• it
Intervento di Anfn presso la Commissione Affari sociali della Camera dei Deputati...

Intervento di Anfn presso la Commissione Affari sociali della Camera dei Deputati sul Ddl Zan

1.368 views
Condividi

AUDIZIONE PRESSO COMMISSIONE AFFARI SOCIALI DELLA CAMERA DEI DEPUTATI sul testo unificato delle proposte di legge recanti modifiche agli articoli 604-bis e 604-ter del codice penale, in materia di violenza o discriminazione per motivi di orientamento sessuale o identità di genere.

Roma, 22. 07 2020

Onorevole Presidente, parlo a nome di famiglie che hanno tanti figli. I nostri figli – quelli di famiglie numerose – rappresentano un terzo dei bambini e ragazzi under 30 in Italia. E anche tra i nostri associati, naturalmente, vi sono ragazzi che non sono eterosessuali.
Ma per i loro genitori sono anzitutto “persone”. Definire una persona attraverso l’etichetta delle sue inclinazioni sessuali è profondamente avvilente; ridurlo a quella connotazione significa negare la sua dignità di essere umano portatore di valori e di un’esperienza che va molto al di là del semplice orientamento sessuale.

Cito alcuni passi della nostra Carta dei Valori.

– Accoglienza: capacità di accettare un nuovo componente della famiglia sia esso figlio, naturale, adottivo o affidato, genitore, diversamente abile o straniero
– Solidarietà: capacità di farsi carico dei problemi di tutti i componenti della famiglia e della società;
– Fraternità: capacità di elaborare rapporti interpersonali basati sull’uguaglianza e sull’amore reciproco;
– Dialogo: capacità di relazionarsi fra diversi (uomo-donna, genitori-figli, giovani-anziani) cogliendo nell’altro una unicità di incontro.

Noi quindi amiamo i nostri figli così come sono, esseri umani che ci sono stati regalati e siamo chiamati ad amarli anche quando le loro inclinazioni e le loro scelte di vita non ci piacciono o non le condividiamo. Questo per dire che noi, come Associazione, amiamo i nostri figli a prescindere, senza giudicarli e senza discriminazioni.

Al tempo stesso la nostra Carta riconosce come valore l’eterosessualità; ciò significa che riconosciamo che i figli possono essere generati esclusivamente attraverso l’unione di un uomo e di donna. Non si tratta di un’idea e tanto meno di un’ideologia, ma è il riconoscimento di quanto la stessa biologia ha disposto in tal senso e noi non possiamo che affermare una realtà scientifica che è tale da quando l’uomo è apparso sulla Terra. Tutto ciò vuol forse dire che siamo “omofobi”? Assolutamente no, perché dobbiamo distinguere due piani del tutto diversi: riconoscere che un essere umano può nascere solo da un gamete maschile e uno femminile è un’evidenza scientifica; al tempo stesso il termine “eterosessualità” con riferimento alla prole riveste, dal nostro punto di vista, una valenza antropologica e psicoaffettiva ben precisa. Infatti, se da un lato un bambino può essere generato solo e soltanto come si è detto, è pur vero che negli ultimi tempi, grazie anche all’evoluzione delle tecniche medico-scientifiche, qualcuno è arrivato ad affermare che un bambino o una bambina possono essere figli di due padri o di due madri. Questa, con ogni evidenza, è un’affermazione falsa e, nel caso di due maschi, si fonda su una pratica terribile sul piano umano: il cosiddetto “utero in affitto”. Insomma, c’è chi ritiene un diritto e un bene il commercio di bambini, nonché lo sfruttamento del corpo femminile di donne solitamente in stato di indigenza. Tutto questo noi lo consideriamo un male, così come riteniamo che un bambino abbia – lui (o lei) sì – un diritto primigenio, quello di avere un padre maschio e una madre femmina.

Tutt’altra cosa è la considerazione che abbiamo – e che tutti dovrebbero avere – verso le persone non eterosessuali, per quanto abbiamo detto in premessa.

E’ evidente insomma che la nostra Associazione non condivide lo spirito del disegno di legge in questione.

