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La famiglia, speranza e futuro per la società italiana

La famiglia, speranza e futuro per la società italiana

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Alla vigilia della 47esima settimana sociale dei cattolici italiani che si terrà a Torno dal 12 al 15 settembre sul tema della famiglia, proponiamo l’intervento del nostro presidente Giuseppe Butturini. Al centro della riflessione, “una famiglia cosciente che la propria coscienza e il proprio ruolo sociale le chiedono di mantenersi unita, di mettersi in rete con altre famiglie, non solo individualmente, ma anche nell’associazionismo”: è il ruolo della famiglia numerosa, portatrice di valori interni e sociali, speranza di futuro e testimonianza di rapporti fecondi.

“BEN OLTRE GLI SCHIERAMENTI E LE POSIZIONI CULTURALI E RELIGIOSE”

Mons. Miglio si esprime con queste parole nel presentare il documento preparatorio alla “Settimana Sociale dei Cattolici” sulla famiglia. Un “ben oltre” che potrebbe essere una chiave per meglio comprendere il taglio che la Settimana sociale dei cattolici vuol dare al mondo delle famiglie e, ancora prima, per entrare nell’argomento principe della Settimana, la famiglia vista come “speranza e futuro per la società italiana”.
“Ben oltre” certamente non in un modo qualsiasi, ma a partire da ciò che vive, pensa e spera il mondo cattolico della famiglia, in particolare la famiglia numerosa che per papa Wojtyla era chiamate ad essere a “servizio di tutte le famiglie, come un segno, una speranza e magari una possibilità”.

Quindi innanzitutto “ben oltre”, ma non in un modo qualsiasi. Non potrebbe essere diversamente. Certamente la famiglia è sottoposta a “sfide radicali”, in un contesto culturale, sociale, politico che non le è per niente favorevole. Eppure i suoi valori, le sue potenzialità tengono, tanto che possono essere oggetto di analisi e di riflessione; tanto che la società se vuol essere se stessa deve misurarsi sulla famiglia, sulla sua dinamica.
“Una società a misura di famiglia è la miglior garanzia contro ogni deriva individualistica o collettivistica”, si scrive nel testo. Insomma la famiglia, nonostante tutto, tiene e se la società vuol stare in piedi deve misurarsi sulla famiglia. Ma proprio qui siamo al punto: l’unità di misura non è una famiglia qualsiasi, ma quella in cui si coniugano la stabilità della relazione, l’apertura alla vita dall’alba al tramonto, la coscienza dei propri compiti sociali e ancora prima di quelli con i figli. Una famiglia che non può essere equiparata ad altre forme di convivenza, nelle quali la differenza sessuale fosse irrilevante. Una famiglia, in altri termini, cosciente che la propria coscienza e il proprio ruolo sociale le chiedono di mantenersi unita, di mettersi in rete con altre famiglie, non solo individualmente, ma anche nell’associazionismo. In tale prospettiva la società potrà “imparare dalla famiglia – è sempre scritto nel testo – a diventare una comunità in grado di esprimere e promuovere la comunione attraverso le sue relazioni di vita”.

Ma proprio qui una cosa colpisce ed interroga. Senz’altro un “ben oltre” non in un modo qualsiasi, ma comunque un “ben oltre” di cui il linguaggio e il taglio del documento sono un segno. Ad esempio i termini divorzio, aborto, eutanasia, matrimonio gay o omosessuale non compaiono. Non si usano espressioni come “valori non negoziabili’ o “o temi eticamente sensibili”. Ancora di più non si nomina mai il diritto naturale. Le fonti richiamate si distribuiscono tra il magistero del Vaticano II, dei papi Benedetto e Giovanni Paolo, della CEI con “L’educare alla vita buona del Vangelo”. Non senza significato appaiono i nomi di R.Spaemann, di Ricoeur, di Arendt e di Sturzo. Opere tutt’altro che correnti nella letteratura sulla famiglia. Singolarmente nella prima parte sono continui i riferimenti alla Scrittura, mentre la prima fonte citata é l’omelia di papa Francesco per l’inizio del suo ministero. Linguaggio e fonti di riferimento orientano ad un atteggiamento positivo e dialogico; e potrebbero giustificare il futuro e la speranza riposti nella famiglia, quasi per trovare sulla famiglia punti di incontro. Perché la misericordia, il non giudicare di papa Francesco, l’aspirazione alla ‘concordia civium’ e alla pace – come premessa di ogni ulteriore bene – non potrebbero essere le chiavi di lettura per comprendere il taglio dialogico del documento e quindi l’invito alla Settimana a muoversi nella medesima direzione?


Famiglia numerosa e Società.

