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L’ AMORE INTOLLERABILE. Una famiglia denuncia: chi dovrebbe aiutarci ci fa ancora...

L’ AMORE INTOLLERABILE. Una famiglia denuncia: chi dovrebbe aiutarci ci fa ancora più male

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Hanno scritto al sindaco, all’assistente sociale, alla scuola materna, alla nostra associazione, persino al comandante dei vigili. Eugenio e Paola Marrone sono indignati, esasperati e avviliti ma non rinunciano a combattere per i loro numerosi figli, 6 naturali, due adottati, due in affido preadottivo.
Questi sono matti, diranno in molti, assommando sulle dita il numero dei figli. Ma non é tutto: i quattro bambini adottivi hanno gravi handicap fisici e psichici, il che rende Eugenio e Paola del tutto incomprensibili agli occhi del mondo. Che invece di aiutarli, di favorirli, di ringraziarli (in fondo sono 4 casi difficili “risparmiati” alle strutture pubbliche), si incattivisce e sembra fare di tutto per rendergli difficile l’esistenza, una sorta di punizione per avere osato troppo, per avere spinto le frontiere dell’amore verso un limite intollerabile.

Pubblichiamo la loro lettera e con loro chiediamo che siano rispettate le loro scelte coraggiose e che siano rispettate le leggi che prevedono aiuti a chi ne ha più bisogno.

Castel d’Azzano, 13 settembre 2008

RACCOMANDATA A.R.

OGGETTO: Accertamento responsabilità e richiesta di poter usufruire di ciò che è previsto dalla legge.

Con la presente voglio precisare che non intendo denunciare nessuno, ma far presente una situazione sgradevolissima che sta toccando i nostri ultimi due figli che abbiamo in affido preadottivo, Claudio ed Elisabetta, bambini gemelli di 4 anni e mezzo, affetti da gravi patologie e malformazioni sia fisiche che psichiche. Per loro faccio questo atto, e non per difendere i nostri diritti personali. La presente non è neppure per pretendere agevolazioni o trattamenti di favore, ma solo per chiedere che siano applicate le norme di legge a favore di coloro che sono portatori gravi di handicaps. Noi come famiglia abbiamo fatto la scelta di farcene carico e di adottarli, con l’aiuto del Signore, e non vogliamo spostare il peso di questa decisione su alcuno, ma solo chiedere che se proprio non si potessero avere gli aiuti previsti dalla legge, almeno non ci si renda la vita difficile, intralciando ciò che stiamo facendo per amore, solo per amore.

Il Tribunale dei Minori di Milano ci ha dato in adozione nel novembre 2007 Claudio ed Elisabetta, che si trovavano nell’Istituto Piccolo Cottolengo di Don Orione a Tortona, e questo nonostante il parere sfavorevole dei servizi sociali di Verona che peraltro erano sempre stati sfavorevoli al fatto che ci fossero dati in adozione dei figli (Claudio ed Elisabetta fanno seguito a Camilla e Michele, già adottati, anche loro con seri problemi e patologie fisiche e psichiche). Ma diciamo che ognuno può dare la propria valutazione dei fatti. Grave, secondo me, che gli stessi servizi sociali scrivessero nella loro relazione negativa che comunque, se il Tribunale avesse deciso di affidarci altri bambini, loro non sarebbero stati disponibili a seguirci. Al che, quando sono stati avvisati del nuovo abbinamento, non solo non si sono neppure degnati di venire a vederli i bimbi, a casa nostra, ma hanno presentato una relazione al Tribunale ribadendo che noi non siamo all’altezza e che la decisione del Tribunale era inopportuna. Reputo gravissima questa presa di posizione: i servizi sociali sono tali solo per le persone che reputano degne di essere assistite? A seguito di questo il Tribunale ci ha riconvocati a marzo e dopo due ore di interrogatorio, di fronte a sette otto esponenti a vario livello, ce ne siamo tornati a casa avviliti, offesi, umiliati, in attesa di sapere il responso, se i bimbi fossero stati lasciati a noi o se dovevamo riportarli in Istituto, un altro Istituto, perché nel frattempo quello dal quale li avevamo presi, non aveva più posto. Nessuna risposta o contatto fino a maggio, quando dopo molti tentativi da parte nostra, Un Giudice onorario del Tribunale, peraltro sempre disponibile e gentile nei nostri confronti, ci ha detto per telefono che potevamo stare tranquilli perché i bimbi li avrebbero lasciati a noi. Non ha fatto seguito alcuna comunicazione scritta. Chiaramente siamo stati affidati ad altri servizi sociali e tra una pratica burocratica e l’altra, a tutt’oggi non abbiamo un riferimento valido e certo, né qualcuno si sta premunendo di fare delle relazioni al Tribunale sullo stato dei bimbi, relazioni indispensabili perché il Tribunale stesso poi emani il decreto definitivo di adozione, a novembre 2008. I bimbi, grazie a Dio, si trovano bene e stanno migliorando tantissimo, pur in mancanza di qualcuno che ci possa dire esattamente cosa dobbiamo fare, come ci dobbiamo comportare, che comportamenti dobbiamo avere. Hanno bisogno di fisioterapia, e finora, solo da luglio, è stato fatto pochissimo; hanno bisogno di sussidi e tutori, e finora siamo riusciti solo ad avere due seggiolini per farli mangiare e un passeggino fatto apposta per i problemi di Elisabetta, pagati da noi, perché l’ASL ancora non ha dato il suo benestare; hanno bisogno di cure e di assistenza, e finora abbiamo avuto solo una assistente che viene a casa nostra per due ore settimanali; senza parlare delle tessere sanitarie che sono arrivate dopo non pochi interventi da parte nostra solo a fine giugno, con i codici fiscali. Non parliamo di tutte le difficoltà connesse con questa situazione a dir poco da paese in sottosviluppo. Ci siamo preoccupati e dati da fare per fare il massimo, ma sempre non solo non accolti, ma spesso addirittura ostacolati dalle strutture e dalle persone preposte invece a risolvere i problemi.

