DIBATTITO Le associazioni discutono su quale strumento possa essere più efficace
E se un ministero della Famiglia non venisse costituito? Sarebbe un arretramento rispetto a quanto conquistato nella passata legislatura, con il governo Prodi, che per la prima volta ha istituito un ministero apposito? Una riflessione a bocce ancora ferme – a prescindere cioè da chi sia il candidato o la candidata a ricoprire quel ruolo – non è peregrina e non a caso le associazioni familiari il tema lo stanno discutendo. Se infatti a prima vista parrebbe scontata la richiesta di avere un ministero ‘dedicato’, non tutti sono certi che un dicastero – senza portafoglio, come si prospetta – sia lo strumento più utile e funzionale all’obiettivo di tutelare le istanze delle famiglie in Italia. E d’altrocanto, se si guarda all’esperienza europea (vedi articolo sotto) le forme istituzionali adottate dai vari Paesi sono le più diverse, così come assai diverse sono le politiche (e i fondi) indirizzate alla natalità e alla famiglia.
«Dal punto di vista tecnico – spiega Riccardo Prandini, sociologo della famiglia all’Università di Bologna – l’ideale è un ministero con portafoglio. Se si esclude questa ipotesi, allora anche altri stumenti come un’agenzia tecnica possono essere funzionali. Come è ovvio, tutto dipende dalla reale volontà politica del governo di mettere in campo provvedimenti a favore della famiglia. Non solo per sostenerla, ma soprattutto per riconoscerne il ruolo fondamentale».
« E’
un dibattito aperto, ne abbiamo discusso nel nostro direttivo – confermano Giuseppe Barbaro e Paola Soave, vicepresidenti del Forum delle associazioni familiari –. Al di là del nome di chi sarà scelto e senza addentrarci in questioni ideologiche, ci siamo semplicemente chiesti con realismo quale strumento tecnico permetterebbe di far arrivare dove conta le istanze delle famiglie ». E cosa meglio di un dicastero con quel nome? «Il nostro timore è invece che alla fine faccia da tappo, da filtro anziché da amplificatore delle istanze – aggiunge ancora Paola Soave –.
Un’agenzia presso la presidenza del Consiglio potrebbe invece coordinare progetti ed esigenze, portandole poi direttamente sia al presidente del Consiglio, sia ai ministeri chiave: Economia (dove si dovrà discutere della riforma fiscale), Lavoro e Welfare, Pubblica Istruzione. L’agenzia potrebbe anche meglio riconoscere il ruolo fondamentale dell’associazionismo familiare, che ha una rappresentanza non certo inferiore a quella dei sindacati. Solo che, nella passata legislatura a differenza di quanto sempre avvenuto con i precedenti esecutivi, il Forum non è mai stato audito dal premier o dai ministri economici né per il Dpef, né per la Finanziaria, né per altro.
E i risultati si sono visti…».
Di parere del tutto opposto è invece Mario Sberna, presidente dell’Associazione famiglie numerose , che ha già scritto una lettera al premier in pectore nella quale chiede, tra l’altro, proprio di mantenere vivo «il ministero della Famiglia, dato che per la prima volta abbiamo avuto una porta alla quale bussare, dove ci è stato aperto, direttamente dal ministro, e dove abbiamo ricevuto ascolto e attenzione –si legge nella lettera aperta a Berlusconi –. Se poi il ministro fosse papà o mamma “numerosa”, come in Germania, sarebbe davvero un segno non indifferente». Anche Sberna è cosciente che una rivoluzione come quella del quoziente familiare non si può attuare con un ministro della Famiglia senza portafoglio, «ma ci sono anche tanti altri piccoli e medi e grandi interventi che invece si possono (e devono) costruire con un ministero ad hoc. E poi è vero che il ministero probabilmente non avrà portafoglio, ma questo non vuol dire che non avrà fondi o che non potrà indirizzare investimenti verso un capitolo o l’altro di quelli che stanno a cuore alle famiglie : dalla riduzione delle tariffe agli asili, solo per fare due esempi di temi ampiamente trattati nella scorsa legislatura», aggiunge Sberna. «Certo, dipende anche dai rapporti che si instaurano: spero che in questa legislatura si piantino meno bandierine ideologiche e si affrontino più pragmaticamente le esigenze reali delle famiglie ».
‘ Affezionate’ all’idea di un dicastero dedicato sono anche le Acli. «L’istituzione di un ministero della famiglia ci è parsa una delle ‘invenzioni’ migliori del governo uscente. O almeno così la salutammo all’inizio della sua costituzione – spiega il presidente Andrea Olivero –. Al di là del valore simbolico e politico che esso rappresentava e ancora può rappresentare, è importante secondo noi mantenere un presidio e un coordinamento di alto profilo istituzionale sulle politiche destinate alla famiglia».
Perciò la risposta alla domanda se convenga mantenere un ministero della Famiglia «tendenzialmente è sì, anche se probabilmente sarà senza portafoglio. Il problema, infatti, non è il portafoglio del ministro, ma quello del governo: quanto cioè il governo vorrà e saprà spendere e investire sulle politiche familiari, a cominciare dalla promessa dell’introduzione del ‘quoziente’ familiare, vera rivoluzione fiscale. Tutto dipenderà da questo – è la conclusione di Olivero – ma anche ovviamente dall’autorevolezza del ministro eventualmente indacato per il dicastero della famiglia».
Che il vero nodo sia la scelta della persona lo pensa anche l’associazione Amici dei
bambini. «Il contenitore, lo strumento tecnico d’intervento – sia esso un ministero senza portafoglio o un’agenzia presso la presidenza del Consiglio – mi sembra sia una questione relativa. I risultati dipenderanno invece molto dalla personalità del futuro ministro o responsabile dell’agenzia – commenta il presidente dell’AiBi Marco Griffini –. Pensiamo a ciò che è avvenuto con il passato governo.
Rosy Bindi è riuscita a imporre – nel bene e nel male – quel che riteneva. Se si scegliesse un candidato di modesto profilo, e magari di scarso peso politico nella compagine di maggioranza, certo non ci potremo aspettare grandi interventi…». Un altro tema importante è quello della suddivisione delle deleghe: «Nel governo Prodi, per fare un esempio, c’è stato qualche problema per il fatto che le adozioni afferivano al dicastero della Famiglia, mente gli affidi a quello della Solidarietà sociale – dice ancora Griffini –. Comunque ribadisco: conta la persona alla quale si affida il ministero». E se, allora, si pensasse a un tecnico, a una persona esterna rispetto alla cerchia degli esponenti della maggioranza? «Ah, in questo caso mi viene in mente un nome che sarebbe più che valido: Luisa Santolini». È l’ex presidente del Forum delle famiglie ma è stata eletta nelle liste dell’Udc che ha deciso di stare all’opposizione. «Vero… però ora che mi ci fa riflettere sarebbe un motivo in più per suggerirlo a Berlusconi: una mossa alla Sarkozy…», conclude Griffini.
Francesco Riccardi , Avvenire







