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Da Nord a Sud proliferano i locali no-bimbi, l’Adiconsum: “Un paradosso: fuori...

Da Nord a Sud proliferano i locali no-bimbi, l’Adiconsum: “Un paradosso: fuori i piccoli dentro i cani

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di Antonella Loitiscali.it

L’ultimo caso si registra nel Bresciano, a Bagnolo Mella, dove un ristorante-pizzeria-
pasticceria – il “Sirani”, riferisce il quotidiano Brescia Oggi – vieta l’accesso ai genitori con
bambini sotto i dieci anni al seguito. “È una regola che abbiamo adottato 7 anni fa e i
nostri clienti sono felici così. Quelli a cui non piace possono andare da qualche altra
parte”, spiega il proprietario al quotidiano lombardo. Nessuna remora dunque e nemmeno
nessuna paura di selezionare eccessivamente la clientela? “Nessuna”, assicura
l’esercente. Il locale di Bagnolo è solo l’ultimo di una lunga serie di spazi pubblici inibiti ai
bambini, casi che balzano agli onori della cronaca perché pongono il dubbio che dietro le
esigenze di una clientela selezionata vi sia altro. “E’ una chiara violazione dei diritti dei
consumatori”, sostiene Pietro Giordano, presidente dell’Adiconsum. “Oggi siamo al
paradosso che si fanno entrare i cani ma non si fanno entrare i bambini”, dice,
aggiungendo che contro queste “insopportabili misure arbitrarie, basterebbe creare
all’interno dei locali spazi appositi per famiglie con bambini”.

E scorrendo i siti internet
di offerte di viaggio e pacchetti vacanze in località più o meno
esclusive scopriamo che il ristoratore bresciano è in ottima compagnia. E così “La
Scalinatella”, locale di Capri non gradisce i piccoli, esattamente come l’Antico Casale di
San Gimignano e Palazzo Hedone, a Scicli (provincia di Ragusa), un B&B dove i bimbi
vengono visti – evidentemente – in contraddizione con l’extra lusso (4 stelle) di cui il locale
si ammanta. Alle critiche espresse on line nel forum dedicato, i gestori sono lapidari. “La
scelta che abbiamo fatto è tutt’altro che una forma di razzismo – è la risposta del Direttore
vendite -. Il nostro è un piccolo affittacamere ed è ovvio che non potrà mai essere
all’altezza di accaparrarsi tutte le tipologie di clienti molto diverse, se non addirittura
incompatibili tra loro. Meglio diversificare i servizi destinandoli ad un target ben preciso”,
conclude.

Eppure, dice il presidente dell’Adiconsum
, essendo questi pubblici esercizi “svolgono
una funzione pubblica”. Significa che “devono sottostare al Testo Unico di pubblica

sicurezza, particolarmente all’articolo 86″. Ma se “regole chiare non ce ne sono perché
fino ad ora il problema non si era verificato”, forse è il momento di sollevare la questione
nelle sedi opportune. “Stiamo intervenendo per ottenere un parere su queste singole
decisioni, esprimendo la nostra posizione che è appunto quella contraria: si adottino le
stesse norme previste per il fumo nei locali pubblici”, assicura.

Il sito Tripadvisor, comunità on line dedicata allo scambio di informazioni sui viaggi, dà
ulteriori spunti di riflessione. Al tema dedica un forum che si apre con la premessa
“argomento scottante. Prevedo già toni accesi… no kids”. Lo spazio virtuale catalizza
l’attenzione di numerosi viaggiatori che, a sorpresa, per buona parte sono possibilisti
quando non schiettamente a favore del divieto di accesso dei bambini alle strutture
turistiche. “Ho un bimbo ma sono d’accordissimo – scrive Masreia da Genova -, ognuno ha
le sue esigenze. In Egitto le crociere sul Nilo super lux sono off limits ai bimbi”. Mentre
diventa campione di popolarità Cocchi59 che, rivendicando la propria “scelta di non avere
figli” si dice pronto a proclamare “santi (e subito) quelli che provvedono gli ospiti con
settori / alberghi/ aerei… magari pure intere compagnie no kids! Giusto per evitare il baby
trolley conficcato nel malleolo durante la fila all’imbarco”. Fino a preconizzare “carrozze
sui treni, tanto per preservare il fianco da gomitate e calci aerei del piccolo seduto in
braccio alla mamma a sua volta malauguratamente seduta accanto a me”. Eccessi,
senz’altro ma di grande seguito, come detto, con stupore dello stesso animatore del
forum, convinto di tirarsi dietro invece critiche accese.

E allora ci chiediamo
se la popolarità di simili misure sia da attribuire al cambiamento
della nostra società, sempre meno famiglia e sempre più affetta da singolarità esistenziale
cronica. “Il punto è che è passata una cultura dell’egoismo e dell’individualismo – assicura
Giordano – una cultura strisciante che si va affermando perché veicolata dalla pubblicità e
i mass media”. Anche nel fatto che si tutelano sempre più i cani e sempre meno i bambini
sta il “paradosso che viviamo”. Cioè? “Non a caso la persona sola vive con il cane, gatto o
pappagallo con la conseguenza che si tutelano i diritti degli animali e paradossalmente si
violano quelli dei bambini o delle famiglie”.

Navigando qua e là
si scopre che non sono pochi i tour operator che propongono
soluzioni per chi proprio non riesce a tollerare bambini “starnazzanti” (e genitori
impassibili) a qualunque ora del giorno e della notte. Oltre ristoranti, alberghi o resort negli
ultimi anni sono emerse anche compagnie aeree pronte ad offrire viaggi dove vagiti,
pianti, gridolini, chiacchiericcio continuo e rumori inconsulti, sono banditi dalle lunghe e
medie percorrenze. Esempio: la Thomas Cook Airlines (Regno Unito) ha messo in vendita
due voli settimanali, destinazione Creta e Gran Canaria, senza bambini a bordo. Ma il
problema sono veramente i piccoli o piuttosto – come è parere diffuso – di una
generazione di genitori incapaci di correggere i figli “maleducati”? “Quando vado al
ristorante e non riesco a far placare l’animosità dei miei figli mi alzo e li porto via, perché
gli altri vanno rispettati – dice Giordano –. Premesso che non tutti i genitori e non tutti i figli
sono uguali, credo che il danno derivi dal filone culturale secondo cui dei figli bisogna
essere amici più che genitori”. Il risultato è la perdita di autorità e un conseguente
atteggiamento da laissez faire laissez passer verso i figli.

E quindi
, in attesa che le autorità preposte pongano ordine, in Italia i luoghi pubblici
kids
free
, proliferano indisturbati. Mentre i ristoratori di Bagnolo, che già dal 2007 hanno
sbarrato i loro locali ai più piccoli, risultano essere precorritori dei tempi. Inizialmente,
spiegano, avevano messo dei cartelli dove ci si appellava alla responsabilità dei genitori e
all’educazione dei bambini. “I cartelli sono rimasti – dicono – ma valgono solo fino alle 21”.
Possibile che nessun cliente si lamenti? “Qualcuno evidentemente sì, ma non è un
problema – spiegano – quelli affezionati ci scelgono proprio per questo”.

Scarica allegati:
Avvenire Lettere al direttore 4 febbario 2014.pdf