• it
CERTE COSE TI FANNO DAVVERO CADERE LE BRACCIA

CERTE COSE TI FANNO DAVVERO CADERE LE BRACCIA

561
Condividi

C’è tutta una larga fetta di popolazione che si sta battendo, sta lavorando, fonda associazioni, scrive, incontra, studia, si dà da fare per cercare di scardinare quella cultura di morte in cui il nostro paese sta affogando, che lo ha reso uno dei paesi più vecchi del mondo, con la più bassa natalità sulla faccia della terra. C’è un paese che ha un tasso di crescita sotto lo zero da diversi anni e un potenziale di crescita sempre in calo, che già si muove sul baratro di un debito pubblico da vertigini, con un problema sociale ed economico fatto di immigrati e di anziani, dove per i bambini si prova, se va bene, un infastidito disinteresse: lo ha denunciato non più di due settimane fa, per l’ennesima volta il prof. Luigi Campiglio (prorettore alla cattolica di Milano, mica l’ultimo arrivato) al nostro convegno “ un figlio un voto”.
Ed ecco che sulle pagine del corriere della sera, il quotidiano più letto in Italia ti arriva questo mega articolo su un libro di cui la stampa ha già ampiamente parlato l’anno scorso,alla sua pubblicazione in Francia (e quindi che novità è?). Un lungo servizio con tanto di interviste illustri, a questa e a quella per descrivere che senza bambini è bello. Grazie tanto Corrierone, ci mancavi solo tu.
Non possiamo nascondere il nostro sconforto davanti a tanta lieve ignoranza (nel senso letterale del termine) che l’autorevole foglio dimostra correndo dietro al nulla, alla futilità fatta a libro. Come si fa ad ignorare cosa sta succedendo da noi, far finta che va tutto bene, che anche senza bambini il mondo può andare avanti, anzi, molto meglio.
Nessuno vuole obbligare nessuno ad avere figli, ma è da irresponsabili fare apparire questa scelta come “trendy” e glamour, degna di bei nomi che , infatti, grazie a questa scelta avrebbero avuto successo. Fatti loro, diciamo noi (e aggiungiamo anche un po’ nostri quando quelle loro ricche pensioni, accumulate senza saltare le notti per vomiti e morbilli, saranno pagati dai nostri figli). Sono contente così? E state contente: ma non inquinate le acque, non buttate fumo negli occhi, non illudete le nostre ragazze che quella sia la vita vera, la vita auspicabile, il modo per sentirsi donne. Non imbrogliatele facendole pensare che la vita sia un cocktail o un vernissage a cui portare il nuovo boy friend. Quella non è vita, è televisione. Grazie a questa mentalità stiamo correndo verso il suicidio di un popolo, di una cultura. Visto quello che produce (leggi Corrierone) forse non sarebbe nemmeno un male se questa fosse la realtà. Ma la realtà della gente per strada, che non rilascia interviste e non appare sulle pagine del Corriere (avete trovato cenno del convegno sull’augusto quotidiano? No, non eravamo abbastanza glamour, nonostante la presenza di fior di studiosi, politici e persino persone di spettacolo) non è quella. Per favore, non continuate a dare risalto a questa realtà fasulla, che vive di provocazioni. Un po’ di senso di responsabilità da voi possiamo pretenderlo.

R.M.

Riportiamo l’articolo del Corriere
«Niente figli», per scelta. Il movimento, nato dalla provocazione di una scrittrice francese, sta crescendo

