».
I primi mesi del matrimonio stupendi. «Dopo poco più di un anno è nato Francesco il nostro primogenito. Nel frattempo ero stato licenziato nell’azienda dove lavoravo perché troppo costoso e mi sono imbarcato in una nuova avventura professionale, aprendo uno studio come consulente del lavoro nel 1981 dove ho svolto attività professionale fino al 2016 con un numero di dipendenti varianti da sei a 15».
Il matrimonio dei Marrone è stato benedetto con 6 figli «ma tra queste gravidanze abbiamo perso 7 figli per motivi sconosciuti. Questo dolore ci ha portato a considerare l’opportunità di accogliere nella nostra famiglia bambini che nessuno voleva e nel giro di 10 anni abbiamo adottato quattro bambini con disabilità che hanno riempito di gioia la nostra famiglia. Non volendo caricare oltre i nostri figli dopo la nostra morte, abbiamo deciso, sempre d’accordo con tutti i nostri figli, di procedere all’affido di altri bambini/adolescenti disabili o comunque problematici».
Nel frattempo, andava maturando in Eugenio il desiderio di poter offrire qualcosa in più al Signore attraverso il diaconato. E così – dopo 5 anni di preparazione (di cui 3 anni studiando teologia sempre la sera, dopo il lavoro) Eugenio Marrone il 5 maggio 2012 sono stato ordinato diacono permanente per mano del vescovo di Verona monsignor Zenti nella Basilica di Santa Teresa con l’incarico di un servizio liturgico alla basilico e uno di seguire il progetto di adozione e affido di bambini disabili.
«Ma il luogo dove eravamo non riusciva a contenere altri arrivi (eravamo già in 10) ed ecco arrivare provvidenzialmente l’offerta dalla diocesi di Verona di un monastero a Montecchio Maggiore (VI) grandissimo, con 43 stanze, con chiesa annessa, con 6000 m quadri di giardino. E così abbiamo potuto pensare a realizzare un progetto che già da anni avevamo in cuore: accogliere assieme a noi altre famiglie disponibili ad accogliere nel loro interno bambini disabili in affido o in adozione in modo che questo nostro progetto non morisse con la nostra dipartita da questo mondo. Abbiamo abbandonato la bellissima casa che avevamo, per avventurarci in questo progetto che il Signore aveva messo nel nostro cuore».
Un cuore che si allarga a dismisura: «Abbiamo avuto in questo monastero 16 affidi di bambini, adolescenti, adulti, con problemi infiniti, oltre a disabilità e abbiamo sempre accolto con gioia tutti coloro che avevano bussato alla nostra porta».
Un progetto poi abbandonato nel 2022 anche per una estenuante controversia con i servizi sociali: «il vescovo di Verona ci ha destinati nella canonica di Santa Lucia di Pescantina (VR) dove tuttora abitiamo con l’incarico di aiuto al parroco di questa parrocchia e della parrocchia di Pescantina adiacente. «Gli affidi sono terminati, i nostri figli si sono tutti sposati (abbiamo 9 nipotini, due in arrivo e tre in cielo, la gioia della nostra vita), e siamo rimasti ora con Michele e Camilla, i primi due disabili adottati, che sono maggiorenni e che abitano con noi».
Eugenio e Paola hanno pensato di scrivere un libro «per raccontare a tutti le meraviglie che il Signore ha fatto nella nostra storia e per dare una speranza a questa società che ha perso di vista i valori fondamentali di cui la famiglia, l’amore senza limiti, l’amore a Dio nostro creatore».
Dal 2010 Eugenio scrive una newsletter che si chiama «Buongiorno…nel Signore» «nella quale racconto e testimonio tutto quello che il Signore ha fatto e ancora fa nella nostra vita a maggior gloria e sua e a testimonianza della fedeltà di Dio.
Rinnoviamo l’invito a tutte le famiglie associate: raccontateci cosa significa per voi essere una famiglia numerosa e come è iniziato il vostro percorso con l’associazione.
Partecipate: ogni storia conta, perché dietro i numeri ci sono volti, sogni e una meraviglia che merita di essere raccontata. Trovate maggiori indicazioni in Casa, caos & meraviglia – Al via la raccolta di testimonianze








