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«Due cuori & una tribù»: la storia di Valentina e Livio Proietti

«Due cuori & una tribù»: la storia di Valentina e Livio Proietti

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Alcuni li chiamano «la famiglia dei miracoli», altri la «famiglia dei paradossi». Loro si definiscono, semplicemente, «gli storti». Valentina e Livio Proietti, genitori di quattro figli, di cui tre adottivi, sono i vincitori del premio «Due cuori & una tribù» (un prezioso gesso realizzato dall’artista pisano Andrea D’Aurizio, papà di famiglia numerosa). La loro storia è raccontata dal quotidiano Avvenire nella edizione di ieri. Il premio è stato consegnato loro questa mattina a Misano adriatico, dove da ieri e fino a martedi oltre 600 persone sono riunite per l’assemblea nazionale delle famiglie numerose.

Romani de’ Roma, i Proietti vivono in una casa a due passi dal carcere Rebibbia. Con loro abita anche nonna Enrica.
Lei, Valentina Muraglie, ha 48 anni ed è consulente familiare. Lui, Livio, 58, è docente di tecniche di cucina e di sala in un istituto alberghiero della capitale.

Si conoscono nel 2001 in una parrocchia romana, bazzicando i frati. Due anni e mezzo di fidanzamento, poi il matrimonio, celebrato il 27 giugno del 2003 nella parrocchia di Sant’Achille martire.

Sognano una casa famiglia. Non possono, però, avere figli: serviranno almeno due anni per elaborare il lutto, dopo la prima diagnosi dei medici. Poi succede qualcosa.. «Ci stavamo chiedendo quale direzione/vocazione avesse il nostro matrimonio – il racconto di Livio – Avevamo chiuso un dialogo dicendo “restiamo in ascolto, vediamo cosa Dio ci propone”. Quindici minuti dopo arriva una telefonata». Non dal cielo, ma dal carcere (anche se… a ben vedere…) Una mamma, detenuta in carcere, chiede che le sue tre figlie – di cinque, sette, otto anni di vita – siano affidate ad altra famiglia. «Da lì è iniziata un’avventura incredibile: da 2 a 5 in appena giorni».

Livio e Valentina si lanciano in un’esperienza straordinaria e, al tempo stesso, dolorosa. Arrivano ad avere sei figli in affido. Sei storie difficili di ragazzi vittime innocenti di abusi di ogni tipo e del sistema che ha impiegato troppo tempo a fare chiarezza e a offrire loro protezione… «Quando ho deciso d’intraprendere la scuola consulenti – confida Valentina – l’ho fatto per aiutarmi ad aiutarli: temevo più di ogni altra cosa di fare danni su un danno preesistente»..

Poi, dodici anni fa, Livio e Valentina accolgono la richiesta di adottare i primi due bambini. «Il primo, Antonio, veniva da un’esperienza di affido fallita. Così il Tribunale dei minori ci ha convocati e ci ha chiesto se eravamo disposti ad adottarlo. Sapevamo che aveva una sorella più piccola, Ivana: abbiamo chiesto di non separarli. “Che, ve li prendete tutti e due?” ci disse il giudice, stupito e commosso. E noi, più stupiti di lui: “ E che famo? Li separamo un’altra volta?”».

Da due a tre adozioni. Quando Francesco arriverà nella casa di Livio e Valentina «aveva 4 anni e mezzo, pesava 9 Kg, era stato nutrito per via parenterale fino ad un anno prima, aveva iniziato da poco a parlare e camminare». Francesco ha la sindrome fetoalcolica: «Secondo i medici dovrebbe essere un semi-vegetale, invece è un furetto!»

Nella «famiglia degli storti» succede di tutto. A 44 anni Valentina Muraglie, contro ogni previsione, scopre di essere incinta. Nasce Dario. La gravidanza scatena un inferno in famiglia… «I figli grandi avevano paura di perdere il ‘posto’ con un figlio biologico…Abbiamo passato un periodo molto duro».

Ad un anno i medici diagnosticano a Dario una malattia neurodegenerativa rara e senza cura… Giornate tutte lunghe come il solstizio d’estate. Dice Valentina: «quando gli occhi di Dario, al mattino, si accendono, è come se ogni giorno stessimo vivendo la nostra Pasqua di resurrezione».

Già la Pasqua. Il giorno di Pasqua di quest’anno scopre di essere di nuovo incinta. E qui avviene un altro miracolo: «Io sono andata nel panico; a 48 anni, con due figli disabili, con tutte le difficoltà che abbiamo (pratiche, economiche, logistiche). I ragazzi, incredibilmente, hanno accolto la notizia con grande gioia».

Epperò la domenica in albis Valentina si sente male. Il piccolo che aveva in grembo, adesso non c’è più.

90 metri quadri. Non molti per una grande famiglia. Eppure capace di accogliere grandi tavolate. Perché secondo la legge non scritta dell’attrazione dei figli, gli ‘altri’ cercano case dove ci si sente accolti… specie se il papà è un cuoco…
«Abbiamo avuto tavolate di zingarelli, cugini delle bimbe in affido, che hanno fatto entra ed esci fino all’adolescenza. Amici dei nostri figli, a pranzo a cena e pure la notte…In qualsiasi momento, chiunque arrivi, viene allestito con niente un tavolo per stare insieme».
Due cuori che si allargano, una tribù che fa festa.

Il messaggio lanciato da Valentina e Livio «urbi et orbi» : «Non credete a chi vi dice che avere tanti figli sottrae attenzioni. Semmai moltiplica gli stimoli».