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Barbara, mamma di 5 figli: “Emancipata perché sono ciò che volevo”

Barbara, mamma di 5 figli: “Emancipata perché sono ciò che volevo”

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In occasione della festa della mamma vi proponiamo l’intervista a Barbara, la nostra “maestra numerosa” di cui in questi mesi avete potuto leggere il “diario”.


Quella di Barbara è la storia di una donna che non ha rinunciato a nessuna delle cose che considerava importanti per la sua vit

ROMA – ‘Io non faccio la maestra perché, semplicemente, sono una maestra. E non faccio la mamma perché, semplicemente, sono una mamma. Non ho bisogno di decidere di farla o di obbligarmi a farla. E, forse, è proprio grazie a questo mio essere così senza impormelo che riesco a fare e a conciliare tutto. Questi aspetti di me e della mia vita sono quelli che mi fanno sentire emancipata, sono quella che volevo essere: una mamma, maestra e un po’ scrittrice. Il lavoro coincide con la vita e viceversa, non sono separabili‘.

Quella di Barbara Mondelli è la storia di una donna che non ha rinunciato a nessuna delle cose che considerava importanti per la sua vita, prima fra tutte vivere in mezzo ai bambini, declinando questa esigenza in molteplici ruoli: la mamma, la maestra, la scrittrice di libri per genitori i cui protagonisti sono i bambini.

I FIGLI

Ho 4 figli naturali– racconta- Giacomo di 27 anni, Mattia di 25, Luca di 21 ed Emma di 14. Ma quando mi viene chiesto quanti figli ho il mio pensiero va sempre anche ad un altro bambino. Quando i miei tre figli maschi erano piccoli, infatti, abbiamo deciso di ospitare per 40 giorni Alexiei, un bimbo bielorusso di 8 anni, biondo e pieno di lentiggini, che, purtroppo, non abbiamo potuto riaccogliere l’anno dopo perché ero incinta di Emma ed era una gravidanza a rischio. È stato un dispiacere enorme, perché aspettavamo con tutto il cuore il momento di riaverlo con noi e, soprattutto, capivamo quanto lui, ancora più di noi, trepidasse per tornare. ‘Cara mia mamma italiana’ mi scriveva nelle sue lettere, dopo che per più di un mese, seppure con una fatica incredibile, l’avevamo amato e accudito come uno dei nostri figli. Alla sera – ricorda Barbara – mi abbracciava e voleva il bacio della buonanotte come gli altri, era capriccioso come se lo avessimo viziato da sempre e litigava con i nostri tre mostriciattoli come si fa solo con i fratelli di sangue. Se avessimo potuto, non lo avremmo più fatto partire e lui stesso, al momento di salire sul pullman, non si staccava dalle gambe del papà, unico uomo della sua vita perché il padre naturale era morto in un incidente d’auto e Alexiei non lo ricordava nemmeno.
Dopo un periodo in cui siamo rimasti in contatto, di lui abbiamo perso completamente le tracce e l’unica certezza che ero riuscita ad avere, dopo tante ricerche, era che la sua casa era andata distrutta in un incendio e che la sua mamma aveva perso il lavoro. Oggi dovrebbe avere 22 anni e, dovunque sia, io sarò sempre la sua mamma italiana: non era un figlio naturale, non era un figlio adottato, non era un figlio in affido. Era semplicemente un figlio e, per lui, sono stata mamma troppo poco, ma lo sono stata come ho potuto. Quello che so con certezza è che il suo coraggio, la sua buona educazione, la sua voglia di imparare, la sua dignità nello scendere dal pullman con solo una borsina di plastica (al cui interno c’erano un libro di J. Verne, due paia di mutandine e una foto della mamma) ci hanno insegnato tanto’.

‘I BAMBINI SONO IL MIO MONDO’