Abbiamo anche provveduto ad iscriverli alla scuola materna perché potessero frequentarla appena possibile, e sempre ci è stato detto che non c’era alcun problema, ma i problemi ci sono eccome.
A fine giugno abbiamo ricevuto una comunicazione da parte della scuola che Michele (il secondo bimbo adottato, che ha 3 anni, con sindrome di down) sarebbe stato preso solo per 5 giorni la settimana e solo dalle 9 alle 13 perché non c’era personale né di sostegno da parte del Comune, né scolastico disponibile. Ci si comunicava pure che invece per Claudio ed Elisabetta non si sapeva nulla, ma che sarebbero stati presi comunque solo per il tempo in cui il Comune dava una insegnante di sostegno, presumibilmente tre giorni la settimana, e solo per poche ore. Alla nostra telefonata per spiegazioni, ci veniva risposto che non era colpa loro, che ormai le cose stanno così, che comunque ci guardiamo intorno perché SE TROVIAMO UNA DIVERSA SISTEMAZIONE, RISOLVIAMO IL PROBLEMA PER NOI, PER I BIMBI E PER LA SCUOLA!!!! Ma allora i figli con handicap sono diversi dagli altri e non hanno gli stessi diritti? Ma allora sono un problema? O IL VERO PROBLEMA SIAMO NOI UOMINI CHE CI RITENIAMO SENZA HANDICAPS?
A tutt’oggi c’è un batti e ribatti di responsabilità, a scaricabarile. Poi è subentrato un altro problema: i bimbi hanno la residenza presso il loro tutore a Somma Lombardo (VA) e per farli entrare in scuola ci vuole l’autorizzazione dell’ASL di Varese, richiesta che a tutt’oggi non è ancora stata spedita ma non si doveva pensare fin dall’iscrizione fatta in gennaio a questo problema?). Morale: da mercoledì scorso i bimbi avrebbero dovuto fare tre giorni di ambientamento, e non sono potuti andare perché senza autorizzazione; da lunedì dovrebbero iniziare la scuola normale, ma non lo faranno per gli stessi motivi, oltre al fatto che ancora non si sa se ci daranno le insegnanti di sostegno e per quante ore e per quali giorni. A tutt’oggi ancora non si sa se ci sarà il servizio di trasporto e se ci sarà chi si prende cura di loro sull’autobus, visto che hanno bisogno, soprattutto Elisabetta, di qualcuno che li aiuti e controlli, senza aggiungere che ammesso che il servizio di trasporto inizi, ammesso che vengano ammessi ad usufruirne, ammesso che ci sia chi si prende cura di loro, non facendo orario completo, dovremo noi andarli a prendere al termine delle ore che qualcuno assegnerà loro. Ma c’è di più: a marzo abbiamo chiesto che ci fosse riservato uno spazio davanti a casa per poter parcheggiare il nostro furgone che trasporta i bimbi in quanto ci sono molte macchine e spesso dobbiamo parcheggiare lontano, con quattro bimbi a bordo con gravissimi problemi, a parte Camilla che grazie a Dio, è abbastanza autosufficiente. A tutt’oggi NIENTE. Abbiamo anche chiesto che lo stesso fosse predisposto davanti alla scuola materna, per gli stessi motivi, ma ancora nulla.
E’ veramente vergognoso quanto sta succedendo e chiediamo che sia fatta luce e sia verificato dove ci sono problemi negli istituti, nei servizi, nelle persone, non perché queste vengano punite, ma perché questo che sta accadendo a noi non succeda più perché chi ha figli con questi problemi (non sto parlando per noi che li abbiamo accettati) non si trovi a dover combattere per ciò che gli è dovuto per legge.
Spero che questa mia abbia qualche risvolto positivo e che Claudio ed Elisabetta e Michele, e con loro tutti i bimbi e le persone che soffrono già provati nel fisico e nella mente, non debbano sentirsi anche provati da persone che invece di aiutarle come dovrebbero, fanno ancor più del male.
Con ossequio.

Eugenio e Paola Marrone