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Il Festival che sfida il gelo demografico. Una Giornata per la Vita Nascente

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Una festa con lo slogan «Dare vita, dà vita».
Testimonianze, storie, analisi e riflessioni

Più che un Festival, una… festa. «Dare vita, dà vita» ne è lo slogan e chi ha dubbi può andarsi a rivedere su Youtube Maria Pollacci, ostetrica, novantasei anni, che ha fatto nascere quasi 8mila bambini (il primo nel 1945, l’ultima un mese fa), via via specializzatasi nei parti podalici: «Dalla testa o dai piedi, basta che nascano», ha spiegato sorridendo ieri pomeriggio, durante il “Festival nazionale per la Giornata della vita nascente”. Tre ore in streaming volute dalla Rete per la Giornata (oltre quaranta associazioni e adesioni che crescono), condotte da Beatrice Fazi, attrice, e Pino Morandini magistrato.

«Ho nostalgia dei primi tempi – ha raccontato Pollacci –, c’era miseria ma quando una donna partoriva parenti e amici si muovevano subito tutti per non lasciarla sola». I bambini? «Sono diventati più… furbi e intelligenti». Insomma, «La nascita è una magia». A parte quelli passati, Pupi Avati è «preccupato» per i tempi attuali, per «un proselitismo laico che insegna quel che mi conviene fare e quel che non mi conviene» – dice –, con «i figli diventati una sorta di optional, come non fossero il centro della vicenda umana». Un presente che «mi sembra privo di buon senso».

Tre ore con tanti ospiti: esperti e mamme, papà e sportivi, artisti e psicologi. Nek è un big della musica: «La vita è il dono più grande che abbiamo avuto e lo dobbiamo difendere». Laura Miola la definiscono “influencer di positività”, è sulla sedia a rotelle, «ma poiché Dio ci offre ciò di cui abbiamo bisogno, a dodici anni ho trovato il grande amore, mio marito, Salvatore». È mamma di Ferdinando che fra poco compie tre anni: «Ho capito che dare la vita mi ha dato vita, sì».

I numeri invece danno brividi:Gian Carlo Blangiardo è il presidente Istat e giudica «scioccante» il bilancio demografico 2020, sono nati «404mila bambini» e «dal 2003 ogni anno segniamo in Italia un nuovo record di denatalità». Altro? «La differenza fra nati e morti è stata negativa per 214mila unità nel 2019 e 342mila nel 2020».

Dopo Federica Cifola, attrice, che strappa sorrisi con l’ironia sulle nevrosi delle mamme, dopo un clip con le interviste a diversi giovani che svelano la loro preoccupazione per la denatalità, tocca ad Angelica Comarin e Giovanni Daminato, sposati da poco, infermieri. Al secondo mese di gravidanza, lei si scopre positiva al Covid: «È stato inaspettato – spiega –. Ma ho avuto mio marito al fianco che mi ha aiutato ad affrontare anche il mio senso di colpa verso il bambino». Lui, Giovanni, scherza: «Ho pensato: “Manco un mese di matrimonio e già mi trovo a dormire sul divano!”». Poi va avanti: «Ho cercato soprattutto di trasmetterle buonumore, al di là delle nostre preoccupazioni. Cercando di abbandonare le nostre paure e lasciare spazio alla vita». Il figlio nascerà fra un mese.

Il punto nemmeno è difficile: «La generatività è centrale nella felicità – sottolinea Leonardo Becchetti, economista –. Le relazioni hanno anche valore economico-sociale, le persone sono ricche proprio a seconda delle relazioni che hanno e di cui sono capaci. Casa e scuola di questa capacità è la famiglia». Elisa Di Francisca, schermitrice, e Francesca Dallapè, tuffatrice, hanno vinto tutto o quasi, medaglie olimpiche comprese. Quando sono diventate mamme si sono scoperte «nuove energie». Marco Brambini, attore, legge alcune pagine dal libro Confessioni di un papà incinto, Vinicio Bulla, ex titolare di un’azienda ceduta ai figli, usa i suoi risparmi personali per sostenere la vita, pagando rette dell’asilo a chi ne ha bisogno e non solo. Djoumessi Mekuiko Olivia Reine, mamma lavoratrice nata in Camerun e in Italia da 17 anni, ha quattro figli, ha sempre lavorato 40 ore a settimana, anche in gravidanza, infine è stata licenziata.

Il Festivale le sue tre ore passano in fretta. Anche Flora Gualdani ha una storia da ostetrica niente male, ha fatto nascere circa 5mila bambini, anche fra guerre, e in mezzo mondo. Poi ha fondato Casa Betlemme e «nessuna donna è mai tornata pentita d’aver portato a termine la sua gravidanza difficile». Racconta la sua genitorialità Licia Colò, e per lei «oggi essere madri vuol dire affrontare battaglie». Johnny Dotti, scrittore e imprenditore sociale, spiega bene come «non si è padri per uno spermatozoo, ma essendone degni». E aggiunge Gino Soldera, presidente dell’Associazione di Psicologia ed educazione prenatale, aggiunge che «la vera educazione di un genitore è aiutare il figlio a costruire il suo sogno».

C’è un bel po’ da fare. Per esempio, con le parole di Emanuela Lulli, ginecologa, «liberare le donne, rendendole consapevoli di quanto accade nel loro corpo anche nella gravidanza, per amarsi, apprezzarsi, fin da piccole». Insomma, tanti, sempre più e sempre più trasversalmente, vogliono sia istituita questa Giornata della vita nascente il 25 marzo. Non fosse perché – annota chiaro Eugenia Roccella, giornalista e politica, «ormai più che in un inverno demografico, siamo in un inferno demografico» e «questo Festival deve servire anche a far emergere la ricchezza della genitorialità». Perciò, avvisa Margherita Prandi Borgoni, avvocato, «è ora che si faccia passare questi temi dalla carta alla vita».

Fonte: avvenire.it di Pino Ciociola