Nuove politiche familiari e fiscali: investimento strategico di una nazione   

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    I figli non rappresentano un costo per lo Stato ma saranno i suoi futuri contribuenti, finanziatori del welfare, moltiplicatori della crescita economica di una nazione, pilastri del sistema previdenziale. 

    L’Assegno Unico Universale — misura di politica assistenziale — ha indubbiamente elementi positivi. Tuttavia, nonostante le indicazioni della Legge Delega, approvata all’unanimità, è nato con risorse insufficienti, sotto il vincolo dell’ISEE e cancellando di fatto ogni principio di equità fiscale. È mancato il coraggio di investire davvero sui figli, cioè sulle nuove generazioni. A titolo di promemoria: la Legge Delega stabiliva che l’eventuale selettività dell’Assegno Unico non dovesse basarsi obbligatoriamente sull’ISEE, ma anche su singole componenti dello stesso, quali l’I.S.R. – Indicatore Situazione Reddituale. Inoltre, prevedeva che l’eliminazione delle detrazioni fiscali per i figli a carico avvenisse gradualmente, nell’ambito di una più ampia riforma fiscale che, di fatto, non è mai stata realizzata, salvo alcuni interventi recenti: la riduzione degli scaglioni IRPEF, il taglio generalizzato di due punti dell’aliquota del secondo scaglione — beneficio talvolta annullato dall’aumento delle addizionali IRPEF — e nuovi limiti alle detrazioni per i redditi più alti, differenziati in base al numero dei figli presenti nel nucleo ma che non può certo essere definito un vero “quoziente familiare”. 

    La logica del “braccino corto” non si è fermata all’ISEE né all’uso delle detrazioni IRPEF per finanziare la misura. Si è voluto anche ricalcare, quasi automaticamente, lo schema dei vecchi Assegni al Nucleo Familiare: una normativa nata in un contesto ormai superato, in cui il sostegno cessava a 18 anni, salvo casi limitati. Quarant’anni fa molti giovani entravano presto nel mondo del lavoro e solo una quota ridotta proseguiva gli studi universitari. 

    Oggi la realtà è radicalmente cambiata. L’Assegno Unico avrebbe dovuto tenerne conto, sostenendo davvero le famiglie nel periodo più oneroso: quello della formazione, degli studi universitari e dell’ingresso dei figli nella vita adulta. Per questo non dovrebbe essere dimezzato al compimento dei 18 anni né cessare a 21 anni: è proprio in questa fase, lo ripetiamo da tempo, che il peso economico dei figli sui nuclei familiari diventa più gravoso. 

    Serve quindi un potenziamento deciso dell’Assegno Unico: va eliminata la selettività legata all’ISEE e va ristabilita una vera equità fiscale, rapportata al numero dei figli presenti nel nucleo familiare. 

    I FIGLI NON SONO UN COSTO PER LO STATO: SONO IL SUO INVESTIMENTO PIÙ STRATEGICO, FISCALE E PREVIDENZIALE. 

    Fin dalla nascita, ogni figlio genera nuova domanda di beni e servizi: alimentazione, abbigliamento, scuola, sport, trasporti, tecnologia. 

    Accresce il capitale umano del Paese: più giovani significa più innovazione, più produttività e una migliore qualità della vita. 

    Da troppo tempo sembra impossibile trovare risorse per vere politiche familiari e per un fisco realmente a misura di famiglia. Eppure, la domanda decisiva è semplice: 

    • quale ritorno economico produce, per una Nazione, la nascita di un figlio? 
    • in che modo si sviluppa questo effetto moltiplicatore sulla crescita economica? 
    • cosa accade, in termini economici e sociali, all’interno di una famiglia numerosa? 

    Consideriamo, a puro titolo di sommario esempio, una vita lavorativa futura di 42 anni, con un reddito lordo medio di 30.000 euro, contributi INPS pari al 33% e una pensione futura di 20 anni, per un onere annuo al netto di imposte pari a18.000 euro. A ciò si aggiunga un gettito fiscale medio, tra IRPEF, IVA e ACCISE, stimato in 10.000 euro annui nella vita lavorativa ed euro 3.000 nel tempo della pensione. 

    Il calcolo è espresso a valori attuali, senza considerare rivalutazioni, attualizzazioni o ulteriori aggiornamenti futuri. 

    Se si includessero anche rivalutazioni e aggiornamenti futuri, il saldo risulterebbe con ogni probabilità ancora più favorevole. 

    Per questo il potenziamento dell’Assegno Unico con l’eliminazione della selettività ISEE, l’eliminazione del dimezzamento al compimento del 18° anno di età del figlio, la prosecuzione fino al compimento degli studi accademici in regolare corso, e una riforma IRPEF capace di ristabilire una reale equità fiscale non sono più rinviabili: devono finalmente diventare scelte concrete. 

    Le politiche familiari e una fiscalità davvero equa sono, e resteranno, il miglior investimento di una Nazione: l’unico capace di sostenere concretamente il desiderio di maternità e paternità e di trasformarlo in una scelta possibile.  

    Paolo Moroni
    Referente Unità Politica Anfn