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PENSIONI ANTICIPATE: FUORI DAL COMPUTO I CONGEDI PARENTALI. MARIO SBERNA: “E’ DISCRIMINAZIONE”

PENSIONI ANTICIPATE: FUORI DAL COMPUTO I CONGEDI PARENTALI. MARIO SBERNA: “E’ DISCRIMINAZIONE”

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Cattive notizie dall’Inps per intende andare in pensione anticipata; secondo la legge Fornero, nel conteggio degli anni entrano solo i giorni “effettivamente lavorati” e non quelli coperti da contributi figurativi. Quindi, i giorni in cui un lavoratore è stato assente per permessi retribuiti, per motivi familiari, lutto, sciopero, diritto allo studio, e addirittura per donare il sangue non sono validi per il conteggio.
La regola, inoltre, vale anche per coloro che hanno usufruito di giorni di assenza secondo la legge 104/1992 (che prevede permessi retribuiti per l’assistenza a un figlio disabile) e, attenzione, per il congedo parentale (ex maternità facoltativa). Insomma, una nuova piccola “punizione” dell’avere voluto avere figli e volerli accudire…

Davanti a questa incongruenza, i deputati di Scelta Civica per l’Italia Mario Sberna e Gianluigi Gigli e il deputato di Udc Paola Binetti hanno presentato un’interrogazione parlamentare chiedendo la rimozione di quelle «discriminazioni che violano il principio di equità di trattamento tra uomo e donna, tra sano e malato, tra pubblico e privato, e a discapito di alcune categorie già sufficientemente svantaggiate».

«Da sempre – spiega Mario Sberna – i lavoratori precoci potrebbero andare in pensione anticipata. Oggi molti di loro non lo fanno perché, se non hanno compiuto almeno 62 anni, rischiano di percepire una pensione ridotta rispetto alle aspettative (decurtata dell’1% se hanno 61 anni, del 2% se intendono andare in pensione a 60 anni, del 4% a 59, del 6% a 58, dell’8% a 57, del 10% a 56 anni).
Una legge dello scorso anno istituiva una deroga alla riforma Fornero, stabilendo che chi avrebbe maturato il requisito di anzianità contributiva entro il 31 dicembre 2017, avrebbe potuto farlo senza penalizzazioni. Ma la deroga prevede che nel conteggio dei contributi entrino solo i giorni di effettivo lavoro, e quindi , per esempio ne è esclusa l ‘astensione facoltativa per maternità, con evidente discriminazione nei confronti di chi, non avendo figli, ha continuato a lavorare.
«La deroga, dunque, entra in contraddizione con le misure a favore di maternità e lavoro, realtà non sempre conciliabili. – afferma Mario Sberna – Lo dimostrano le statistiche, secondo cui molte donne abbandonano il lavoro al primo figlio e ancor di più abbandonano il lavoro dopo il secondo figlio. A mio giudizio, con il prolungamento dell’età pensionabile, sarebbe stato opportuno prevedere nuovi strumenti di welfare, sostitutivi del lavoro parentale.
La legge 104, istituita per assicurare una corretta tutela ai cittadini disabili, prevede alcuni permessi lavorativi non solo per il disabile, ma anche per il familiare chiamato ad accudirlo. La riforma prevede che i lavoratori pubblici possono recuperare i permessi usufruiti: ma così si introduce una grave discriminazione fra pubblico e privato. Insomma un bel pasticcio, cui occorrerebbe porre rimedio».

Così, mentre in Spagna si raccolgono le firme per chiedere che nel computo della pensione venga tenuto conto dei figli messi al mondo e nei cassetti del parlamento giace la proposta ANFN di attribuire un bonus di due anni alle mamme lavoratrici per ogni figlio nato, si deve correre ai ripari per non penalizzare in modo discriminatorio chi, lavorando nel privato, ha usufruito di permessi di maternità, chi ha donato il sangue, chi ha assistito un figlio disabile.