L’autrice del libro, Corinne Maier (da http://gfx.dagbladet.no)
MILANO — Nell’Italia dei «mammoni», della Chiesa, dei «pancioni» esibiti sui giornali come trofei di femminilità, l’appello di Corinne Maier ha il dichiarato intento di scioccare. «Choquer!», dice lei. «Donne italiane non imitate le vostre cugine francesi, continuate a non fare figli». Perché «costano ». Perché «non avrete più tempo per voi». Perché sono una palla al piede in fatto di: a. carriera; b. rapporti di coppia; c. rapporti tout court. Per non parlare dell’assassinio delle responsabilità nei confronti del pianeta: «Si lascia ai figli il compito di lottare per un mondo migliore». Provare per credere. Lei, che di bambini ne ha due, di ragioni per non moltiplicarsi ne ha trovate quaranta («Parlo perché so»). Le ha elencate in un libro — No kid. Quaranta ragioni per non avere figli — che ha spaccato la Francia dei deux enfants pour femme a metà. E che oggi, edito da Bompiani, arriva nelle librerie dell’«Italia dell’1,33» (figli per donna, s’intende). Del Belpaese fanalino di coda in fatto di culle dove dietro il non volere bambini c’è sempre più spesso una scelta e non una rinuncia. Childfree e non childless: libere dai figli per volontà e non senza figli, sottolineano le «no kid» nostrane che sul web dicono: «Non voglio figli, ma perché dovrei sentirmi un mostro?». Nemmeno nell’Italia dove la futura mamma è glamour, dove i nuovi nati sono aumentati di un punto e mezzo in percentuale. E dove le vip che non vogliono bebè lo dicono (se lo dicono) solo dopo il placet del responsabile immagine. L’outing provocatorio della Maier apre il dibattito: «rifiutate di essere ventri ambulati», «la donna non si realizza solo nella maternità », «in Francia, essere “senza figli” è una tara»; «altri paesi sono più intelligenti: l’Italia nel 2050 sarà popolata da 50 milioni di abitanti invece di 58». «Volete l’uguaglianza? Cominciate con lo smettere di avere figli». Affermazioni forti. Discutibili. Ma lo scopo, le but, è proprio quello: discuterne.

LE VIP ITALIANE SENZA FIGLI – La scrittrice Susanna Tamaro, «senza vergogna», lo ha dichiarato di recente: «Non ho mai voluto figli, ricordo quando da ragazzine le mie amiche sognavano la maternità e io restavo freddissima, non me ne importava niente». La grecista Eva Cantarella le va a ruota: «I figli deve farli chi li vuole. Io non ho mai sentito questo desiderio, non mi pento e non mi sento un mostro». Cita Caro Diario e Moretti alle prese con figli unici che monopolizzano il telefono dei genitori. Quindi spiega: «Ho voluto altro. Il lavoro, la carriera. Le donne si possono realizzare in mille modi». E la femminilità? «Non sta in un pancione. Basta tutta questa enfatizzazione della maternità». Parole sante anche per la giornalista e scrittrice Candida Morvillo: «Il mio orologio biologico non è mai scattato. Ho preferito il lavoro, i viaggi, gli amici. E poi ci sono così tante coppie/ scoppiate che ci si può sempre trovare, come me, un fidanzato con figli di cui occuparsi ogni tanto ». La scrittrice Camilla Baresani ricorda: «Mamma e nonna mi dicevano sempre “bambina mia non cascarci, non fare figli. Prima il lavoro, poi il resto”. Io finora ho ubbidito. Le loro parole però oggi creano imbarazzo». L’ex campionessa di sci di fondo Manuela Di Centa, per il fatto di non avere avuto figli, ha ottenuto l’annullamento del suo primo matrimonio: «Nessuna vergogna, non li volevo e basta. Oggi per me è diverso». Natalia Strozzi, attrice, imprenditrice e discendente della Monna Lisa, cita la «settimana di 70 ore» della Maier: «Nella mia vita, ora, non c’è spazio per un terzo lavoro ». E anche per chi di lavoro ne ha uno («ma totalizzante»), come l’avvocato Giulia Bongiorno, a volte la scelta si impone: «Professione o figli. Io ho scelto la prima. Forse con un po’ di dispiacere ma vergogna no, non scherziamo». Anche Tiziana Maiolo è stata molte cose ma non mamma: «Insegnante, giornalista. Moglie. Mi sono anche divertita. Un mattino mi sono chiesta: “E i figli”? Il mio inconscio aveva lavorato per me». La sintesi del governatore del Piemonte Mercedes Bresso: «Non ho figli perché non ne ho voluti. Sensi di colpa? Pas du tout. Nella mia vita c’è stato molto altro».

Alessandra Mangiarotti
16 aprile 2008
http://www.corriere.it/cronache/08_aprile_16/generazione_nokid_53c14aea-0b7b-11dd-98e1-00144f486ba6.shtml