Entriamo ora nel vivo dell’art.7. Anzitutto l’incremento di 4 milioni annui “al fine di finanziare politiche per la prevenzione e il contrasto della violenza per motivi legati all’orientamento sessuale”. Queste risorse sono aggiuntive rispetto ad altri 10 milioni stanziati mediante la legge 248 del 2006. Prima osservazione: l’OSCAD, Osservatorio per gli atti discriminatori presso il Ministero dell’Interno, certifica una media annua di casi discriminatori per orientamento sessuale tra le più basse d’Europa, quindi non si capisce l’urgenza di questa legge né tanto meno lo stanziamento di tanti soldi. In epoca di gravi situazioni di disagio economico per tante famiglie con figli – e potremmo citare una miriade di esempi concreti – lo Stato dovrebbe destinare questi fondi alle famiglie con figli. C’è di più: che cosa significa “prevenzione” in questo caso? Sono insegnante e so bene che, quando si parla di prevenzione, si parla di scuola: conferenze, progetti, esperienze di fronte a studenti. Personalmente ho fatto prevenzione nelle scuole per molti anni, rispetto all’uso di droghe e in progetti di educazione alla salute (affettività e sessualità). Onestamente non sarei tranquillo se si facessero queste attività per diffondere ideologie per nulla scientifiche: già da anni in varie scuole d’Italia vengono realizzati progetti in questo senso. Sono travestiti da progetti contro il bullismo o di educazione alla sessualità, o anche apertamente contro l’omofobia; in realtà, avendone conosciuti diversi, posso assicurare che la vera finalità è quella di “indottrinare” i giovani spacciando alcune teorie di genere (gender studies) per evidenze scientifiche.

E poi ci chiediamo e lo chiediamo ai promotori di questa legge: per quale motivo vengono dati così tanti soldi alle associazioni LGBT, mentre lo Stato non dà nulla alle associazioni familiari? La nostra associazione esiste dal 2004: in questi 16 anni non abbiamo mai ricevuto un euro dallo Stato. E nemmeno ci sono stati dati fondi per aprire e gestire un Centro, eppure le nostre famiglie patiscono discriminazioni economiche e culturali che negli ultimi anni si sono fatte sempre più gravi, nonostante la stessa Costituzione chieda un particolare riguardo verso le famiglie numerose (art. 31). Insomma, in Italia pare che, come già diceva George Orwell nella “Fattoria degli animali”, ci siano cittadini più uguali degli altri. Rischiamo insomma un corto circuito: per sostenere le vittime di alcune disuguaglianze si creano altre disuguaglianze!

Alla fine come Associazione siamo seriamente preoccupati, nonostante le rassicurazioni provenienti da chi sostiene questa legge. Potremo continuare ad esprimere le nostre convinzioni senza rischiare severe sanzioni penali? Potremo continuare a dire che una famiglia è fondata sulla eterosessualità? Che un bambino o una bambina, per crescere in modo sano ed equilibrato, hanno diritto e bisogno di un papà e di una mamma? Potremo continuare a sostenere che l’utero in affitto è una barbarie indegna di un Paese civile? Potremo portare dallo psicologo un nostro figlio che manifesta disagio rispetto alla sua identità sessuale, senza per questo essere denunciati? E potremo pregare per la famiglia naturale senza essere denunciati da un sindaco come accaduto pochi giorni fa a Lizzano? Il timore è fondato, visto che un attivista gay ha scritto: “questa è precisamente una di quelle azioni che, giustamente, la legge Zan potrebbe punire. Fateli pure i vostri rosari blasfemi, saranno gli ultimi”.

Cito un altro episodio inquietante capitato a Roma il 16 luglio a Montecitorio: nella piazza autorizzata per manifestare la contrarietà a questa legge, diversi ragazzini si aggiravano tra la folla, almeno due di essi hanno lanciato un fumogeno che ha sprigionato un fumo acre e nero, facendo piangere i bambini, e respirare con difficoltà gli adulti presenti. Altri due ragazzi hanno esibito un cartello offensivo verso Gesù. Naturalmente erano presenti agenti di polizia. Che cos’hanno fatto di fronte a questo? Nulla. E che cosa hanno riportato i media di questi gravi atti, questi sì penalmente rilevanti? Nulla. E allora è evidente che la nostra democrazia e la nostra stessa convivenza civile sono davvero a rischio.

E vorrei terminare lasciando la parola ad un mio caro amico con “disforia di genere”: è maschio, è pure sposato, ma si sente donna: “Io non sto male perché la società mi disapprova, io starei male anche in mezzo al deserto, perché la ferita, e anche profonda, ce l’ho dentro al cuore”. Quale legge dunque potrebbe mai portare sollievo al mio amico? Serve vicinanza e solidarietà, altrochè sanzioni penali!

 

Carlo Dionedi
Responsabile Direzione politica Anfn