Da molti anni porto con me un sogno. Un sogno nato da un’esigenza concreta e alimentato dalla mia passione per la tecnologia. Non sogno una casa più grande, né una casa piena di dispositivi elettronici. Sogno una casa capace di crescere, cambiare ed evolvere insieme alla famiglia che la abita.
Chi vive in una famiglia numerosa sa bene che una casa non è mai davvero “finita”. Gli spazi vengono condivisi, reinventati e adattati continuamente. Una stanza cambia funzione più volte nel corso degli anni, si spostano mobili, si cercano nuove soluzioni per far convivere esigenze diverse e, spesso, ci si accorge che non è la famiglia a essere cambiata troppo in fretta: è la casa a essere stata progettata come se quella famiglia dovesse rimanere identica per sempre.
Tutto è iniziato da una domanda apparentemente banale. Per spostare una semplice presa di corrente era necessario trasformare una piccola modifica in un cantiere. Mi sono fermato a riflettere: è davvero possibile che, nel XXI secolo, una casa sia ancora costruita in modo da rendere così complicato anche il cambiamento più semplice?
Da quella domanda ne sono nate molte altre. Perché una parete interna deve essere definitiva? Perché una cucina deve rimanere una cucina per tutta la vita dell’edificio? Perché continuiamo a costruire case come se la vita delle persone non cambiasse mai?
La realtà è l’esatto contrario.
Quando nasce un bambino serve uno spazio dove giocare. Crescendo, quello stesso ambiente diventa una cameretta, poi un luogo dove studiare, leggere, suonare uno strumento o coltivare le proprie passioni. Più avanti potrebbe servire uno studio per lavorare da casa, una stanza per accogliere un genitore anziano oppure uno spazio adatto a una persona con disabilità. I figli crescono, qualcuno lascia casa, qualcun altro torna. La famiglia evolve continuamente.
Ma la vera rivoluzione non consiste soltanto nel cambiare la destinazione di una stanza.
Consiste nel poter ridisegnare la casa ogni volta che la vita lo richiede.
Una cameretta può allargarsi perché un figlio ha bisogno di maggiore autonomia, oppure cedere parte del proprio spazio al soggiorno. Due camere possono unirsi in un unico ambiente oppure un grande locale può dividersi in due o tre stanze più piccole. Uno studio può trasformarsi in un secondo bagno, una cucina può diventare una camera, una camera può diventare parte del soggiorno. Non cambia soltanto la funzione degli ambienti: cambiano anche le loro dimensioni. Ogni metro quadrato può essere redistribuito secondo le esigenze del momento. La casa smette di avere una forma definitiva e diventa un organismo capace di evolversi insieme alla famiglia.
È questa la casa che immagino.
Una casa che viene consegnata praticamente vuota. Non perché sia incompleta, ma perché è libera. La struttura dell’edificio, le pareti esterne, il tetto, i serramenti e tutto ciò che deve durare per molti decenni è già realizzato. All’interno, invece, non esistono tramezze definitive, ma una vera e propria infrastruttura modulare.
Questa infrastruttura attraversa tutta la casa: corre nelle pareti, sotto il pavimento e sopra il soffitto. Al suo interno scorrono elettricità, acqua, scarichi, rete dati e tutti quei servizi che oggi utilizziamo e che domani potranno essere aggiunti. Le pareti interne scorrono parallelamente lungo percorsi predisposti e, spostandosi, trovano sempre a disposizione tutti i collegamenti necessari. Le prese elettriche, i punti luce, gli attacchi dell’acqua, gli scarichi e la rete seguono la nuova configurazione degli spazi, senza demolizioni e senza trasformare ogni modifica in un nuovo cantiere.
I vantaggi non finiscono qui. Anche la manutenzione cambia completamente. Un guasto non significa più rompere muri o pavimenti per cercare un tubo o un cavo nascosto. Tutti i servizi rimangono accessibili e facilmente ispezionabili. Aggiungere una presa, un punto luce, un collegamento di rete o un nuovo punto di distribuzione dell’acqua diventa un’operazione semplice, veloce e modulare. La casa non è più progettata soltanto per essere costruita, ma anche per essere aggiornata, mantenuta ed evolvere nel tempo.
C’è poi una riflessione che mi accompagna da molti anni. Tutti abbiamo visto nascere un edificio. La struttura sale rapidamente: fondamenta, pilastri, solai, pareti esterne, tetto e serramenti prendono forma in tempi sorprendentemente brevi. È quando iniziano le divisioni interne, gli impianti e le finiture che i tempi si allungano enormemente.
Allora mi sono posto una domanda molto semplice: se acquistassimo soltanto ciò che deve durare davvero, cioè l’edificio, e lasciassimo gli spazi interni completamente modulari, non potrebbe cambiare anche il modo di costruire, di vendere e perfino il costo delle abitazioni? Oggi acquistiamo stanze progettate da qualcun altro. Io immagino il giorno in cui acquisteremo soprattutto uno spazio libero, capace di adattarsi alla nostra famiglia per tutta la vita. Una casa così potrebbe diventare finalmente accessibile a molte più famiglie, perché pagheremmo soprattutto ciò che è davvero permanente, mentre tutto il resto potrebbe evolvere nel tempo insieme a noi.
La cosa straordinaria è che questa idea non riguarda soltanto le nuove costruzioni. Potrebbe dare una nuova vita anche a migliaia di edifici già esistenti. Molti condomini hanno strutture ancora perfettamente solide; ciò che è invecchiato è il modo in cui gli appartamenti sono stati suddivisi e, spesso, anche le loro prestazioni energetiche. Eliminando le tramezze tradizionali, trasformando gli interni in un sistema modulare e riqualificando l’involucro dell’edificio secondo i criteri di una moderna CasaClima, quelle abitazioni potrebbero rinascere: più efficienti, meno energivore e capaci di adattarsi alle esigenze delle famiglie di oggi e di domani.
Naturalmente un progetto come questo incontra un ostacolo importante. Non credo sia la tecnologia. Molte delle soluzioni necessarie esistono già o sono perfettamente realizzabili. Il vero ostacolo è culturale e normativo. Continuiamo a progettare edifici pensando che il giorno della consegna siano già definitivi, quando invece la vita delle famiglie è tutto fuorché definitiva. Le famiglie imparano ogni giorno ad adattarsi. Io sogno case che imparino a fare la stessa cosa.
Non so se questa sarà la casa del futuro. So soltanto che è il sogno che porto con me da molti anni: un sogno nato davanti a una semplice presa di corrente e cresciuto fino a trasformarsi in una visione diversa dell’abitare.
Perché forse il vero obiettivo del futuro non sarà avere una casa più grande, ma una casa che cresce, cambia ed evolve insieme alla famiglia che la vive.
Stefano Ferragina
stefano.ferragina@gmail.com








