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RICORDI DEL TERREMOTO: TESTIMONIANZA ALL’ASSEMBLEA DI RIVA DEL GARDA

RICORDI DEL TERREMOTO: TESTIMONIANZA ALL’ASSEMBLEA DI RIVA DEL GARDA

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Riportiamo la toccante testimonianza di Dina e Alessio Galavotti di Mirandola (Modena), condivisa durante la recente assemblea dei coordinatori tenuta a Riva del Garda.
Cogliamo l’occasione per ringraziare il Comune di Riva del Garda che ha deliberato un contributo specifico a favore della partecipazione alla nostra assemblea, delle famiglie che provenivano dalle zone colpite dal terremoto.

Alfio e Emanuela Spitaleri

Alle 4 di mattina di domenica 20 maggio scorso stavo dormendo, quando sono stata svegliata da un enorme boato, tutto tremava, in particolare ricordo il battito insistente del comò e dei comodini che continuavano a saltellare. Mi sono acquattata di fianco al letto, provavo paura incredulità e senso di impotenza, pregavo che tutto finisse ma quei venti secondi sono stati interminabili, mi sentivo paralizzata, non riuscivo a fare nulla.
Appena finito io ed Alessio abbiamo preso in braccio i bimbi piccoli e insieme agli altri figli siamo usciti . La nostra casa e quelle vicine non avevano subito danni, ho pensato che non ci fossero stati problemi particolari, poco dopo però degli amici ci hanno telefonato dicendo che stavano andando a prendere i bimbi, tra i quali anche nostra figlia, che erano in uscita con i lupetti e le coccinelle a S. Felice, un paese vicino. I capi li avevano chiamati dicendo che là c’erano stati danni gravi e i bimbi dovevano essere riportati a casa. Durante la scossa li avevano tutti svegliati e accompagnati fuori in pigiama e scalzi, mentre sotto i loro occhi la chiesa e la parte più vecchia della canonica crollavano.
Nostra figlia è tornata in lacrime, particolarmente provata e spaventata da quella esperienza vissuta poco prima.
Abbiamo trascorso il resto della notte in auto, al mattino siamo rientrati in casa.
Da allora hanno cominciato a susseguirsi una fitta serie di scosse di minore intensità e spesso durante la giornata correvamo fuori per la paura, abbiamo cominciato a convivere con il terremoto.
Fin da piccoli ci avevano insegnato che la nostra non era una zona sismica, dato che un tempo c’era una palude, il cuscinetto di sabbia che si trova sotto i nostri piedi avrebbe attutito ogni movimento. Abbiamo constatato che questa ormai era una favola, noi e le persone che incontravamo eravamo sbigottiti attoniti, abbiamo cominciato a vivere in uno stato di allerta continua.
Quella mattina nella nostra parrocchia e in quelle vicine si sarebbero dovute celebrare le Prime Comunioni o le Cresime, tutto è saltato, la vita quotidiana ha cominciato ad essere spezzata.
Intorno a noi molte case avevano subito danni ingenti e le persone non potevano rientrare, le scuole e gli edifici pubblici si trovavano nelle stesse condizioni, erano inagibili.
Tutte le chiese di Mirandola e quelle dei dintorni erano gravemente compromesse, quel giorno stesso il nostro vescovo Monsignor Francesco Cavina ha fatto il giro di tutte le chiese della diocesi e scavalcando i rottami è andato a recuperare le ostie consacrate che si trovavano nei tabernacoli, anche in alcune chiese in cui neppure il sacerdote si attentava ad entrare. E’ stata una testimonianza di coraggio di fede e di amore.
Per qualche notte abbiamo dormito in auto, ma è veramente molto scomodo e dopo qualche giorno ti senti stanco e indolenzito, poi dei nostri amici che abitano in una casa nuova, costruita in legno con criteri antisismici, ci hanno ospitato nel loro salotto e per qualche altra notte abbiamo dormito nei sacchi a pelo distesi, ci sentivamo un po’ più rilassati.
Molte attività si erano fermate, le scuole erano chiuse, molte ditte fra cui anche quelle in cui lavoriamo noi avevano sospeso l’attività, però nel frattempo si lavorava per sistemare i danni e riprendere al più presto. Dopo una settimana, lunedì 28 Maggio molti avevano riaperto, parlando con le persone si percepiva un senso di paura misto ad una voglia di ripesa che rendeva tutti fiduciosi che presto la vita sarebbe potuta riprendere quasi nella normalità. Noi a casa avevamo ricominciato a dormire nei nostri letti.
La mattina del 29 ero al lavoro, quando alle 9 una nuova forte scossa si è presentata, il terreno ondeggiava in un modo impressionante, ho cercato di correre verso l’uscita ma faticavo a rimanere in equilibrio, ho impiegato parecchi secondi per percorrere un breve tratto, finalmente sono riuscita ad uscire. Questa volta mi ero resa conto che la violenza degli eventi naturali è tale che potrebbe non consentire di mettersi in salvo, ti sorprende come e dove sei e rimani in balia di una forza che non puoi minimamente contrastare.
Sono corsa subito a casa dai bambini che si trovavano con mia cognata, erano in cortile tutti molto impauriti.