Come può contribuire una famiglia numerosa al ‘bene-essere’ della società? Della famiglia numerosa ne parla espressamente l’articolo 31 della nostra Costituzione. Un articolo frutto dell’ ‘incontro’ tra i mondi cattolico e comunista, come si pu ò vedere nella stessa dizione dell’articolo “La famiglia società naturale fondata sul matrimonio”, elaborata da Togliatti. Quei ‘mondi’ credevano nella famiglia, convinti che per liberare l’Italia dalle macerie era necessario partire e fondarsi sulla famiglia in un modo preciso: per l’articolo 29/2 il valore della sua unità poteva, infatti, prevalere sul diritto dei singoli componenti. Una ‘mens’ progressivamente in caduta libera a partire dalla fine degli anni sessanta e che precipita nel decennio successivo con le leggi e i referendum sul divorzio e sull’aborto, quando con l’affermarsi dei diritti individuali si accompagnava il progressivo ridursi se non estinguersi della famiglia numerosa. Nel 1961 le famiglie numerose (dai 4 figli in su) erano quasi due milioni, alle soglie del 2000 non si arrivava alle 200.000. Anche la mancanza di significativi assegni familiari nel corso degli anni novanta ne può essere un indice. A ridare voce e forza alla realtà e al significato di una famiglia numerosa contribuiva negli ultimi venti anni l’associazionismo di matrice cattolica e in modo peculiare l’Associazione nazionale famiglie numerose, animata e guidata dal fondatore Mario Sberna. Una associazione al cui cuore stanno la cultura della vita, la bellezza e la dignità della famiglia a partire dalla numerosa, la gratuità in ogni prestazione da parte dei soci e l’impegno perché la ‘famiglia numerosa’ fosse riconosciuta come risorsa dalla Società e dalle Istituzioni.

Ebbene come queste caratteristiche potrebbero realizzarsi in una famiglia numerosa così da porla – come diceva papa Wojtyla – a servizio della famiglia e della società. Partendo dall’esperienza delle famiglie nell’Associazione c’è come una corona di rapporti in cui la dinamica e le peculiarità della famiglia numerosa sono particolarmente evidenti; ad esempio: il rapporto di copia, quelli nell’insieme della famiglia, le relazioni con la società, la passione per la vita.

Anzitutto la stabilità del rapporto coniugale. Una stabilità a cui è chiamata ogni coppia, ma che nella famiglia numerosa fonda la stessa possibilità di avere più figli. Una stabilità – un “per sempre” – che prende corpo giorno per giorno all’interno della ‘complementarietà’ della figura materna e paterna e di una duplice coordinata. La complementarietà: nella pressoché totale impossibilità di una crescita equilibrata dei figli, escludendo per principio o per ragioni affettive la possibilità di avere una mamma e un papà.
Prima coordinata: la convinzione che la comunione tra marito e moglie non vuol dire andar d’accordo sempre e su tutto, ma intesa profonda, inattaccabile nelle difficoltà di ogni giorno. Non meno chiara l’altra coordinata: l’amore non solo come frutto di un sentimento o dello stesso innamoramento, ma una ‘decisione’ rinnovata ogni giorno, magari anche con un gesto particolare. Anche le statistiche – sia pur parziali e limitate – dimostrano la permanenza della stabilità nelle famiglie numerose: in esse il rapporto si rompe nel 2% o al massimo 2,5% delle coppie, di contro ad una percentuale che spesso supera il 30%.

Altrettanto significativi i rapporti all’interno della famiglia; quello verticale dei figli con i genitori, quello orizzontale tra i fratelli. Nel verticale: l’esperienza della gratuità, nell’amore senza condizioni della madre; mentre nel rapporto col padre prende corpo l’ educazione alla legge e al rispetto per l’autorità. Rapporto orizzontale: l’ esperienza del fratello, dell’altro, del diverso e magari di chi è ferito per un qualsiasi motivo. Cosa potrebbe essere un mondo senza l’esperienza del fratello e della sorella ? Rapporti che fanno crescere, mentre il rischio del figlio unico è quello di restare sempre piccolo; “il piccolo” e al centro, incapace di decentrarsi, di accorgersi dell’altro, magari per dare una mano. Rapporti che portano al senso del limite, dell’attesa e della stessa libertà: quando i fratelli sono molti non tutto e subito si può avere e si capisce più facilmente che la libertà dell’uno finisce dove comincia quella dell’altro. Rispetto dell’altro e condivisione vanno insieme; quante volte si dividono tra loro le cose e magari uno da a chi è piccolo o debole più di quanto gli è dovuto. Giustizia, libertà, generosità si assorbono giorno per giorno dalle relazioni all’interno della famiglia, senza bisogno di tanti discorsi. Una cosa analoga nello spirito di servizio ad ogni livello, come prendersi cura dei fratelli o delle sorelle più piccole, preparare e servire a tavola, rifare il proprio letto e magari le pulizie e col passare degli anni allestire pranzo e cena. Insomma non ci si preoccupa di dare cose ai figli o tra i fratelli, ma relazioni; relazioni di rispetto, di servizio, di amore.

