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Il saluto dei presidenti uscenti, Raffaella e Giuseppe Butturini, all’assemblea nazionale

Il saluto dei presidenti uscenti, Raffaella e Giuseppe Butturini, all’assemblea nazionale

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IN VISTA DI UN BILANCIO: GUARDANDO AL FUTURO CON UN ABBRACCIO ALLE ‘NOSTRE’FAMIGLIE PER IL BENE DEL PAESE

Agli inizi del ‘nostro’ mandato più che un programma da realizzare, c’era la volontà di servire la famiglia,  di far emergere e mettere a frutto le energie delle nostre famiglie, per il bene della associazione.E questo non per isolarla o farne una bandiera, ma per porla sempre più concretamente all’interno della società, in grado di cogliere le diverse modalità con cui la famiglia poteva esprimere il suo essere risorsa per il paese. Ci colpiva quanto ripeteva Giuseppe Guarini: ”Dai che lo cambiamo sto paese”. Non chiudersi su se stessa, ma essere famiglie in rete, famiglie ‘in uscita’, capaci di ricevere e di dare. Famiglie coscienti di essere non un problema da risolvere, ma una soluzione del problema, per il semplice motivo che c’é un rapporto strettissimo tra il benessere della famiglia e quello del paese. Senza i beni – i valori – di relazione, di accoglienza dell’altro, di gratuità, di solidarietà, di fiducia, di collaborazione, di responsabilità, di creatività, di coraggio che nascono nella famiglia, un paese va alla deriva. L’avremmo sempre ripetuto come un ‘mantra’: “il paese sta bene, se la famiglia sta bene, la famiglia sta bene se la coppia sta bene”. Chiaramente ci riferiamo alla famiglia di sempre: di una mamma e di un papà, di una famiglia unita e aperta alla vita.

Ma come servire la famiglia, le ‘nostre’famiglie, come raggiungere lo scopo? La prima risposta ci veniva dalla nostra storia familiare: lasciarsi condurre da fatti concreti, fatti che nella tradizione cristiana erano “il  linguaggio di Dio”. Non però fatti qualsiasi, ma fatti nel cui DNA si rispondesse ai bisogni della famiglia e nello stesso tempo la famiglia potesse esprimersi e  realizzarsi; fatti anche ‘fuori’dell’associazione, perché anche ‘là’doveva compiersi quello che Mario ripeteva  per le relazioni all’interno: che assieme si poteva fare molto, mentre da soli si poteva fare poco. Guai ad essere autoreferenziali  o autosufficienti; se non si può fare tutto, quel poco che si può fare merita di essere fatto bene. Una coscienza ed un agire necessari, perché nel partire e ripartire dai fatti era in gioco il genio delle origini, chiamato a realizzarsi nelle diversità delle situazioni e sempre a servizio della famiglia, sulla quale oggi ricadono la sfida economica e soprattutto quella antropologica. Altrimenti la vita dell’Associazione era a rischio. Non poteva essere diversamente per una APS: un’associazione di promozione sociale

E i fatti non  mancarono e si possono identificare in tre incontri:

1 – l’incontro con le famiglie dell’Associazione,

2 – l’incontro con l’esperienza trentina a metà strada,

3 – l’incontro con la Scuola di consulenza familiare di Bologna quando mancava poco più di un anno alla fine del nostro mandato. Incontrarsi! Una cosa bella perché alle origini dell’Associazione c’era stato un fatto e non un piano studiato a tavolino: l’incontro in un supermercato tra due famiglie che nulla avevano in comune se non la bellezza e la fragilità di una famiglia numerosa, assieme alla volontà di cambiare una situazione di ingiustizia che pesava sulla famiglia con figli e di riflesso sul nostro paese; non per diventare famiglie ricche, ma forti e libere, per dare e ricevere vita.

