Quando ero piccola sognavo il 25 Dicembre dall’inizio della primavera e tuttora, nel ricordo, mi si presentano nitide immagini di una bella famiglia riunita intorno alla tavola dei nonni dove, con accanto zii e cugini, si pranzava e si festeggiava in attesa del trepidante momento dell’apertura dei regali.
Erano gli unici regali dell’anno che ricevevo, insieme a quelli del compleanno e di S. Lucia. Salivo in casa dei nonni al mattino presto per aiutare la nonna ad apparecchiare ma soprattutto per perdermi davanti al grande presepe (che mio nonno installava il mattino stesso di Natale con luci, laghetti, pecorelle) e alle decine di pacchi colorati e scintillanti sotto l’albero. Toccavo quelli con sopra scritto il mio nome – cosa assolutamente vietata ma che facevo lontano da occhi indiscreti – e trepidavo per ore sognandone il contenuto. Li aprivamo tutti insieme, ma rigorosamente uno alla volta e la cerimonia poteva durare alcune ore.
Mi restava uno struggente benessere nei giorni seguenti che immediatamente si trasformava in un desiderio profondo del Natale successivo. Ogni tanto mi soffermo a pensare cosa provano i miei figli a Natale e quali sensazioni serberanno quando vorranno creare una loro famiglia. Al momento mi chiedono abeti giganteschi da addobbare dall’alto al basso e non li accontento mai perché in sala non c’è spazio nemmeno per noi. Vorrebbero un presepe lungo una stanza con cielo, muschio raccolto nel prato e odorante di umido, montagne, lucine, cielo stellato e io inorridisco al solo pensiero di scopare tutte le mattine terra fresca caduta a terra e riposizionare pastori lanciati per la stanza come missili la sera precedente. Luca e Mattia passerebbero tutte le vacanze di Natale a giocare a Mercante in fiera e a tombola e io li assillo con i compiti da eseguire e la camera da riordinare. Giacomo in realtà sembra interessato solo alla chiusura della scuola e alle felpe che riceverà in dono e ne deduco che comprendere un sedicenne non è facile nemmeno a Natale. Mattia ha voglia di famiglia, di pranzi insieme ai nonni, di partite a carte e piacevoli sorprese. Insieme tutti e due i miei figli “grandi” aiutano a preparare il presepe nella nostra piccola chiesa e creano atmosfere nuove e suggestive anno dopo anno. Luca, a sua volta, si offre volontario per aiutare la nonna nella preparazione degli addobbi casalinghi e Emma attende con gioia ogni momento che può trascorrere con le cuginette.
La sera della vigilia si travestono tutti quattro da Babbo Natale in miniatura: Luca, Emma, Sara e Serena. Sono bellissime tutte e tre, contornate da quell’unico maschietto che prova a comandarle ma che, immancabilmente, si fa comandare. In certi momenti mi sembra di risentire quella magia dei miei Natali passati e mi rendo conto che i miei figli mi ricordano molto come ero io. Sono entusiasti per le vacanze, emozionati per la gioia dei giorni di festa, increduli davanti all’albero luminoso e al presepe profumato, impazienti di vivere momenti di famiglia allargata a nonni, zii e cugini. Proprio come ero alla loro età.
Sono io, ora, mamma numerosa (e poi, lo ripeto sempre, nemmeno tanto con solo quattro figli), ad essere cambiata nel corso degli anni. Io che mi chiedo chi ha inventato le vacanze natalizie con relativa chiusura della mensa che durante il resto dell’anno mi permette di tirare un attimo il fiato in cucina. Io che non capisco perché si debba litigare con i figli anche il giorno della Vigilia causa gigantesche moli di compiti assegnati da insegnanti che si sono confusi con le vacanze estive. Io che vorrei trascorrere con i miei ragazzi qualche rilassante pomeriggio al cinema e invece nessun film li mette d’accordo e poi, figuriamoci se il sedicenne si fa vedere in giro con noi, piuttosto la reclusione forzata in casa. Io che vorrei ritrovarmi ancora bambina ignara alla tavola dei nonni e invece faccio una fatica indicibile ad andare d’accordo con tutti i parenti con cui vengo a contatto in giorni di festa che sembra non debbano finire mai. Io che vorrei finalmente riposarmi un po’ dopo mesi di lavoro fuori casa e anni e anni di lavoro senza sosta in famiglia, perché, si sa, una mamma non si ferma mai e non può nemmeno ammalarsi, al limite, ogni tanto, può concedersi un leggero mal di testa. Il Natale mi sembra sempre molto faticoso.
Eppure, ogni anno e, a dir la verità per tutto l’anno, sono contenta così, perché è questo ciò che volevo e che ora ho. Quel bimbo che nasce è sempre un po’ anche il mio e nessuna gioia è più grande di un bimbo che nasce. Quel bimbo che apre gli occhi alla vita, come hanno fatto ogni volta i miei quattro bimbi, fa sparire ogni fatica, fa apparire fattibile l’infattibile, fa sembrare possibile l’impossibile. Come per magia, sarà forse effetto proprio del Natale, per il dieci gennaio tutti i compiti sono fatti e non sono certo mancate le partite a carte; al cinema ci siamo goduti un paio di spettacoli magari a turno in base all’età; sono riuscita quasi a riposarmi giusto il necessario e i pranzi in famiglia si sono rivelati addirittura piacevoli. Quel bimbo che nasce entra nel cuore di tutta la famiglia e annulla ogni paura e ogni debolezza perché niente è impossibile all’amore di Dio che è gioia, letizia e, perché no, anche un po’ magia.
Barbara Mondelli