Capitolo sui rapporti sociali. Le famiglie numerose sono famiglie aperte e case dell’accoglienza. I bambini attirano i bambini e con loro le rispettive famiglie; in un clima di progressiva amicizia, non sempre possibile altrove. Non ci si fa scrupolo o non ci si bada se la casa è in disordine. Quello che conta è la persona; una mamma che viene con altri bambini, magari perché lei ha bisogno di una parola. E allora, bando al pettegolezzo, si entra in discorsi che non di rado portano alla conciliazione; là dove c’era il rischio che la porta dell’amore tra marito e moglie si chiudesse, comincia ad aprirsi un varco alla speranza. Relazioni aperte anche allo ‘straniero’; al povero semplicemente. A chi bussa, la porta è sempre aperta e spesso a tavola c’è un posto per loro. E’ quasi naturale e, assieme allo stupore dei più piccoli, gli orizzonti si allargano e si impara la geografia di paesi lontani e un po’ della loro storia e qualche volta con una conclusione che stupisce i grandi: “Mamma, ma allora solo il colore è diverso, sono uguali a noi”. Non poche volte questi incontri finiscono con il desiderare un bambino in affido, che può essere il ‘quinto’ o il ‘decimo’ di una già allegra brigata. Colpisce anche la responsabilità dei fratelli più grandi nei confronti dei più piccoli. I figli sono tanti e lo sguardo dei genitori o il loro diretto intervento non sempre arriva a tutti; quante volte i più grandicelli si prendono cura dei più piccoli, li portano a scuola o a passeggio, dicendo alla mamma: ”pensa alla cena, che alla piccola penso io”. Ancora di più: quante volte sanno trasmettere ai genitori informazioni o dettagli utili per la educazione dei loro fratelli più piccoli; normalmente senza accorgersi, ma quanto mai ‘provvidenziali’. E poi la sobrietà, lo spirito di sacrificio. E più che spesso lo stare attenti a come si spende il denaro o a dare un mano per venire incontro alle necessità economiche della famiglia: piccoli lavori fuori, stagioni estive negli alberghi per pagare le tasse scolastiche o per contribuire a qualche imprevisto.

Altrettanto belle alcune caratteristiche corrispondenti a precisi momenti della vita; con sempre al centro la fiducia nella vita; quasi la sensazione che la vita ‘paghi’; una sorta di traduzione laica della provvidenza cristiana. Innanzi tutto la vita nei suoi inizi. Le tante gravidanze della mamma sono nello stesso tempo la più bella scuola di educazione sessuale, fatta di rispetto, di attenzioni, di delicatezze e insieme lo stupore per il mistero della vita. Un mistero evocato e rivelato nell’abbraccio che papa e mamma spesso si danno; con una scoperta che i figli – e non solo i più piccoli, ma anche i più grandi – fanno: “ma allora io non sono stato un problema per voi. Non sono un peso. Sono una gioia, come lo è il bimbo che mamma porta nel pancione”. Una particolare bellezza riserva la rivalutazione del ruolo dei nonni, molto più ampio e vero di quello che li riduce a ‘badanti’ o a baby sitter. I nonni sono i ‘saggi’ che non si intromettono nei rapporti dei genitori con i figli, persone libere affettivamente e non invasive, capaci di saper giocare con i nipoti senza stare loro addosso con ansie e o con la preoccupazione di accontentare in tutto i nipoti.

E poi la bellezza della vita mentre i figli crescono. Vedere i figli che si educano tra loro; se i primi due partono bene, gli altri seguono. L’imitazione é determinante nei piccoli. Diventati più grandi sono capaci di ricevere dai più piccoli confidenze preziose; confidenze che i genitori non riescono ad avere sempre e che in queste famiglie fa della ‘generazione’ un processo continuo, del quale ne godono gli stessi genitori, a loro volta quasi ‘rigenerati’: “papà, mamma, ma queste cose ce lo avete insegnate voi”. Quante volte i figli sorprendono i genitori dicendo espressioni del genere, ritornando loro quanto hanno ricevuto con delle parole e dei gesti che mamma e papà neppure ricordano. Come è vero che la sfumatura è la verità e che la vigilanza serena sulle proprie parole e sui gesti sono necessarie e ricche di futuro .

