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Figli, i nodi dell’assegno-ponte. Un limite per l’assegno unico.

Figli, i nodi dell’assegno-ponte. Un limite per l’assegno unico.

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Molti i punti critici da affrontare nel provvedimento temporaneo che entrerà in vigore dal 1° luglio

l Governo ha presentato un decreto ‘ponte’ per la conversione del DL 79 contenente misure urgenti in materia di assegno temporaneo per figli minori per rendere operativo, con il 1 luglio, l’Assegno Unico e Universale per le Famiglie (Auuf). Seppur “temporaneo” questo Auuf-ponte verosimilmente prefigura già il disegno a regime dell’assegno definitivo che dovrebbe partire dal 1 gennaio 2022, una volta approvati i decreti delegati. Il provvedimento riguarda due distinte misure: una per coloro che al momento non ricevono l’Assegno al Nucleo Famigliare (Anf), l’altra invece per chi già riceve l’Anf. La platea dei beneficiari aggiuntivi, sostanzialmente lavoratori autonomi e disoccupati di lungo periodo, viene stimata in 1,8 milioni di famiglie con minori, mentre resta invariata la platea degli attuali percettori dell’Anf, cioè i lavoratori dipendenti per i quali l’importo dell’Anf è definito sulla base del reddito e della composizione familiare.

Sebbene, l’Auuf-ponte abbia il merito di iniziare ad estendere il sostegno per i figli ai gruppi che ne erano esclusi, il suo attuale disegno presenta alcune criticità che dovrebbero essere valutate nel corso del dibattito parlamentare ed anche in previsione della messa a regime dell’Auuf. In primo luogo, nell’Auuf-ponte viene in parte disattesa la dimensione ‘universale’, in quanto alcune famiglie, sulla base della prova dei mezzi (con Isee superiore a 50mila euro) sono escluse dai benefici. In secondo luogo, l’Auuf-ponte varia in modo significativo con l’Isee, riducendo ulteriormente e in modo sostanziale la sua universalità. Sebbene una certa selettività fosse prevista dalla legge delega originale, l’attuale progressione degli importi con l’Isee e la composizione familiare ne fa una misura di contrasto alla povertà, snaturandone gli obiettivi originari di sostegno alla natalità e alla genitorialità per tutte le famiglie.

In pratica, l’Auuf-ponte (per gli autonomi) è pari a 167,5 per figlio e viene interamente percepito dalle famiglie con Isee fino a 7mila euro, successivamente decresce linearmente fino a 83,5 euro con Isee familiare da 7 a 15mila euro, e sempre linearmente si riduce fino a 30 euro per Isee da 15 a 40mila euro, attestandosi a 30 euro per livelli di Isee fra 40 e 50mila euro. L’Auuf non viene percepito se l’Isee familiare è superiore a 50mila euro. Per i lavoratori dipendenti è prevista una maggiorazione di 37,5 euro, con eventuali maggiorazioni per 3 figli e disabilità. Tuttavia, nel passaggio dal reddito familiare all’Isee, secondo alcu- ne simulazioni, le famiglie di lavoratori dipendenti con Isee superiore a 30mila euro risulterebbero escluse dall’Auuf-ponte, in quanto non destinatari di Anf.


Il tempo per correggere la rotta e aumentare le risorse per rafforzarne la portata c’è: basta rinnovare quell’intesa bipartisan tra le forze politiche
che sin qui ha sostenuto il provvedimento


Anche se l’esclusione dai benefici delle famiglie con Isee superiore a 50mila euro potrebbe essere accettabile nell’attuale fase di transizione, visto che rimangono in vigore le detrazioni per i figli a carico, preoccupa di più l’esclusione delle famiglie con lavoratori dipendenti a partire da 30mila di Isee (si veda la tabella in pagina). Insieme alla forte progressività dell’Auuf per gli autonomi, tale esclusione costituisce di fatto una forte penalizzazione per il ceto medio. In terzo luogo, l’accentuazione degli importi dell’Auuf-ponte nei confronti delle famiglie con tre figli desta qualche perplessità. Mentre la legge delega indicava una maggiorazione dell’importo dal terzo figlio in poi, l’Auuf-ponte, in presenza di tre figli, maggiora l’importo per tutti.

Sebbene questo disegno possa rispondere ad un incentivo pro-natalità, vengono sottostimati gli effetti di disincentivo al lavoro – per lo più delle madri – che potrebbe produrre all’interno delle famiglie più numerose a reddito modesto, in cui l’eventuale reddito aggiuntivo del secondo percettore comporterebbe rinunciare al generoso assegno. È proprio questo aspetto, forse mal compreso anche nella formulazione della legge delega che parla di incentivare la partecipazione delle madri al mercato del lavoro, che invece rischia di produrre una ‘trappola della povertà’ di dipendenza dai sussidi, proprio per quelle famiglie che invece avrebbero bisogno di un maggiore sostegno per la conciliazione vita-lavoro, l’altra gamba del Family Act che attende anch’essa di essere attuata.

Infine, il decreto introduce una compensazione tra quota di Reddito di cittadinanza (Rdc) destinata ai minori e Auuf-ponte. Sebbene la questione delle scale di equivalenza nel disegno degli ammortizzatori sociali sia molto dibattuta, l’Auff-ponte introduce nei fatti un effetto perverso: l’importo dell’assegno risulta maggiore per le famiglie che (con Isee più alto) ricevono un Rdc basso, rispetto a quelle con un Rdc alto, che verosimilmente sono più povere. Se l’Assegno per le famiglie è stato da tutti indicato come una riforma epocale, il decreto ‘ponte’ rischia di ridimensionarne la portata ad una replica dell’esistente, con l’aggiunta di qualche risorsa in più. Il tempo per correggere la rotta e le risorse per rafforzarne la portata c’è, basta rinnovare quell’intesa bipartisan tra le forze politiche che ha dimostrato di credere nel provvedimento e lo ha sostenuto.

Claudio Lucifora
Docente di Economia Politica all’Università Cattolica
Gruppo di lavoro Arel – Fondazione Ermanno Gorrieri – Alleanza per l’infanzia

Fonte: avvenire.it