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A Macerata, tra cielo e terra

A Macerata, tra cielo e terra

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Sono rimasto impressionato il 22 maggio 2006 recandomi con mia moglie e tre dei nostri 5 figli, al funerale di un padre di famiglia numerosa di Macerata: Andrea, in missione nel Camerun, padre di 6 figli, colpito da malaria encefalica.

La mia sensazione, partecipando alla funzione religiosa, è stata di essere trovarmi sospeso tra una realtà di morte e una celeste, tra il dolore e la gioia, tra la terra e il cielo.

Sono proprio contento ad avere ascoltato un mio amico sacerdote che dall’Angola mi ha invitato caldamente a partecipare ed a portare i suoi saluti alla moglie conosciuta da lui in una sua precedente missione in Camerun.

Il padre di Andrea ha ambientato la celebrazione funebre presieduta dal Vescovo di Macerata e nel mio cuore risuonano ancora le sue parole: “Dio non e’ un mostro perchè ha permesso questa morte, ma è Amore”. Mi pareva di vedere Abramo mentre stava salendo il monte Moria (il calvario) per sacrificare il figlio, non dubitando di Dio ma sapendo che sul monte Dio in qualche modo provvederà.

Anche la moglie presentando una lettura ha testimoniato l’apertura alla Vita sua e di suo marito, apertura manifestata in 6 figli ma non solo, apertura che li ha portati in missione da 5 anni in Camerun per annunciare la buona notizia cioè Gesù Cristo, incarnando la parola: “chi perde la sua vita la ritroverà”.

Mentre seppellivano Andrea e si alzavano canti di lode, ho visto la figlia piangente abbracciata alla mamma e la mamma che la consolava parlandole dell’amore di Dio. Questo mi ha ricordato un altro fatto: il martirio di Felicita e Perpetua che davanti ai loro carnefici che le incitavano ad abiurare, a dire che Dio è un “mostro” facendole vedere anche i loro figli piangenti (se non l’avessero fatto, sarebbero state uccise e non li avrebbero più visti), Felicita e Perpetua non diedero ascolto ai carnefici e questo permise loro di testimoniare la loro fede incarnando la parola di Dio: Luca 14:26 «Se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo.

Grazie a quello che ho visto e sentito, con la mia realtà fatta di “terra”, ho potuto assaporare la Gerusalemme Celeste (il cielo), ho visto che è possibile entrare nella volontà di Dio anche quando sembra che Dio ti sia “nemico” o meglio quando la storia che sta permettendo ci sembra contraria perfino alla Sua volontà: “perché ha permesso questa “mostruosità” ? una famiglia in missione che dà la sua vita per Dio e Lui permette che il marito e padre di 6 figli, tutti in tenera età, muoia? non stava forse dando la vita per la sua Parola?”

Anche Abramo, padre della fede, si è scontrato con questa storia “ma perché devo sacrificare mio figlio? Non sei Tu che mi hai promesso una discendenza ? allora Dio guarda che ti stai sbagliando, mi prometti una cosa e poi vuoi togliermela ?”. Ma sperò contro ogni speranza, non si ribellò, grazie all’ esperienza nella sua vita dell’amore di Dio che gli è stato sempre fedele.

Anche se forse fatichiamo a capire il senso di questa morte, sicuramente Dio con questo fatto ha dei progetti di salvezza per noi e in particolare per il Camerun.

Penso che la testimonianza di questa famiglia possa dare e tutti noi e alle nostre famiglie una speranza e ci aiuti a rafforzare la nostra scelta di essere famiglie numerose aperte alla vita anche perché il pungiglione delle morte e’ stato tolto in Gesù Cristo.

Gianni e Cristina

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