Uno dei momenti più belli resta il giorno in cui i figli si sposano. Si sposano giovani, tra i 22-23 anni e i 27-28. Diverse motivazioni, ma nel cuore della decisione c’è l’esperienza positiva della propria famiglia; c’è il desiderio di dare ad altri la vita ricevuta, l’esperienza di essere stati una gioia per i genitori; gioia che a loro volta vogliono trasmettere. Si sposano giovani perché hanno visto che la Provvidenza c’era e c’è nella loro famiglia e sono sicuri che anche nella nuova non mancherà. Non chiedono di avere tutte le sicurezze, perché ne hanno una più bella di tutte: anche per loro “Dio vede e provvede”. Più di una volta non conta se la casa in cui andare ad abitare non c’è. Prima si decide il giorno del matrimonio e poi ci si abbandona. E talora la sorpresa non manca: arrivano la casa e magari un lavoro più sicuro. Pur in mezzo a non poche incomprensioni e non piccoli problemi. Ma la fiducia nella vita e la gioia sono grandi; e si va avanti. Anche perché Colui nel quale ci si abbandona, sempre ama e tutto può. E’ il Dio di Gesù Cristo.

Per il ‘bene’ della famiglia.

Come promuovere il bene della famiglia. E’ un capitolo al cui centro non possono mancare le “Politiche familiari”. Anche nel documento preparatorio è così. Ma qui una prima osservazione. Il testo vi ritorna spesso, sottolineando lo scarto tra la Costituzione che è a favore della famiglia e la legislazione successiva che la disattende, se non le è contro; indicando precise vie da seguire, modulate sulla necessità di passare da una politica ‘assistenziale’ della famiglia, ad una ‘promozionale’. Ottima e necessaria, senza la quale ogni intervento potrebbe rivelarsi un tampone, incapace di modificare realmente il sistema fiscale. Guai se non ci si incamminasse su questa strada. Ma oggi c’è anche l’emergenza famiglia. Oggi con la durissima crisi economica migliaia e migliaia di famiglie sono entrate in povertà o sono a rischio; anche a rischio estremo. Per l’ISTAT nell’Italia di oggi avere dei figli vuol dire aumentare la possibilità di diventare più poveri: il 10% delle coppie con 1 figlio vive al di sotto della soglia di povertà relativa, tale percentuale aumenta al 14,8% delle coppie con 2 figli e al 27% delle coppie con 3 o più figli. Nel mezzogiorno il 50% delle coppie con tre o più figli vive al di sotto della soglia di povertà relativa. E questo contesto manca o resta sfuocato.

Un fatto analogo si verifica in un altro punto. Si parla di figli come se non continuasse da anni un crollo della natalità; come se non ci fosse l‘ “inverno demografico”; quel gran “debito generazionale” – come lo chiama l’ economista tedesco, già consigliere della Merkel, Kichhhof – che è il vero problema del’Europa e ancor pi ù dell’Italia; un debito che renderà per il futuro impossibile un equilibrio economico: popolazione troppo anziana, con pensioni e spese sanitarie insostenibili. Da qui ancora una volta la necessità di sostenere con misure efficaci la natalità e di assistere urgentemente e significativamente il più possibile le famiglie con figli. Viene quasi il pensiero che nella mens di chi ha steso il documento preparatorio la famiglia con figli e tanto più quella numerosa non si prendesse in tutta la sua pesante e talora drammatica realtà .

Le misure possono essere generali come quelle che il Forum già propone o specifiche, direttamente rivolte alle famiglie numerose. Per quelle generali un accenno: 1. Aumento della spesa destinata alla famiglia. Siamo gli ultimi in Europa (1,4% del PIL contro il 2,5 della Francia e il 2,8 della Germania). Se ci sono i fondi, destinarli è meno difficile: aumento delle detrazioni, fattore famiglia, politiche tariffarie ecc. 2.Chiaro l’obiettivo: incrementare la natalità, passando dagli attuali 1,4 figli per donna, a 2,1. E’ l’investimento base per il nostro futuro. Senza questo non si costruisce. 3. Lotta alla povertà delle famiglie con figli. Qualche cosa di più diretto e nuovo per le famiglie numerose: favorire per diritto nelle assunzioni di lavoro chi ha figli, a partire dal terzo. Dare effettiva libertà di scelta alla madri lavoratrici, calcolando nelle pensioni gli anni dedicati alla cura dei figli, minimo due anni in più di lavoro per ogni figlio; corrispondere l’intera retta al Nido e alla Scuola dell’Infanzia o a forme analoghe di assistenza per l’infanzia, se lavoratrici fuori casa.

Giuseppe Butturini
Presidente nazionale ANFN