 

  • L’INCONTRO CON LE FAMIGLIE

E il primo fatto si presentava all’interno della Associazione, con un problema da affrontare: c’era una grande sproporzione tra il numero delle famiglie associate e il numero di quelle attivamente impegnate nella vita associativa; lo sottolineava spesso Alfio Spitaleri: ”Non si può andare avanti con migliaia di famiglie associate e neanche cento sul campo di lavoro”; una realtà che confermata dalle statistiche, per le quali un’associazione a poco o a nulla serve se almeno il 20% dei suoi componenti non è in essa impegnato,  attivamente e con perseveranza. Non si trattava di una richiesta qualsiasi, ma di una richiesta di vita; non si poteva disattenderla. La famiglia doveva credere in se stessa e provarlo. Saggezza antica diceva che la strada di quel che manca passa per quel che c’è. Era, quindi, necessario cominciare da chi operativamente era già al lavoro: dal CR, dai CP e dalle FD, dai responsabili dei diversi ‘Servizì’e da famiglie disposte a coinvolgersi.. Ci venne in aiuto il “Progetto Isacco”e così con Luca e Paolo iniziammo a peregrinare per l’Italia, cominciando da Alessandria per il Piemonte, la Liguria e la valle d’Aosta.. Ricordiamo quel primo incontro, come tutti quelli che seguirono: i più che cento incontri e gli oltre duecentomila kilometri. Portiamo nel cuore l’ospitalità e il calore delle famiglie, Stivala e Patané a Catania, della famiglia Lao a Cagliari, dei Masia a Barletta, dei Galiè ad Ascoli, dei Machì a Palermo, dei Triolo a Reggio Calabria, dei Messina  a Trapani, dei Farinelli a Termoli e gli incontri a casa nostra con il Nord Italia.

Al cuore del ‘Progetto Isacco’c’era un tesoro: coinvolgere le famiglie voleva dire responsabilizzarle e chiamarle a rendersi conto di quanto potevano dare all’associazione e alla società, agendo di conseguenza. Non si poteva rimanere chiusi nel proprio ‘appartamento’; bisognava ‘uscire’, per vivere bene. In ogni nostro incontro due erano i tempi: al mattino ascolto delle famiglie, nel pomeriggio valutazione di quanto si era parlato nella mattinata. L’accento andava sul “lavoro dell’orecchio”: non c’erano risposte confezionate o piani prestabiliti, ma due sottolineature perche i fatti, i problemi, le proposte emerse al mattino potessero essere meglio compresi e in grado di servire  le famiglie. Innanzitutto imparare a lavorare assieme, a fare gioco di squadra; sia per la continuità nel servizio e sia per ringiovanire la squadra; senza una equipe, senza incontri periodici e costanti, ci si sfilacciava, difficilmente si reggeva; questo a partire dai CR, ai quali con parole un po’pesanti ricordavamo che una regione ‘funziona’se il Cr ‘funziona’. Una cosa possibile nella misura in cui un CR lavora assieme ad una squadra nella fiducia reciproca e nella collaborazione. Gli eroi solitari erano una benedizione, ma era rischioso continuare ad esserlo. La seconda: l’importanza dei ‘Servizi’: ci premevano l’“Animazione”, il “Sito”, le “Convenzioni”ed “Aiutiamoci”. Ci premeva, in particolare che nei ‘Servizi’ ci fosse una squadra che lavorasse assieme, magari con un suo Statuto: una linea che già esisteva in ‘Aiutiamoci’– basti pensare alle famiglie Masia e Criscuoli -,  nelle  ‘Convenzioni’ e nell’‘Animazione’ con le famiglie Ledda e Criscuoli); una linea  che ultimamente si è riorganizzata con la regia di Puglisi in ‘Aiutiamoci’ e di Gabelli nelle Convezioni, mentre sta continuando nell’‘Animazione’ con la fam. Criscuoli e che ora sta prendendo corpo nelle Convenzioni con la famiglia Gabelli. Con  Servizi, inoltre, le diverse famiglie incaricate potevano esprimersi e insieme rispondere alle necessità e alla attese delle famiglie associate e raggiungerne altre; per questo era necessario moltiplicare le famiglie delegate, con uno sguardo speciale alle giovani coppie che assieme ai nostri figli erano l’“investimento”più prezioso.

Era un “ritornello” quello di raggiungere – e magari visitare – più famiglie che possibile;  la malattia mortale del nostro tempo é la solitudine e le nostre famiglie non sono ‘rifugi’, ma ‘case’ di rigenerazione sociale, un dono l’una per l’altra. Se due erano i tempi, una domanda ne dava il senso profondo: ma “Voi cosa potete dare all’Associazione”, non solo “cosa vi aspettate”o “quali sono le difficoltà”, ma “quale il vostro contributo, o come singole famiglie o come regione”. Naturale chiudere l’incontro nella speranza che ogni regione  trovasse una strada per servire le famiglie nell’Associazione.

