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Welfare: Le famiglie (e i giovani) invisibili

Welfare: Le famiglie (e i giovani) invisibili

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Nel modello capacitante lo Stato assicura che la presenza dei figli non generi impoverimento. Gli assegni familiari sono universali e il Fisco agevola, soprattutto se la madre lavora (in Italia il 25% delle madri lascia o perde il lavoro dopo la gravidanza). Per i redditi più bassi sono previsti crediti d’imposta: denaro che si aggiunge alla retribuzione. Le capacità non dipendono però solo dai soldi, conta anche la disponibilità di servizi, a cominciare dai nidi. Su questo fronte l’Italia ha fatto recentemente qualche progresso, ma unicamente al Centro-Nord. Nel Mezzogiorno siamo addirittura fuori dal perimetro del Gruppo 4. La conciliazione resta un dramma: lo confermano le lettere e i dibattiti pubblicati sul sito «La 27ma ora».

L’organizzazione del lavoro è troppo rigida, mancano i servizi (o costano troppo), i carichi domestici gravano ancora principalmente sulle donne: il 63% delle occupate dichiara di non ricevere nessun aiuto dal partner. Per uscire dal modello limitante dobbiamo metterci a correre.

Dopo un inizio promettente, il governo Renzi è tornato alla cattiva abitudine dei provvedimenti frammentati e temporanei: bonus, sconti, micro-agevolazioni, detrazioni. Senza una logica riconoscibile che non sia quella del consenso (con vantaggi, peraltro, tutti da verificare).

Alle politiche capacitanti non si arriva improvvisando, mettendo e togliendo. Servono interventi coordinati sul fronte dei trasferimenti, del Fisco, dei servizi, dei congedi parentali, dell’abitazione, dell’accesso al credito. E naturalmente occorrono risorse. Per la famiglia il nostro Paese spende meno di 310 euro pro capite all’anno, la metà della media Ue, un terzo rispetto a Francia e Germania (dati 2012). Per le pensioni di vecchiaia spendiamo invece più di 3.700 euro, il valore più alto di tutta la Ue, Paesi scandinavi inclusi.

Il governo si è impegnato (anche con Bruxelles) a redigere un Piano nazionale contro la povertà. Il piatto forte dovrebbe essere l’introduzione di una misura nazionale di garanzia del reddito, pilastro fondamentale del modello capacitante. Sarebbe stato auspicabile concentrare su questo fronte le risorse «sociali» della legge di Stabilità. Invece si è scelto di dare la priorità alle pensioni. Di nuovo un’occasione sprecata, l’ultima di una interminabile serie.

Fonte: La 27 ora – Corrieree della Sera    di Maurizio Ferrera

 

In poche ed efficaci parole Maurizio Ferrera, professore ordinario di Scienza Politica presso la Facoltà di Scienze Politiche, Economiche e Sociali (SPES) dell’Università degli Studi di Milano, dice quello che noi abbiamo scritto nel nostro Family Act e consegnato al ministro Costa.