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FAMIGLIE NUMEROSE: «FIGLI SOPRAVVALUTATI PER LE BOLLETTE»

FAMIGLIE NUMEROSE: «FIGLI SOPRAVVALUTATI PER LE BOLLETTE»

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«VALGONO MENO QUANDO LO STATO DEVE RICONOSCERE ALLE FAMIGLIE LE AGEVOLAZIONI».
IL PRESIDENTE GIUSEPPE BUTTURINI: «DAL NUOVO ISEE CI ASPETTIAMO MOLTO DI PIU’»

Paradosso italiano: gli enti locali, le Ato, le aziende erogatrici di luce e gas, quando fanno una stima dei consumi di un nucleo familiare, danno molto peso ai nostri figli. Quando però Stato e comuni ricorrono alla lettura dell’Isee per stabilire la quota di compartecipazione di una famiglia alle spese di gestione di un nido, di una mensa o dell’Università, improvvisamente i figli valgono meno, molto meno. È quanto rileva l’Associazione nazionale famiglie numerose, preoccupata per i contenuti della bozza del nuovo Isee «da cui ci aspettavamo una radicale revisione delle scale di equivalenza, che invece sono rimaste pressoché immutate» osserva il presidente Anfn Giuseppe Butturini.
Tares – Emblematico il caso della Tares, ovvero l’imposta su tributi e servizi, introdotta dal decreto salva Italia del 6 dicembre 2011 e convertita in legge poche settimane più tardi. La Tares sostituisce la Tariffa di igiene ambientale (Tia) e la Tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani (Tarsu). Dovrà coprire il 100% del costo del servizio sostenuto dai comuni e finanziare i cosiddetti servizi indivisibili forniti dall’ente locale: illuminazione pubblica, manutenzione strade, polizia locale, aree verdi. «Tutte voci – commenta Alfredo Caltabiano, consigliere nazionale Anfn – che fino ad oggi pensavamo di pagare, ad esempio, con l’addizionale comunale Irpef».
Secondo Caltabiano la «Tares si prospetta come una vera e propria tassa sui figli: cresce all’aumentare del numero dei componenti». Un criterio che ispira la parte fissa dell’imposta. Ma soprattutto la parte variabile.
Proviamo a fare due conti, simulando una famiglia composta da papà, mamma e uno o più figli – che chiameremo famiglia Rossi – in una casa da 80 mq in un comune superiore alle cinquemila anime.
Nel nord Italia se quella famiglia ha un figlio dovrà pagare 242 euro di Tares (una cifra cui occorre aggiungere l’addizionale provinciale), se ne ha due 292, euro, se ne ha tre 349 euro, se ne ha quattro 393. In centro Italia l’ipotetica famiglia Rossi dovrà pagare 247 euro se un figlio, 297 se ne ha due, 354 se ne ha tre, 398 se ne ha quattro. Nel sud Italia la stessa famiglia dovrà versare al suo comune 251 euro se ha un solo figlio, 290 se ne ha due, 331 se ne ha tre, 361 se ne ha quattro.
Come si arriva a questo calcolo? La tariffa fissa definita per ogni metro quadro della casa, viene moltiplicata per un coefficiente proporzionale di produttività dei rifiuti che cresce insieme al numero degli abitanti in quella casa. Quanto alla parte variabile, la presenza di un figlio tra le quattro mura domestiche determina un aumento di un coefficiente pari allo 0,4 (se il comune decide di applicare tariffe in «fascia bassa») o allo 0,5 («fascia alta»); la presenza di due figli di un ulteriore coefficiente pari allo 0,4 («fascia bassa») o 0,7 («fascia alta»). Commenta l’esperto: «Chissà per quale motivo si assume il principio secondo cui il secondo figlio (0,7) debba sporcare molto più del primo (0,5)».
Con tre figli la famiglia pagherà ancora di più: l’aumento corrisponde ad un coefficiente pari allo 0,7 (se il comune applicherà una tariffa in «fascia bassa») o di 0,6 («fascia alta»). Dal quarto figlio in poi un ulteriore aumento pari ad un coefficiente di 0,5.
Isee – Se questo è il valore dato ad ogni figlio quando una famiglia è chiamata a pagare un’imposta, ben diverso è il valore che gli enti locali o lo Stato danno ad ogni figlio quando dovrebbe riconoscere alla famiglia agevolazioni per le prestazioni erogate.
Agevolazioni che si applicano sulla base della certificazione Isee. Nell’Indicatore della situazione economica equivalente la ricchezza di una famiglia viene calcolata sommando il reddito da lavoro con il reddito (figurativo) derivante da attività finanziarie, i risparmi depositati in banca e il valore della/e casa/e di proprietà (se ce ne sono) e detraendo le eventuali spese di affitto.
Il risultato di questa operazione dovrà essere poi suddiviso per un «parametro relativo alla famiglia». Nella scala di equivalenza applicata per giungere a questo parametro, almeno fino ad oggi, il primo figlio vale appena 0,47, il secondo 0,42, il terzo 0,39, il quarto 0,35.

In allegato scheda su quanto valgono i figli per lo Stato quando deve avere (Tares) e quando invece deve dare (Isee). Per la Tares vengono presi in considerazione i coefficienti in fascia alta.

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tares_isee.jpg