Sembrava una missione impossibile ma alla fine è successo davvero: per la prima volta nella storia repubblicana in Italia è stato infatti introdotto, nella legge di bilancio 2026, un “buono scuola” nazionale a sostegno di quelle famiglie che abbiano scelto una scuola pubblica paritaria per l’educazione e l’istruzione dei propri figli.
Infatti, dopo il convegno del 25 marzo 2025 in regione Lombardia che ha fatto il punto a venticinque anni dall’approvazione della legge Berlinguer – che ha istituito in Italia un unico sistema pubblico di istruzione, composto dalla scuola statale e da quella paritaria -, il mondo dell’associazionismo (tra cui Anfn) e dei gestori di scuole paritarie si è mobilitato per chiedere, finalmente, il compimento della legge sulla parità, rimasta purtroppo negli anni solo sulla carta senza un adeguato finanziamento a garantire per tutte le famiglie la libertà di scelta della scuola più adatta ai propri figli senza la preoccupazione di badare al portafogli.
Va ricordato, infatti, che la nostra Costituzione riconosce alla famiglia il diritto-dovere di educare i figli (art. 30-31), scegliendo liberamente come collaboratori di questa fondamentale dimensione gli istituti che meglio corrispondano ai suoi orientamenti e convincimenti. La stessa Carta riconosce poi la libertà di insegnamento e la possibilità di istituire (senza oneri per lo Stato) scuole anche da parte della società civile (art. 33). Ma a questo punto nascono i problemi; infatti, chi frequenta una scuola statale lo fa gratuitamente perché quelle sono finanziate con le tasse pagate da tutti i cittadini; chi però decide di avvalersi di una scuola pubblica paritaria deve necessariamente pagare una retta. Questa palese ingiustizia permette solo alle famiglie abbienti (o a fronte di enormi sacrifici), la possibilità di scegliere liberamente la scuola pagando due volte.
Ed è qui che si è registrato il cambio di passo in tanti anni di rivendicazioni pur legittime: non più altre risorse economiche da destinare a pioggia alle scuole paritarie (impropriamente chiamate “per ricchi”) ma fondi direttamente alle famiglie (soprattutto meno abbienti) poiché è quest’ultima la detentrice dei diritti costituzionali che ne garantiscono la libertà di scelta in ambito educativo, fin anche a prevedere il superamento degli ostacoli di carattere economico.
E adesso che l’emendamento sul “buono scuola nazionale” è passato, che fare? Stiamo tutti aspettando i decreti attuativi che, verosimilmente, dovrebbero arrivare dopo le ormai prossime vacanze pasquali. Qualcosa però si può già cautamente spoilerare.
Intanto il provvedimento sarà a beneficio degli studenti delle scuole secondarie di primo grado (medie) e del primo biennio delle scuole secondarie di secondo grado (superiori): essendo quella dei finanziamenti una coperta sempre corta si è preferito intervenire, almeno per ora, sui cicli scolastici attualmente meno finanziati dallo Stato e che riguardano la fascia di età in obbligo scolastico. La cifra del buono, destinato agli studenti delle paritarie, sarà calibrata in base all’ISEE ed erogata dall’INPS in forma di rimborso delle spese già sostenute per la retta di frequenza e non potrà superare, ça va sans dire, né la spesa reale sostenuta dalla famiglia né il costo medio per studente riconosciuto dal Ministero. Un’ultima precisazione, su cui molti amici qui in Lombardia mi hanno chiesto: il contributo statale sarà cumulabile con la dote scuola regionale, andando a costituire un vero, incisivo contributo per tante famiglie.
Prepariamoci allora tutti a fare domanda, non solo per dimostrare che di una simile manovra ce n’era estremo bisogno ma anche per liberare la scelta di qualche famiglia in più, per il bene dei nostri figli e di tutta la scuola pubblica, statale o paritaria che sia.
Cesare Peroncini
Membro Unità Scuola Anfn
cesare.peroncini@gmail.com