L’incontro con le nostre famiglie culminerà negli incontri di macro area a Lignano per il Nord Italia, a Perugia per il Centro, e a Vibo Valenzia per il Sud; per il comune sentire, incontri riusciti, anche perché  in più di una regione andava profilandosi qualcosa di caratteristico. Senza dimenticare nessuna iniziativa e nessuna famiglia può restare emblematico il festival ‘Professione mamma’a Perugia per l’Umbria; partito da un gruppo di mamme coordinate da Sara e Vincenzo D’Aquino. Quante famiglie scoprivano che ‘uscire’ dagli ‘appartamenti’ generava vita. Cosa vera, anche se tutto si muoveva all’interno dell’antica ascetica: dovere, impegno e sacrificio, in vista del bene della famiglia e del paese. Quante famiglie ne sono un’icona. Le abbiamo nel cuore. Chiunque le conosca le porta nel cuore.

Una cosa va sottolineata: in tutto questo muoversi, orizzonte e punto di riferimento erano lo Stato e le Istituzioni, nel senso che ad essi si chiedeva non elemosine, ma di far giustizia alla famiglia con figli e lo si chiedeva in none degli articoli 31 e 53 della Costituzione. Ministri o Sottosegretari  venivano chiamati a rendersi conto che i ‘Servizi’ nell’associazione facevano quello che lo Stato non faceva: una sorta di sussidiarietà rovesciata. La famiglia ‘ammortizzatore sociale’, si diceva e si dice. Quanti viaggi a Roma di Mario e di chi  lavorava nel gruppo politico, da Soprana a Caltabiano a Dionedi e Lipparini! Quanti incontri perché i  politici aprissero le porte ad un fisco e a ‘servizi’a misura di famiglia, appunto perché le politiche familiari erano cosa diversa dalle quelle ‘sociali’. In questo contesto si pone la ‘missio’ di Mario alla Camera dei deputati: una presenza libera e forte. Grazie Mario. Un orizzonte che deve restare, ma che a livello  nazionale ci sembrava lontano e insensibile, ben poco preoccupato del ‘bene comune’. Più di una volta Mario lo sottolineava. In questo contesto  avviene l’incontro con il ‘Modello Trentino’

2) L’INCONTRO CON IL ‘MODELLO TRENTINO’

Indubbiamente la dinamica ‘trentina’era diversa, anche se alla fine saranno e sono i Comuni ad averne in mano la regia. Diversa perché il ‘modello trentino’ non partiva da un richiamo alla Costituzione e tanto meno si rivolgeva ai poteri dello Stato o rivendicava la giustizia nei confronti della famiglia, ma, muovendosi in due direzioni, mirava a coinvolgere tutto il territorio: facendo capire alle famiglie che non bastava sapere di essere la risorsa prima del paese senza  poi saperlo fare e dimostrando alle imprese che l’utilizzo pieno delle loro strutture passava attraverso concreti e specifici accordi economici e sociali con le famiglie con figli. Le imprese accolsero la proposta e con il territorio diventavano amici della famiglia mentre i Comuni si trasformavano in naturali ‘registi’ dell’operazione, elaborando precisi piani comunali per la famiglia, non più vista come un problema, ma come un investimento: utile per la famiglia e redditizio per le imprese. La famiglia, risorsa, anche economica.non più il malato da curare, ma la medicina del malato, perché il malato era una società dalle culle vuote. Una lettura sociale capovolta  dove le imprese e le famiglie diventavano le prime e dirette responsabili del proprio futuro, in vista di un ‘benessere’della famiglia e quindi del territorio.

La nostra famiglia di Laives, Alfio e Emanuela Spitaleri, invitarono Luciano Malfer – ideatore del ‘modello trentino’– ad un incontro delle famiglie numerose a Pinzolo nell’inverno del 2012, perché esponesse il progetto. Una scossa per l’Associazione! nel giro di poco tempo una famiglia di Alghero – Mauro e Filomena Ledda – si domandava: perché non esportare il ‘modello trentino’in Italia, perché l’Associazione non ne poteva essere il tramite? Un sogno diventato realtà quattro anni dopo, quando la Provincia autonoma di Trento concludeva un accordo pubblico e specifico con l’Associazione, incaricandola di diffondere il ‘modello Trentino’in Italia. Da allora il progetto ha avuto, con la regia dei Ledda, un notevole sviluppo in molte regioni d’Italia, a partire dal comune di Alghero; nei prossimi mesi arriverà in Europa con il coinvolgimento dell’ELFAC,  presieduta da marzo da Regina Maroncelli Florio, del Consiglio nazionale.

