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L’Inps non distribuisce un miliardo di euro di assegni famigliari

L’Inps non distribuisce un miliardo di euro di assegni famigliari

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“I dati Inps 2013-2014 confermano che risulta incassato ma non distribuito un miliardo di euro l’anno per gli assegni familiari. Signor ministro, è uno scippo: così non va. Chiediamo che venga immediatamente restituito quanto impropriamente trattenuto a danno dei bambini senza aspettare la prossima legge di Stabilità”. Lo hanno denunciato in Aula i deputati Mario Sberna e Gian Luigi Gigli (gruppo parlamentare ‘Democrazia Solidale-Centro Democratico’) durante il Question Time in Aula rivolto al Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Giuliano Poletti, sottolineando che “pure la mancata fruizione degli assegni a danno dei figli dei lavoratori autonomi è iniqua ed assurda tanto quanto la sospensione della loro corresponsione al compimento del diciottesimo anno d’età”.

Qui di seguito il resoconto stenografico dell’Aula della Camera

(Iniziative volte a garantire che i contributi versati all’INPS per la corresponsione dell’assegno al nucleo familiare siano interamente utilizzati a tale scopo – n. 3-02282)

PRESIDENTE. Il deputato Gian Luigi Gigli ha facoltà di illustrare l’interrogazione Sberna e Gigli n. 3–02282 (Vedi All. A), concernente Pag. 175iniziative volte a garantire che i contributi versati all’INPS per la corresponsione dell’assegno al nucleo familiare siano interamente utilizzati a tale scopo (Vedi l’allegato A – Interrogazioni a risposta immediata), di cui è cofirmatario, per un minuto.

GIAN LUIGI GIGLI. Grazie, Presidente. Signor Ministro, fare figli in questo nostro Paese è ormai un privilegio e quando si tratta di trovare soldi per le famiglie non sono mai disponibili. È triste, però, scoprire che non solo non sono disponibili, ma ogni anno un miliardo di euro viene scippato sostanzialmente dalle famiglie per essere destinato ad altri scopi. È quanto scopriamo, stando ai dati dell’INPS, ai bilanci dell’INPS, quando ci viene detto che i contributi versati dai lavoratori dipendenti e destinati alle spese per l’erogazione dell’assegno al nucleo familiare sono in parte significativa destinati ad altro. Si tratta, per il 2014, di un miliardo di euro, su un totale che è stato versato dai lavoratori di 6 miliardi e 400 milioni. Ma la stessa cifra, grosso modo, è anche in tutti gli anni precedenti.
Le chiediamo, signor Ministro, cosa possiamo fare per correggere questa autentica sottrazione di risorse alle famiglie, che le hanno versate attraverso il loro lavoro.

PRESIDENTE. Il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, Giuliano Poletti, ha facoltà di rispondere.

GIULIANO POLETTI, Ministro del lavoro e delle politiche sociali. Grazie, Presidente, grazie, onorevole. Innanzi tutto concordo con gli onorevoli interroganti sull’importanza dell’assegno al nucleo familiare, che contribuisce e costituisce un sostegno per le famiglie dei lavoratori dipendenti e dei pensionati al fine di eliminare, o quanto meno ridurre, la situazione di bisogno determinata dal carico di famiglia. Mi preme fornire rassicurazioni sulla centralità che rivestono nell’agenda di governo le politiche a sostegno per la famiglia. Ricordo, infatti, che con il Jobs Act e la legge di stabilità del 2016 abbiamo migliorato, sia per le lavoratrici autonome sia per le dipendenti, la possibilità di avere permessi per le cure parentali, per conciliare meglio la maternità attraverso il bonus bebè e i voucher per le babysitter. In particolare con la legge di stabilità per il 2016 è stata istituita la carta della famiglia per le famiglie con almeno tre figli a carico ed è stata estesa, in via sperimentale per il 2016, alle madri lavoratrici autonome e imprenditrici la possibilità, già prevista per la madre lavoratrice dipendente, di chiedere in sostituzione del congedo parentale un contributo economico da impiegare per il servizio di babysitting o per i servizi per l’infanzia.
Ciò premesso, noi sappiamo quali sono le caratteristiche e quali sono i termini in forza dei quali si definiscono le modalità e le caratteristiche per avere titolo a questo tipo di intervento e per la verifica fatta dobbiamo dire che l’INPS ci ha effettivamente confermato i dati riferiti dagli interroganti per gli anni 2013 e 2014, che evidenziano un saldo positivo tra i contributi incassati e gli assegni erogati. A fronte di questo dato e tenuto anche conto delle questioni poste dagli onorevoli interroganti, io credo che meriti di essere attentamente valutata l’opportunità di modificare le condizioni e il meccanismo di erogazione dell’assegno al nucleo familiare, auspicabilmente nel contesto di un complesso e più ampio disegno di rivisitazione dell’intervento pubblico in materia di sostegno alla famiglia e naturalmente nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica.

PRESIDENTE. Il deputato Sberna ha facoltà di replicare.

MARIO SBERNA. Grazie, signor Presidente. No, non ci siamo, signor Ministro, perché qui stiamo parlando di soldi che sono stati raccolti dalle buste paga dei lavoratori e che sono destinati a chi ha messo al mondo dei figli e, quindi, non dobbiamo aspettare altre leggi di stabilità o altre modalità. Questi sono soldi che vanno alle famiglie, perché raccolti per le famiglie !
Oltre tutto, già in sé l’istituto degli assegni familiari dovrebbe servire se il nucleo familiare ha un’evidente iniquità come, per esempio, la sospensione a 18 anni, quando, se va bene, un figlio è in quarta superiore (ripeto: se va bene). Nello stesso identico modo non vengono dati gli assegni familiari ai lavoratori autonomi, nonostante fin dal 1995 la Corte costituzionale – quando si parla di diritti e di urgenza di diritti – diceva all’Italia che le famiglie più penalizzate, da un punto di vista tributario e fiscale, sono le famiglie monoreddito numerose. Che cosa abbiamo fatto per questa famiglie ? Per esempio, potremmo fare la carta famiglia, ma lei sa che la carta famiglia è ferma; doveva avere un regolamento entro il 31 marzo 2016 ma questo regolamento non è ancora uscito (so come sono i tempi della politica). Lei ricorda anche che mi sono anche permesso di presentare un regolamento visto che nell’esperienza che ho dell’associazionismo familiare, di dove funzionano le carta famiglia, il regolamento già c’era. Però, non è ancora uscito e siamo al 25 maggio e intanto le famiglie aspettano ancora così.
Allo stesso modo è uscito un ISEE che tiene conto delle scale di equivalenza immodificate. Mentre in Francia vengono addirittura triplicate dal terzo figlio in poi, noi siamo così bravi che addirittura lo riduciamo.

Insomma, sono tutte modalità con le quali le famiglie con figli restano penalizzate. E, allora, non c’è da stupirsi se in questo 2015 appena passato, signor Presidente, abbiamo perso qualcosa come 15 mila figli. Abbiamo raggiunto il minimo storico e nemmeno durante la guerra nascevano così pochi figli d’Italia. Questo perché le provvidenze, che lei ha giustamente elencato, sono davvero ancora molto poche, ma soprattutto ci sono delle iniquità che dobbiamo risolvere oggi. Non possiamo aspettare, perché questi soldi li abbiamo dedotti dal bilancio stesso dell’INPS – e concludo, signor Presidente – e questi soldi l’INPS li ha incassati e, quindi, non c’è più bisogno di aspettare ulteriori delibere. Li ha incassati ? Che li dia a chi di dovere.

Fonte: italiaoggi.it