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Come la politica del figlio unico ha creato una generazione di uomini...

Come la politica del figlio unico ha creato una generazione di uomini persi

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Quando la politica del figlio unico è entrata in vigore in Cina nel 1979, sembrava un esempio di saggezza cinese. Riducendo il tasso di natalità dalla media del 5,8 avrebbe sollevato il peso sullo stato, permettendo la modernizzazione dell’economia, gli investimenti stranieri e avrebbe proiettato la Cina tra i primi paesi del mondo.

Quarant’anni più tardi, la politica del figlio unico non sembra una scelta così saggia. La Cina soffre l’inverno demografico come tanti altri paesi sviluppati: la popolazione diventa sempre più vecchia e il numero di lavoratori diminuisce. Anche se la legge è stata revocata, il tasso di natalità sta facendo retro marcia e dal 2030 la popolazione di Beijing sarà sotto 1,45 miliardi.

Nel frattempo il grande esperimento cinese sulla fertilità ha causato un aumento in aborti forzati, sterilizzazioni, traffico di bambini e di mogli.

Il bambino così tanto desiderato è diventato protagonista – il così detto “piccolo imperatore”. Nato negli anni ottanta, nel momento in cui sono arrivati in Cina la televisione americana, il fast food e la musica rock. Oggi potrebbe essere single, vivere in un appartamento di città comprato dai genitori per renderlo più eleggibile per il matrimonio. Circondato da altri uomini, considerato che ci sono 119 uomini per ogni 100 donne. Ogni cosa che fa deve avere un significato profondo ed essere approvato dai suoi genitori, sopratutto la scelta della moglie, perché la tradizione vuole che sia la moglie che si prenda cura degli anziani. Se lui muore i genitori rimangono senza sicurezza finanziaria e quindi senza posto né in casa di riposo né in cimitero.

Sotto tutta questa pressione, questi figli degli anni ottanta sono stati cresciuti per essere l’elite. Il loro destino è portare il peso finanziario dei loro genitori e dei loro nonni, e ora tanti non vogliono rinunciare alla carriera per avere figli a loro volta.

Inoltre a scuola, a causa dei troppi compiti assegnati, si crede che i maschi stiano perdendo la loro mascolinità: fenomeno alimentato anche dalla mancanza di professori maschi che risulta in una minoranza di modelli di ruolo. Per questo motivo alcune scuole hanno introdotto dei metodi per incoraggiare i ragazzi a comportarsi come “veri uomini”.

La revoca del limite della natalità è troppo poco, troppo tardi. Adesso lo stato sta cercando in fretta di fare retro marcia sulla politica del figlio unico, temendo che la popolazione, sempre più vecchia, metta in pericolo l’economia e il partito comunista. Ci sono nuovi incentivi per incoraggiare i giovani a mettere su famiglia: detrazioni fiscali, sussidi per l’alloggio e all’istruzione, lungo congedo di maternità e di paternità.

Ci sono già dei segni che la Cina potrebbe iniziare ad imporre la fertilità invece di limitarla. Nella provincia di Jianxi, una nuova legge sull’aborto necessita che la donna richieda il permesso del governo per terminare una gravidanza di 14 settimane. Il corpo della donna diventerà di nuovo uno strumento dello stato nella sua battaglia contro il declino demografico e le fortune dei piccoli imperatori diventeranno sempre più fragili.

Articolo originale: How China’s one-child policy created a nation of lost men

Traduzione a cura di Elizabeth Tomadin