Quella giornata la abbiamo trascorsa fuori casa con alcune famiglie di vicini, raccontandoci le nostre storie e facendoci coraggio a vicenda. Nel frattempo cominciavano ad arrivare le notizie della situazione circostante, i danni erano peggiorati, c’erano stati crolli e ora anche morti nelle nostre zone, in particolare una persona che conoscevamo, titolare di una azienda, padre di un capo scout di nostro figlio e nonno di una compagna di un altro nostro figlio, riuscito ad uscire dal capannone era rientrato a cercare suo figlio ma ha perso la vita.
Ora il morale era veramente a terra, per tutti il terremoto sembrava volerci dire che era in agguato e un senso di incertezza e smarrimento si diffondeva fra le persone, molti hanno comincato ad allontanarsi per andare in altri luoghi fuori da Mirandola.
In quei giorni era difficile fare la spesa, pochi negozi erano aperti, era difficile fare un bancomat perché le banche erano tutte chiuse, bisognava allontanarsi per trovare i beni di prima necessità era difficile anche trovare un medico, non avevano luoghi per accogliere i pazienti e l’ospedale si era trasferito sotto qualche tenda.
Abbiamo conosciuto e apprezzato l’opera dei Vigili del Fuoco e della Protezione Civile che hanno lavorato incessantemente per aiutare le persone in una fase di emergenza.
Quasi nessuno dormiva in casa, noi avevamo ripreso a dormire in auto quando ricevemmo la telefonata di un conoscente di mio marito, un tecnico di Torino, che aveva incontrato qualche volta per lavoro, il quale ci offriva il suo camper.
E’ stato un segno della provvidenza, in quei giorni il noleggio dei camper e delle roulotte aveva raggiunto prezzi esorbitanti e ormai non ve ne erano più di disponibili nei dintorni, il nostro vicino ne aveva trovato uno a Venezia; in una tale situazione questa persona ce lo offriva gratuitamente sapendo che avevamo 6 figli di cui alcuni piccoli.
La notte ora la trascorrevamo serenamente, ci sentivamo sicuri nel sonno nonostante le scosse che si continuavano a percepire ad ogni ora del giorno. Le giornate trascorrevano senza un progetto preciso, io ero a casa dal lavoro mio marito invece ha ripreso quasi subito, i ragazzi a casa da scuola ormai dal 20 maggio non sapevano bene cosa fare e qualcuno viveva anche la tensione degli esami in un contesto di incertezza e in uno stato psicologico di fragilità.
Nel frattempo sono partiti alcuni centri estivi all’aperto, con qualche gazebo come unica struttura protettiva, a turno istruttori del CSI facevano fare ai ragazzi attività particolari come rugby, scherma, atletica, lavoretti creativi e altro. Il costo di iscrizione era molto basso, così 4 dei nostri figli hanno cominciato a frequentarlo e a trascorrere le mattinate in compagnia e impegnti in situazioni nuove.
Oggi l’ emergenza è finita, è iniziata la fase di ricostruzione, ancora molte risorse di ogni tipo sono necessarie per vivere le nostre giornate, risorse economiche ma anche intelletive, occorre capacità di adattamento, pazienza e comprensione.
Le scuole sono iniziate in tensostrutture in luoghi non sempre adatti ad accogliere il flusso di bambini e genitori, l’operazione di accompagnamento e ritiro dei propri figli è molto lunga. Da metà ottobre le scuole materne hanno ripreso nei loro stabili messi in sicurezza, il 13 ottobre sono state inaugurate le scuole elementari prefabbricate, essenziali ma belle e luminose. Le medie erano in un edificio moderno da poco ultimato, antisismico quindi non ha avuto problemi, ma dividono parte delle loro aule con gli uffici comunali che ancora non hanno una struttura definitiva.
Le superiori sono ancora in una situazione precaria, o sotto tensostrutture o al Palazzetto dello Sport o in qualche sala messa a disposizione da privati. Tuttavia stanno costruendo il nuovo polo scolastico prefabbricato e ai primi di novembre dovrebbero entrare.
L’assistenza sanitaria è ricominciata in piccoli ma accoglienti container.
Le attività sportive non sono state riaperte tutte, mancano le palestre, la piscina è stata chiusa. Per molti è divenuto l’anno del cambio di attività praticata.
Il catechismo e tutte le iniziative parricchiali sono riprese in parte, il problema è la mancanza di luoghi che possano accogliere i nostri ragazzi. La vecchia casa degli scout dichiarata agibile, che prima accoglieva un gruppo scout, ora ne accoglie 2, più l’azione cattolica e riunioni parrocchiali varie. Per il catechismo ci è stato chiesto di mettere a disposizione le nostre case.
La geografia del nostro territorio è stata variata, come parte delle nostre abitudini e la nostra percezione della vita, ma le situazioni e le relazioni che abbiamo vissuto in questi mesi mi fanno sentire fondamentalmente serena, anche i ragazzi mi sembra che abbiano riacquistato la una certa tranquillità.
Se dovessi dire quale parola mi ricorda il terremoto sicuramente direi “paura” ma subito dopo “SOLIDARIETA’”, siamo stati sorpresi da tanti gesti di attenzione e generosità che ci hanno fatto vivere le difficoltà in un clima di calore e affetto.