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Roberto e Anna Rita, cittadini d’Italia. La nostra famiglia è aperta all’affido

Roberto e Anna Rita, cittadini d’Italia. La nostra famiglia è aperta all’affido

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Roberto Liquori e Anna Rita Barone vengono dal Salento, terra di sole e vento, di radici profonde e legami autentici. Si sono uniti in matrimonio il 24 gennaio del 1981 «con la leggerezza dei sogni e senza immaginare fino in fondo dove la vita ci avrebbe condotti».

Dal Salento al resto d’Italia: «abbiamo vissuto a Sassari, poi in provincia di Verona, poi ancora in provincia di Mantova». Infine, dal 1987, i due si sono trasferiti a Ferrara. «Ogni luogo – raccontano – ha lasciato un segno, ma la nostra vera casa non è mai stata una città: è sempre stata la relazione».

Lui, Roberto, ha lavorato per molti anni al Ministero della Giustizia come ufficiale giudiziario.
Anna Rita ha svolto il suo servizio professionale in un centro di salute mentale.
Percorsi diversi, ma un’unica direzione: stare accanto alle fragilità con rispetto e umanità.
«Oggi siamo entrambi in pensione, ma la nostra vocazione non è mai andata in pensione».

Il giorno che ha cambiato tutto: la scelta dell’affido familiare. «Non è nato da un progetto studiato a tavolino. È nato da un incontro». Anna Rita era volontaria alla Caritas diocesana. Un giorno le chiesero aiuto: una giovane madre, originaria della Tanzania, ospitata in Caritas, si era sentita male ed era stata portata al pronto soccorso. C’era un bambino di dieci mesi da accudire.
Avrebbe potuto restare con altre volontarie presenti quel giorno.  «Non era necessario che venisse da noi, ma, per una serie di circostanze semplici e quasi casuali, alla fine arrivò a casa nostra». «Solo per qualche ora», dissero. È rimasto circa due mesi.

Il suo nome, tradotto in italiano, significa «raggio di sole». «E questo – racconta Roberto – è stato per noi. Con lui abbiamo compreso qualcosa che fino ad allora non avevamo messo a fuoco: la nostra casa poteva allargarsi. Il nostro cuore anche».

Insomma, quella che appariva una emergenza i Liquori oggi la vedono come una «chiamata». Oggi quel bambino ha 34 anni.

È un ballerino e spesso partecipa a programmi televisivi. «Quando lo vediamo danzare, pensiamo che la vita, quando trova uno spazio sicuro, sa prendere slancio».

Dopo di lui sono arrivati altri figli. Due biologici e sette accolti in affido nel corso degli anni.
«Storie diverse, ferite diverse, ma un unico bisogno: sentirsi a casa. Essere una famiglia numerosa per noi non è mai stato un numero. È stato mettere un piatto in più a tavola senza chiedersi se bastasse. È stato fare spazio negli armadi, ma soprattutto nelle abitudini.
È stato imparare che l’amore non si divide: si moltiplica».

Non sono mancati momenti difficili.  «Le notti di preoccupazione, le battaglie con la burocrazia.
Le paure silenziose. Ma non è mai mancata la convinzione che ogni bambino merita uno sguardo che lo riconosca e lo custodisca».

Oggi i Liquori sono nonni.

«Abbiamo due nipoti biologici e due nipoti, figli biologici di nostra figlia cresciuta e accolta da noi in affido familiare».

La storia, però, continua ad allargarsi. «In questi ultimi mesi nostra figlia ha ottenuto l’idoneità per l’adozione e ha già conferito mandato per un’adozione internazionale. Speriamo presto di diventare anche nonni adottivi. Sarebbe un nuovo capitolo, coerente con un cammino iniziato tanti anni fa quasi per caso… o forse per Provvidenza».

Cosa significa per voi essere famiglia numerosa?.

«Significa credere che nessuno si salva da solo. Significa sapere che la ricchezza vera sono le relazioni. Significa accettare che amare comporta rischio, ma anche una gioia profonda che non si può spiegare, solo vivere».

Roberto ed Anna Rita si sono avvicinati all’Associazione Famiglie Numerose «perché sentivamo il bisogno di condividere questo cammino con chi parla la nostra stessa lingua: quella della gratuità, della fatica quotidiana, della bellezza delle tavolate rumorose e delle sedie sempre insufficienti. Una famiglia numerosa non è perfetta. È viva. È un laboratorio di pazienza.
È un allenamento continuo al perdono. È una palestra di umanità».

La confidenza: «Se ci guardiamo indietro, vediamo strade percorse, città cambiate, figli cresciuti, partenze e ritorni. Ma soprattutto vediamo una cosa: una porta sempre aperta. E finché avremo fiato, resterà così».


Rinnoviamo l’invito a tutte le famiglie associate: raccontateci cosa significa per voi essere una famiglia numerosa e come è iniziato il vostro percorso con l’associazione.
Partecipate: ogni storia conta, perché dietro i numeri ci sono volti, sogni e una meraviglia che merita di essere raccontata. Trovate maggiori indicazioni in  Casa, caos & meraviglia – Al via la raccolta di testimonianze