3) L’INCONTRO CON LA SCUOLA DI CONSULENZA FAMILIARE DI BOLOGNA.

Analogo al modello trentino il terzo fatto, l’incontro con il prof. Raffaello Rossi, fondatore a Bologna della scuola di Consulenza familiare ed esperto nei processi di reti sociali e familiari; analogo perché vi mancavano riferimenti alla Costituzione e tanto più allo Stato, ma soprattutto perche ogni energia si fondava sulla famiglia e sulle associazioni, operativamente sui responsabili all’interno di un’Associazione e in modo particolare sulla coppia. Una linea che veniva incontro ai bisogni e alle difficoltà della nostra Associazione, almeno su tre fronti e su quell’esigenza fondamentale e prioritaria che le famiglie sempre più si coinvolgessero nella vita associativa, avendone però in mano gli strumenti, per poter fare con perseveranza quel ‘poco’ che si poteva fare. Innanzitutto anche nelle nostre famiglie separazioni e divorzi crescevano passando dal 2% di 15 anni fa all’8% e mettendo così a rischio una perla della famiglia numerosa: la possibilità dell’Educazione orizzontale. Ancora: molte famiglie si sentivano un problema, più che una risorsa operosa; famiglie numerose, più un fenomeno da baraccone che un valore basilare per la società, famiglie mendicanti di aiuto e di comprensione e di riflesso bloccate. Infine: una opportunità offerta ai responsabili dei territori e dei ‘Servizi’: conoscere le dinamiche associative per poterle governare, senza venir meno ai propri ruoli, perché esausti. Tutto cominciò a prendere corpo a Piacenza in due incontri con Rossi nel febbraio del 2017; incontri dove si parlò di “Antenne di rete”, di “Consulenza familiare” e del Convegno sull’“Educazione orizzontale”.

“Antenne di rete” per entrare meglio nelle dinamiche della vita associativa, per comprendere come fidelizzare le famiglie e come lavorare per un ricambio generazionale, capace di  assicurare continuità di vita – e vita di qualità – all’associazione. Non basta lavorare all’interno di un’associazione cogliendone il senso e magari provando piacere nell’assolvere il proprio ruolo, è necessario anche avere le competenze e gli strumenti necessari per sapere lavorare insieme e fare squadra, perché i diversi ruoli si svolgano in armonia, in uno  spirito di servizio e non in uno di potere. Un lavoro indispensabile per il coinvolgimento delle famiglie nella vita associativa. Con il prof. Rossi a Bologna sono stati tenuti quattro incontri; una trentina i partecipanti; comune la soddisfazione. La stessa cosa per i due incontri avuti a Cagliari. Più che auspicabile che CR, CP e FD  partecipino a questa iniziativa che verrà riproposta in altre regioni.

‘Corsi’ per formare Consulenti Familiari all’interno della nostra associazione in grado di accompagnare in modo competente e costruttivo le coppie nei momenti di difficoltà. Il Consulente Familiare è oggi una figura professionale riconosciuta dalla legge, capace di accompagnare la famiglia dal suo nascere a tutta la sua evoluzione nel corso degli anni. Dando questa opportunità vogliamo non solo formare Consulenti Familiari che siano di aiuto alle coppie dell’Associazione ma dare anche l’opportunità di svolgere una professione di qualità e retribuita. Nel percorso di formazione si impara a conoscere se stessi, le dinamiche della comunicazione in famiglia, a gestire i conflitti. Una figura professionale di cui c’è sempre più bisogno anche nelle nostre famiglie dove separazioni e divorzi stanno aumentando con una accelerazione superiore a quella delle altre famigli. Questa la nostra percezione negli incontri nelle diverse parti d’Italia; da qui la necessità di affrontare il problema, non seguendo subito schemi clinico – terapeutici e direttivi, ma entrando nel problema attraverso la capacità di persone in grado di percepire le difficoltà di una coppia al loro sorgere  e di provvedere. Da qui il triennio di Consulenza familiare sotto la direzione del prof. Raffaello Rossi, già iniziato a Padova e in prospettiva da promuovere a Piacenza e nelle Marche, grazie all’interessamento e all’entusiasmo di chi ne ha compreso la valenza.

