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Se non favorisci la morte, ne paghi le conseguenze

Se non favorisci la morte, ne paghi le conseguenze

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“Mio figlio non è come lo desideravo; ha delle anomalie che non accetto. Se avessi saputo di questi “difetti” non lo avrei tenuto: qualcuno ne deve rispondere!” Sembrano queste le riflessioni fatte da una donna che nel vicino Veneto orientale, ha denunciato il medico, reo – a quanto riporta la stampa locale – di non averla informata che con qualche esame in più avrebbe potuto conoscere meglio lo stato di salute della creatura che portava in grembo; che con un’amniocentesi avrebbe potuto sapere che il figlio era portatore della trisomia 21, la sindrome di Down, e che a fronte di questa notizia, avrebbe potuto abortire. La scorsa settimana i giudici hanno decretato la colpa del medico: le spetta pertanto un risarcimento di 500.000 euro. Si tratta, secondo i giudici, di un «un caso paradigmatico di lesione di un diritto della persona, di rilievo costituzionale; (…) una lesione della libertà di autodeterminazione, del diritto di decidere, in piena coscienza e libertà, se portare a termine o meno la gravidanza». Quindi, ad un figlio non conforme segue un risarcimento: la gravidanza è diventata un dramma giudiziario.

Non è purtroppo il primo caso. In Friuli nel 2012, l’Azienda sanitaria n. 3  fu condannata dalla Corte d’Appello di Trieste perché, a seguito di un intervento di legatura delle tube evidentemente non perfettamente riuscito, una donna era rimasta nuovamente incinta (senza però ricorrere successivamente all’aborto). Nel 2014, il tribunale di Milano aveva condannato il medico per non avere saputo prescrivere il farmaco idoneo ad evitare (ma: chi può garantire?) le gravidanze ad una donna che poi è rimasta, anch’essa, incinta.
Il danno è stato sentenziato di tipo patrimoniale per una somma di € 116.237:                il mantenimento del figlio fino a 20 anni di vita.

Tornando al caso più recente possiamo tentare alcune riflessioni:

a) è possibile accettare un figlio solo a certe condizioni? Come potrà vivere una persona che ha “la colpa indiretta” di esistere? Cosa potrà pensare del fatto che la sua esistenza ha comportato un risarcimento di 500.000 euro?

b) se ha certamente senso fare causa ad una struttura sanitaria perché non cura o danneggia la salute delle persone, può aver altrettanto senso farle causa perché una vita vede la luce?

c) le strutture sanitarie sono per la vita, la cura e la prevenzione oppure sono strumenti che si devono piegare ai desideri degli utenti?

d) le indagini diagnostiche sono un obbligo o una scelta da ponderare?

Non va dimenticato che l’amniocentesi può comportare, in casi rari, errori di valutazione – i cd. “falsi positivi” – e danni al feto o possibile aborto derivanti dalla sua stessa metodica (tra lo 0.1 e l’1 % dei casi). Nella situazione in oggetto la mamma aveva allora 20 anni: questo esame viene normalmente consigliata sopra i 35. Inoltre, l’amniocentesi non rileva tutte le anomalie cromosomiche: vale a dire, non siamo ancora in grado di sapere tutto in anticipo. Spesso queste indagini rappresentano la premessa per l’aborto: è qui che il diritto alla vita, cede il passo alla “vita su misura” ove sono gli adulti a decidere se una creatura è degna di nascere.

Tra i paradossi della cultura attuale troviamo alcuni curiosi estremi: dal figlio a tutti i costi, con lo squallido mercato dell’utero in affitto, alla rinuncia alla vita con tutti i mezzi (chirurgici, chimici, legali); dalla difesa estrema del mondo animale all’eliminazione di chi è “difettoso” (tra virgolette, infatti: … chi di noi è senza difetti?): dall’ammalato al concepito non conforme; dall’ecologismo ambientale ed alimentare al corpo come palestra sessuale e banco di prova gratuito per esperimenti procreativi e test per farmaci abortivi dannosi per la salute e spacciati per anticoncezionali; dalla continua creazione di nuovi diritti umani (a volte, si tratta proprio di pseudo-diritti) alla negazione dei diritti altrui, ad esempio il migrante o il bambino non ancora nato.

Su questa linea anche la recente decisione della Lombardia che ha disposto il risarcimento con oltre 160.000 euro a Beppino Englaro, poiché a suo tempo la Regione si era opposta al distacco della spina alla figlia Eluana. Traducibile in: se non accelleriamo la morte, prendiamo la multa!

Ciò cha accomuna queste situazioni è probabilmente radicato nell’egoismo dell’uomo che mette al centro se stesso, trascurando la doverosa attenzione all’altro, partendo da chi è più debole; manca allora il riconoscimento del significato e del valore della relazione ed il rispetto che è dovuto al proprio corpo, all’altro ed alla vita nascente.

Papa Francesco, nell’enciclica Evangelii Gaudiumdel 2013, ricorda con estrema semplicità e verità che la “difesa della vita nascente è intimamente legata alla difesa di qualsiasi diritto umano” (n. 213). Da qui possiamo ripartire, affinché ogni vita possa veder affermata la dignità che le spetta per il solo fatto di esistere, fin dal suo concepimento.

Cinzia e G. Marco Campeotto
coord. Anfn prov. Udine