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Famiglie numerose: “Abbandonati dallo Stato”

Famiglie numerose: “Abbandonati dallo Stato”

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I coniugi Butturini (presidenti Anfn): “Bruciati 5 anni per riforme non prioritarie. Serviamo solo per le tasse”

Se avessi dovuto aspettare l’aiuto dello Stato probabilmente non avrei fatto figli”. E’ amara la riflessione di Raffaella Mascherin, che col marito Giuseppe Butturini condivide non solo la vita quotidiana ma anche la presidenza dell‘Associazione nazionale Famiglie Numerose (Anfn). Nove figli diventati adulti, una volata in Cielo che Raffaella e Giuseppe non si dimenticano mai di conteggiare (“ne abbiamo dieci” ricorda, orgogliosa, lei) e un altro preso in affido. Una prova d’amore e una sfida al contempo. Perché se, come ribadiscono più volte, “la famiglia non è il problema ma la soluzione”, è pur vero che l’apertura alla vita, in Italia, sta progressivamente passando di moda. I motivi sono molteplici. Ce lo hanno raccontato in questa intervista, che pubblichiamo alla vigilia della domenica della Sacra Famiglia.

C’è ancora voglia di famiglia in Italia?

Giuseppe: “E’ difficile rispondere. Il desiderio di fare famiglia, nel senso tradizionale del termine, non è più un fatto sociale. Lo troviamo nei giovani fra i 18 e i 35 anni. L’82% vorrebbe una famiglia unita, che duri per sempre, con anche tre figli. Dopo i 35 anni, quando sorgono le prima difficoltà, il quadro cambia. Per cui non si capisce se si tratti di un desiderio profondo che si vuole realizzare o di una semplice aspirazione, destinata a essere travolta dalla realtà”.

Chi coltiva il desiderio di diventare genitore quali ostacoli incontra sul suo cammino?

Giuseppe: “Il lavoro che non si trova e la mentalità individualista, che ci sta facendo perdere il senso della persona. Ci si chiede ‘chi sono’ e non ‘per chi sono, perché sono in questo mondo, a cosa sono chiamato’. Questa non è vita”.

Quali sono i problemi di una famiglia numerosa?

Raffaella: “Per le coppie giovani, e in particolare per le donne, un problema è rappresentato dall’esigenza di conciliare lavoro e famiglia. Nella nostra esperienza le difficoltà le abbiamo avute sino al quarto figlio, anche perché sono nati in un lasso di tempo piuttosto breve. In seguito le cose sono cambiate. Quando abbiamo avuto altri bambini i più grandi erano ormai cresciuti e ci davano una mano nella gestione del quotidiano. Ci siamo organizzati: andavano a scuola sino alle 13 e il pomeriggio avevamo la possibilità di stare insieme. Poi con l’arrivo del sesto figlio ho deciso di lasciare il lavoro. Era troppo impegnativo e non riuscivo a fare bene niente. Abbiamo avuto un po’ di precarietà ma siamo contenti così, perché ho avuto molto tempo per stare con i miei bambini”.

Del resto fare la mamma è un lavoro a tempo pieno…

Raffaella: “Esatto. Mi viene da sorridere quando mi chiedono se ho un lavoro. Essere genitore è un’attività molto più complicata di tante professioni ma anche ricca di soddisazioni”.

Spesso le famiglie numerose vengono guardate con sospetto, quasi fossero un peso per la società. Eppure siete l’ultimo baluardo contro il crollo demografico…

Raffaella: “Il concetto che stiamo cercando di far passare con l’associazione è che famiglia numerosa non fa rima con famiglia bisognosa. E’ vero: continuiamo a essere oggetto di pregiudizi da parte delle istituzioni e dei cittadini comuni, veniamo visti come un peso, come un problema. Tutti i nodi, in ogni caso, vengono al pettine: il crollo demografico e tutte le criticità a esso connesse stanno, piano piano, facendo acquisire agli italiani la consapevolezza che la famiglia è una risorsa per il Paese”.

Il presidente della Repubblica ha da poco sciolto le Camere. Che voto date all’attuale legislatura sul fronte delle politiche familiari?

Giuseppe: “Il nostro giudizio è al 90% negativo. Il recente fallimento della Conferenza nazionale sulla famiglia dimostra che il principale interrogativo delle istituzioni di fronte alla cellula base della società è ‘Quanto ci costa?’ e non ”Quanto benessere genera investire sulla famiglia’. Le conseguenze di questo ragionamento sono evidenti: se mancano i figli viene meno la società”.

Raffaella: “Non solo: senza famiglie crollano anche i consumi. Rispetto agli anni 70 e 80, quando c’erano tantissimi giovani che portavano sulle loro spalle le pensioni, la piramide si è rovesciata, con gli anziani in crescita e i giovani in flessione. L’Italia sta pagando lo scotto dell’assenza di politiche familiari serie negli ultimi 30/40 anni. Siamo visti solo come un bacino per il prelievo fiscale. Basti pensare che le famiglie unite pagano più tasse di quelle separate. Una cosa, francamente, scandalosa”.

