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SULLE UNIONI CIVILI

SULLE UNIONI CIVILI

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L’evoluzione tecnologica ha prodotto una rivoluzione nel modo di pensare se stessi e anche la famiglia, poiché ha riguardato anche i processi riproduttivi … dietro ad un dibattito che ha ad oggetto una legge ordinaria c’è una domanda molto più ampia perché riguarda la stessa concezione di persona: è persona quella determinata esclusivamente dalla sua libertà senza alcun riferimento previo alla natura, agli scopi, a principi morali, alla distinzione bene e male? Quella che mette il suo desiderio e il suo bisogno come misura di verità e come priorità? Possiamo evitare a lungo questa domanda: Tutto ciò che è oggetto di desiderio e che la tecnica ci permette di fare è legittimo? È lecito? Non si svilisce la nostra umanità invece di potenziarla? E che fine fa la differenza antropologica?
Se l’obiettivo delle cosiddette unioni civili è l’equiparazione tout court alla famiglia fondata sul matrimonio non significa leggere le differenze come furto, rapina, predazione?
La questione dunque è molto più complessa di quello che banalmente ci viene detto.

Per potersi confrontare su temi come questo bisognerebbe innanzitutto sgombrare il campo da ogni tipo di contrapposizione che vedrebbe i cattolici opporsi ai laici e da ogni maschera ideologica.

Per esempio, quanto alle convivenze di fatto, negli ultimi trenta anni le leggi hanno quasi sempre affiancato ai diritti dei coniugi quelli dei conviventi; infatti in materia di anagrafe è previsto che “l’anagrafe è costituita da schede individuali, di famiglia e di convivenza” (così il regolamento anagrafico 30/05/89); in tema di assistenza sanitaria la legge (n. 91 del 01/04/99) prevede “i medici devono fornire informazioni sulle opportunità terapeutiche al coniuge non separato o al convivente more uxorio”; è riconosciuto il permesso retribuito di tre giorni all’anno al lavoratore e alla lavoratrice anche in caso di documentata grave infermità del convivente ( legge n. 8 del 2000);
è garantita assistenza psicologica e sociale per i problemi della coppia e della famiglia anche ai componenti di una convivenza (cos’ la legge sui consultori familiari n. n. 405 del 1975); in tema di assistenza ai detenuti è prevista la possibilità di colloqui, corrispondenza telefonica al “convivente detenuto” alle stesse condizioni stabilite per il coniuge (legge n. 354 del 1975). Rispetto ai figli non c’è nessuna differenza tra genitori regolarmente sposati e conviventi. Addirittura la persona stabilmente convivente è inserita, subito dopo il coniuge e prima del padre, madre, figli, fratelli nell’elenco di chi deve essere preferito come amministartore di sostegno di una persona priva di autonomia (legge n.6 del 2004). Inoltre è riconosciuto anche ai conviventi il diritto di chiedere le provvidenze che lo stato accorda alle vittime di mafia o di terrorismo (legge n. 302 del 1990) e sono anch’essi inseriti nell’elenco previsto dalla legge 44 del 1999 per le vittime di richieste estorsive e di usura. La Consulta ha inoltre riconosciuto (già nell’88 con la sentenza 404) al convivente more uxorio il diritto di succedere nel contratto di locazione in caso di morte del partner, anche quando sono presenti eredi legittimi. Infine altre tutele possono essere citate: garanzie per l’assegnazione di alloggi popolari, impresa familiare, risarcimento danno patrimoniale, protezione dei collaboratori e dei testimoni di giustizia e altro ancora. Per non dire dei “diritti” in più rispetto alle coppie unite in matrimonio (che spesso fingono una separazione proprio per accedere a questi “diritti”): ISEE ridotto, graduatoria alloggi popolari, maggiori assegni familiari, maggiori detrazioni fiscali, maggiori sconti su mezzi pubblici e mense scolastiche solo per dirne alcuni. “Diritti” garantiti dal fatto che le unioni civili non fanno cumulo dei redditi.

Quanto alle unioni tra persone dello stesso sesso l’obiettivo reale della legge Cirinnà è quello di riconoscerle? È quello di disciplinare una formazione sociale stabilendo norme in materia patrimoniale, di reciproca assistenza, di successione ereditaria? Se fosse questo mi chiedo perché siano necessari i continui rimandi al diritto matrimoniale e soprattutto perché sia necessario prevedere l’adozione del figliastro (stepchild adoption, alla Elton John) visto che attraverso di essa si consente l’adozione del figlio, anche adottivo, che una delle due persone già aveva -pochissimi casi ogni lustro-, ma soprattutto l’adozione del figlio che l’altro partner in qualche modo predatorio ‘si procura’. Dunque, in questo caso, non stiamo parlando di minori abbandonati ma da abbandonare (cioè la madre naturale che vende il proprio figlio); certo la situazione cambia quando il genitore muore, ma il caso – peraltro rarissimo – di un orfano di entrambi i genitori che abbia instaurato una relazione di affetto significativa con il convivente, anche omosessuale, dell’ultimo genitore superstite è già previsto dalla legge sull’adozione (n. 184/83) : se vi è un rapporto stabile e duraturo precedente alla perdita del genitore, potrà esserci anche l’adozione «nell’esclusivo interesse del minore» !
E’ dunque l’interesse del minore ad essere criterio guida, non il desiderio dell’adulto, né tanto meno il suo preteso diritto ad un figlio!
Ecco perché non condivido la legge Cirinnà. Ci vuole semplice buon senso per comprendere che potrebbe favorire la pratica del cosiddetto “utero in affitto”. Fare ricorso a donne pagate per un pugno di sterline, rubli o euro per far incubare i figli che non si possono avere “in proprio” è una violazione insopportabile della dignità femminile, una forma di schiavitù inaccettabile, un’umiliazione della maternità ridotta a semplice forma di produzione, una riduzione di un bambino ad oggetto. Una legge ha anche una rilevante forza pedagogica e non posso comprendere e tanto meno approvare il valore dell’insegnamento per cui l’istinto predatorio camuffato da benessere emotivo e sentimentale degli adulti, possa prevalere sulla crescita, l’educazione, la cura ed il benessere dei bambini.

Ogni volta che la vita umana è minacciata, svilita, ridotta ad oggetto di consumo, ogni volta che la libertà è usata per dominare i più deboli e gli innocenti, ogni volta che la famiglia viene svilita nel suo essere fondamento del bene per la persona e la società, io dico NO!

di Mario Sberna