UNO SGUARDO AL FUTURO

Prima di chiudere con un Grazie, alcune sottolineature.

1) Lasciandoci condurre dai fatti, dicevamo all’inizio. Per questo abbiamo preferito ‘raccontare’quello che abbiamo toccato con mano nel nostro peregrinare. Anche noi siamo rimasti ‘sorpresi’vedendo – nel susseguirsi e intrecciarsi dei tre incontri e in particolare dei progetti che offrivano il Modello Trentino e la Scuola di Consulenza di Bologna –  la risposta ai bisogni e alle attese delle nostre famiglie, assieme alla possibilità loro offerta di diventare sempre di più quello che la famiglia è: risorsa ‘base’per il Paese, non una ‘cosa’privata, quindi, ma pubblica e  talmente pubblica che senza uno stretto ed operativo rapporto tra i bisogni della famiglia e quelli della società non si va da nessuna parte. E tutto questo non partendo da un  programma  prestabilito, ma stando ai fatti e osservando come, nei diversi incontri,  si mostrasse la fecondità e la flessibilità del  DNA dell’Associazione.

2) Con questo non vogliamo dire che i problemi – in particolare, il coinvolgimento delle famiglie nella vita associativa – stiano già risolvendosi, ma solo che si è aperta una strada nella quale poter camminare; una strada dove i problemi non mancheranno. Ad esempio è chiaro che i luoghi di nascita del ‘modello trentino’e di quello di Alghero sono località turistiche; una possibilità che non tutti i comuni hanno, come ad esempio  l’affluenza dall’esterno. Sarà quindi necessario pensare ad un ‘format’anche per comuni non turistici. Senza dimenticare che ormai la regia – se non la direzione – é in mano ai comuni e che le ‘Imprese’, decisive agli inizi dell’esperienza trentina, saranno chiamate a  portare avanti più che a iniziare la realizzazione del ‘modello trentino’; cosa del resto già avvenuta ad Alghero.

3) Assieme ai problemi ci sono due fatti che possono aiutarci. Il primo: l’Associazione è cresciuta ed è complessa,  per la molteplicità dei servizi e soprattutto per i collegamenti con Enti e Istituzioni pubbliche, con la Provincia autonoma di Trento e i vari comuni, realtà con le quali è necessario avere un rapporto preciso e competente. Non si può dimenticare che Anfn, assieme al Comune di Alghero e con la Provincia Autonoma di Trento, é responsabile dei Comuni Amici della famiglia a livello nazionale.
Il secondo: in questo contesto è però altrettanto certo che, nell’esperienza trentina e ancor più in quella di Bologna, la famiglia, prima di essere destinataria di aiuti è un soggetto, un soggetto chiamata ad esserlo, sia come coppia che come famiglie responsabili di ruoli nel’associazione. Questa, in particolare, è proprio la ‘missio’della Scuola di Bologna. Se la coppia non sta bene e i diversi responsabili non sono in grado di assolvere ai loro ruoli, gli eventuali aiuti possono aiutare a restare nel proprio appartamento e non ad ‘uscire’ e mettersi in rete. In questo contesto tre  sono stati gli ‘approcci’, le modalità di porsi e di affrontare la ‘questione’ famiglia: la via della ‘politica’con la richiesta di giustizia  in nome della Costituzione; la via ‘sociale’partendo dalla famiglia ‘risorsa’ di base e insostituibile della società con il modello trentino; la via ‘culturale’ con la netta percezione che l’associazione e le famiglie per potere essere in grado di servire il paese e ancor prima se stesse hanno bisogno di conoscenze e di  strumenti  specifici.