Quindi vi sentite abbandonati dallo Stato?

Raffaella: “Nella nostra esperienza abbiamo visto l’opera della Provvidenza, la gioia di esserci, la risorsa rappresentata dalla famiglia numerosa. Lo Stato, invece, sembra voglia metterti i bastoni fra le ruote. Viene innalzata l’età lavorativa e scolastica, non viene data la possibilità di lavorare in imprese familiari. Oggi è tutto contro la vita, contro chi ha figli. Si continuano a mettere pesi sulle nostre spalle…”.

Giuseppe: “…il tutto in nome di desideri elevati a diritti. Penso alla mania per il “figlio a ogni costo”, che trascura una verità fondamentale: i figli non sono “per i genitori” ma per loro stessi, per la società e per il domani. Negli ultimi tempi, tuttavia, anche i maggiori organi di informazione si stanno rendendo conto che il problema legato alla famiglia esiste. Una cosa però è acquisire questa consapevolezza, un’altra è individuare possibili soluzioni. Al momento siamo ancora alla prima fase”.

E’ così difficile far capire alla classe politica quali sono le vostre necessità?

Giuseppe: “Presi singolarmente i parlamentari e i ministri sembrano comprendere il problema ma quando ci si confronta insieme anche con gli altri non ci si capisce più. Mi torna in mente quanto diceva Cicerone: ‘I senatori sono dei bravi uomini, il Senato è una bestia cattiva’”.

Raffaella: “Se analizziamo i 5 anni di questa legislatura ci rendiamo conto di quanto tempo si sia perso per approvare leggi che non rappresentavano la priorità per il Paese. E non ne faccio una questione di colore politico: la destra, la sinistra, il centro sono completamente scollegati dalla realtà che li circonda”.

Giuseppe: “I pochi che sembrano capire nel profondo la questione sono isolati, ridotti all’impotenza. Ci troviamo di fronte al problema del male”.

I governi succedutisi negli ultimi 5 anni hanno preferito le misure spot, come i bonus, a quelle strutturali. Formula mantenuta anche nell’ultima finanziaria…

Raffaella: “Sono prese in giro, è inutile anche starne a parlare. Le priorità del governo sono state il gender e le unioni civili, temi per i quali si sono spesi mesi di dibattito parlamentare, ma non la famiglia. E la prossima legislatura sarà come quelle passate.

Voi cosa proponete?

Giuseppe: “Il fattore famiglia, che andrebbe applicato partendo da chi ha più figli per arrivare a quanti ne hanno uno solo. La copertura totale, secondo i nostri esperti, potrebbe essere completata al massimo in 10 anni. Applicando una tassa da 1 euro al mese a chi percepisce una pensione o uno stipendio superiore ai 3 mila euro sarebbe possibile raccogliere, ogni mese, oltre 500 milioni. Aggiungendo altri 100 milioni si potrebbe tranquillamente partire dai nuclei con almeno 4 figli. C’è poi la conciliazione lavoro-famiglia. Le nostre proposte sono lì, sul tavolo, ma si continua a far finta di niente. Ricordiamo sempre: la società sta bene se la famiglia sta bene”.

Cosa bisognerebbe cambiare per valorizzare il ruolo della donna nella famiglia e nella società?

Raffaella: “Bisognerebbe qualificare come lavoro l’attività svolta tra le mura domestiche. Non ci rendiamo conto quanto sia importante la presenza della madre in una famiglia. Questo non vuol dire condannare le donne che lavorano. Penso, però, che se a una mamma venisse data la possibilità di stare a casa sino a quando il suo bambino non inizia la scuola materna farebbe sicuramente questa scelta”.

Sono passati tre anni dall’udienza in cui Papa Francesco disse ai membri dell’Anfn “Siete un dono per la società”. Qual è il ricordo di quella giornata?

Raffaella: “Una grande gioia. Stare insieme ad altre famiglie numerose ci ha fatto sentire parte di una realtà comune. Ricordo poi l’invito del Santo Padre a uscire dall’oscurità e dal silenzio. La Chiesa sul tema della famiglia, in ogni caso, deve fare ancora un lungo cammino. Ai Vescovi ricordo sempre che i nuclei familiari generano la materia prima della Chiesa, visto che le vocazioni nascono al loro interno”.

Giuseppe: “Papa Francesco è una grazia di Dio per il nostro tempo. E’ una svolta epocale che ci fa entrare realmente nel Terzo Millennio. La sua è una Chiesa in uscita, che dice ‘siamo al servizio dell’uomo non perché siamo più bravi, ma perché crediamo che il Signore aiuti l’umanità’. Il Pontefice ci fa capire che siamo chiamati all’amore. Nessuno nella storia della Chiesa ha messo la faccia sulla famiglia come lui. Ed è importante, perché senza famiglia l’istituzione ecclesiastica non può compiere la sua missione. E’ nelle case, infatti, che viene messo in pratica il comandamento “Ama il prossimo tuo come te stesso”.

 

Fonte: interris.it di Luca La Mantia