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Famiglia Anania, noi stiamo a casa in diciassette sotto un tetto

Famiglia Anania, noi stiamo a casa in diciassette sotto un tetto

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Quarantena numerosa

Se la disposizione per evitare gli assembramenti vigesse anche all’interno delle abitazioni domestiche, per la famiglia Anania di Catanzaro sarebbe un grosso problema.
Sono in diciotto in 110 metri quadri di casa. Anzi, diciassette. Perché una figlia della prolifica coppia Aurelio e Rita è sposata e vive altrove, con suo marito.
In questi giorni di clausura coercitiva per via dell’emergenza coronavirus, in casa Anania qualche sacrificio in più si è reso necessario, ma le abitudini non sono cambiate poi tanto, come racconta papà Aurelio al Quotidiano del Sud. L’aiuto reciproco, la vitalità e soprattutto la fede restano i pilastri su cui si regge questa famiglia calabrese extralarge. «Per noi è cambiato poco, siamo abituati a stare spesso a casa tutti insieme – spiega Aurelio -. L’unico piccolo disagio è legato all’organizzazione dello studio dei miei figli».
Già, perché tutti e quindici sono studenti, in una forbice che va dalle elementari all’università. Con le scuole chiuse, si seguono le lezioni on-line. Lo spazio lo si ricava: «C’è chi studia in camera, chi in salotto, chi in cucina e persino in garage». Ma in casa hanno sei portatili, che non basterebbero per tutti. «C’è stata una certa disponibilità degli insegnanti a spostare gli orari di alcune lezioni per venire incontro alle nostre esigenze, così uno stesso pc può essere usato da più persone nella stessa giornata», spiega papà Aurelio. Lui stesso, per lavoro, ha a che fare con la scuola. «Sono collaboratore scolastico all’Accademia delle Belle Arti, che in questo periodo è chiusa». E dunque si dà da fare più del solito per le attività domestiche aiutando sua moglie Rita. «Mi dedico alla cucina e a stendere i panni, due o tre volte alla settimana vado a fare la spesa – spiega -. Mia moglie si occupa delle pulizie e sostiene i ragazzi nello studio. Ognuno di noi ha una mansione in casa». Ciò che accomuna tutti e diciassette è la preghiera quotidiana, oltremodo sentita in questo tempo di Quaresima e di emergenza sanitaria nazionale.
«Da quando è iniziata l’epidemia di Coronavirus, ogni sera prima di cena ci raduniamo per recitare il Rosario chiedendo l’intercessione di Dio per i malati e gli operatori sanitari», spiega. Le funzioni religiose sono sospese nelle chiese, la famiglia Anania accoglie questa disposizione con ubbidienza e devozione. «Seguiamo le Messe via internet, non possiamo prendere l’Eucarestia, è vero, ma siamo comunque in comunione spirituale», dice Aurelio. Che aggiunge: «Ogni mercoledì e sabato leggiamo insieme un versetto del Vangelo, viviamo la comunità in famiglia, come i primi cristiani». Aurelio, Rita e molti dei loro figli fanno parte del Cammino Neocatecumenale. «Io e mia moglie non ci siamo sposati con l’idea di fare sedici figli, bensì con l’intenzione di fare la volontà di Dio. Ebbene, la volontà di Dio è passata per la famiglia numerosa». La fede è dunque la luce che illumina i passi, faticosi, della famiglia Anania. «Non mancano le difficoltà, anche economiche, ma ciò che ci sostiene è il Signore, che ci dà sempre tutto ciò di cui abbiamo bisogno», afferma Aurelio. La fede sopperisce anche le lacune di un welfare che in Italia è tutt’altro che generoso verso chi mette al mondo figli. Nel decreto “cura-Italia” poco o nulla è stato varato per sostenere le famiglie numerose. «Lo Stato deve fare la sua parte, ma noi confidiamo in Dio». La fede, del resto, alimenta la fiducia che andrà tutto bene. Riflette Aurelio volgendo lo sguardo altrove: «Chissà, questo momento particolare potrà aiutare tante famiglie chiuse in casa a riscoprire valori per noi già radicati, ossia lo stare insieme e il dialogo».

 

Fonte: Il Quotidiano del Sud di Federico Cenci