4) L’Associazione a servizio della famiglia, perché le famiglie possano esprimere le loro potenzialità, le loro energie. Un servizio concretamente possibile nella misura in cui può misurarsi in progetti che diano corpo ai bisogni delle famiglie e assieme diano alle famiglie la possibilità di realizzarsi. Cosa possibile nella misura in cui la coppia e i diversi responsabili dell’Associazione possano essere in grado di ’governare’la famiglia e l’Associazione. Sempre nella fedeltà feconda al DNA delle origini: senza radici l’albero crolla, ma senza albero le radici non danno frutto. Oggi soprattutto “non è bene che la famiglia sia sola”; le nostre famiglie e la nostra Associazione a questo, in particolare,  sono chiamate: aiutare, motivare e dare alle famiglie la possibilità di spezzare il demone della solitudine perché il paese possa cambiare. In definitiva e nel suo profondo cosa cerca il nostro  paese ? che è possibile aver fiducia, che è possibile sperare, che è possibile incontrarsi, che Possibile accogliersi e  volersi bene. Per questo il Paese ha bisogno della famiglia, delle famiglie con figli, delle famiglie numerose in particolare per cambiare..

 

UN GRAZIE E UNA SPERANZA

Nel lasciarci non possiamo che ringraziare:

  • grazie di cuore ad ogni famiglia dell’Associazione, in particolare a quelle che abbiamo conosciuto: vi abbiamo negli occhi e nel cuore. Grazie per il vostro affetto, il vostro calore, la vostra ospitalità. Un grazie particolare alle giovani coppie. Non sarete lasciate sole di fronte alla decisione  di avere un figlio. Non solo mancherebbe il domani, ma la vita e il suo senso. Le nostre mamme lo sentono e lo trasmettono.
  • grazie ai membri del Direttivo: uno ad uno; senza ciascuno di voi non saremmo arrivati da nessuna parte! Grazie anche a chi non ha potuto terminare il servizio.
  • grazie a chi ci ha sostenuto, da dietro alle quinte, con il proprio impegno: Paolo Puglisi e tutto il lavoro informatico, Andrea Bernardini e il suo lavoro per Test+, il nostro grafico Stefano Ferragina. Grazie ai responsabili dei diversi progetti di ANFN: il gruppo “Aiutiamoci”, il gruppo delle Convenzioni, della Comunicazione e del sito in tutte le regioni e provincie, dei gruppi di acquisto, del gruppo politico, del gruppo “Animazione” e le ragazze e i ragazzi coinvolti in questo servizio…
  • grazie di cuore a Paolo e Paola Nanniper tutta lorganizzazione di questa tre giorni nel loro territorio.
  • Infine grazie e grazie di cuore a Mario e ad Egle che hanno creduto in noi.

Non possiamo, poi, dimenticare che c’è stata e rimane tanta sofferenza, soprattutto nell’ultimo anno; la custodiamo nel cuore. Quando è in gioco la famiglia qualcuno ha invidia. Ma la ferita non ci ruba la speranza. Certamente erano e sono evidenti i nostri limiti – fatti presenti fin dall’inizio – e non sono mancati errori e incomprensioni. Resta vero che il nostro essere coppia, il nostro essere assieme sempre, il nostro sostenerci a vicenda, pur nella diversità di carattere e spesso di vedute, è stata ed è la nostra forza.

Ritornando  alla sofferenza, desideriamo chiudere con le parole di un grande italiano che da sempre abbiamo amato, Alessandro Manzoni. Così chiude i “Promessi Sposi”: “I guai vengono bensì spesso, perché ci è dato cagione; ma che la condotta più cauta e più innocente non basta a tenerli lontani; e che quando vengono, o per colpa nostra o  senza colpa la fiducia in Dio li raddolcisce, e li rende utili per una vita migliore”.

Con un abbraccio ad ogni famiglia.

Giuseppe e Raffaella

 

 

Qui di seguito, nella pagina PROSSIMI IMPEGNI,  trovate il diario dei molteplci impegni e trasferte  che i nostri carissimi, Raffaella e Giuseppe, hanno sostenuto nel corso del loro mandato di presidenti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Un triplice approccio alla questione famiglia: 1)Politico: appellandosi alle istituzioni in nome della Costituzione e della giustizia. 2) Sociale: la famiglia è una risorsa, ha le forze per trasformare un territorio. Da qui l’incontro con le imprese e il coinvolgimento dei comuni vicini alla realtà..  3) Culturale: se la famiglia e la associazione non hanno strumenti in grado di realizzare questo non si va da nessuna parte.