Il lavoro di maestra è stato una scelta naturale per Barbara perché, spiega, ‘i bambini sono il mio mondo. Ho sempre lavorato- continua- ho cominciato subito dopo il liceo, ho continuato durante l’università e non ho più smesso. Sono una maestra di scuola primaria e i bambini sono sempre stati al centro della mia vita. Conciliare i bambini a casa e quelli a scuola non è mai stato facile, ma è l’unica cosa che mi interessasse e, tuttora, mi interessa fare. Quindi, tutto sommato, non sento più di tanto la fatica: esistono solo loro’.
La passione per i bambini ha spinto Barbara a intraprendere anche l’attività di scrittrice, allungando così la lista delle sue attività quotidiane. ‘Ben presto, mi sono resa conto che non potevo rischiare di perdere nemmeno un attimo della vita dei miei bambini e nemmeno una frase delle stramberie che dicevano a tutte le ore del giorno. Così, soprattutto in famiglia, mi sono messa a prendere appunti su tutto, dai quali sono nati due libri: ‘Io ti amoro – ovvero sull’arte, in disuso, di essere genitori normali’ nel 2007 e ‘Lumagia’ nel 2012. Scrivevo in qualunque momento, anche solo per pochi minuti e, sia in classe che a casa non dimenticavo nessun prezioso spunto che i bambini, inconsciamente, mi offrivano. Contemporaneamente leggevo qualunque manuale pedagogico mi capitasse sotto tiro. Poi, in coincidenza con la nascita di Emma, l’Associazione Nazionale Famiglie Numerose ha chiesto alle famiglie iscritte di contribuire come si poteva alla vita dell’Associazione. Ho risposto che l’unica cosa che sapevo, forse, fare e che avrei potuto condividere, era scrivere. E così, nell’ambito del giornale ‘Test +’, è nata la rubrica ‘Diario di mamma’, tuttora esistente. In concomitanza con la pandemia e il conseguente lockdown di due anni fa, per il sito dell’Associazione, è nata anche la nuova rubrica ‘Diario di Maestra”.
‘Giacomo, Mattia e Luca – prosegue – sono cresciuti in una casa che era un porto di mare: la porta non era mai chiusa e ogni scusa era buona per ospitare qualcuno, per stare in compagnia, per improvvisare ritrovi di genitori con figli. Non smettevo mai di cucinare, lavare, giocare con i bambini, leggere libri, passeggiare in campagna. Lavoravo partime: non avrei davvero potuto fare diversamente e, anche così, ho passato momenti durissimi e non ce l’avrei mai fatta senza l’aiuto dei nonni e l’appoggio emotivo e concreto di mio marito. Pur essendo giovane e, almeno teoricamente, piena di energie, la mia priorità era di non fare mancare niente alla mia famiglia e tutto il resto passava in secondo piano. Dormivo pochissimo, mi svegliavo all’alba, mi addormentavo prestissimo alla sera: portavo a letto i bambini e non mi alzavo più. Al mattino alle cinque, a volte anche prima, ero già all’opera, complice anche la nostra casa in campagna. D’estate non c’è niente di più bello che aprire la finestra e trovarsi davanti una distesa di verde e cominciare la giornata innaffiando i fiori, ordinando il balcone o andando a camminare in mezzo ai campi’.

LE DIFFICOLTÀ

Ma come si fa a trovare il tempo, in una sola giornata, per tutte queste cose, considerato anche che, come ci ha raccontato la stessa Barbara, nella casa di campagna della sua famiglia c’è posto anche per caprette, cani e un pony? ‘Non mi sono mai chiesta come riesco a conciliare il lavoro di insegnante con quello di mamma e col resto- ammette- perché mi sento, come dire, un tutt’uno. So per certo- aggiunge- che non sarei niente di tutto ciò se non fosse grazie alla famiglia che ho, a un marito che mi ha sempre incoraggiata, a dei figli che, per noi, sono sempre stati tutto e più di tutto. Quando è nata Emma- ricorda Barbara- i suoi fratelli se ne sono presi cura e io mi sono, fisicamente, stancata meno con lei, che era la quarta, che con i primi due per i quali dovevo fare tutto. I fratelli la facevano giocare mentre preparavo la cena, la sorvegliavano mentre andavo in bagno e, sempre loro, mi sgridavano se perdevo la pazienza’.
Non c’è dubbio che una famiglia numerosa, con molti figli, comporti un investimento anche economico importante. ‘È così, economicamente parlando, che abbiamo investito i nostri soldi- spiega Barbara- in una casa dover poter crescere insieme immersi nella natura, dove siamo in vacanza tutto l’anno e non abbiamo bisogno di aspettare i classici quindici giorni estivi per staccare la spina. Abbiamo sempre trascorso pochissime vacanze intese come viaggi o settimane di villeggiatura chissà dove. Nella vita bisogna fare delle scelte e la nostra è stata a favore del benessere quotidiano e non di quello dato dalla settimana bianca, tanto per fare un esempio. Certo- ammette con sincerità- non è stato e non è sempre facile, molte cose sono state vissute come rinunce dai figli e, spesso, anche da me, soprattutto quando la stanchezza prendeva e prende il sopravvento. Ma l’idea di fondo, che ci ha sempre accompagnato e che abbiamo trasmesso alla famiglia, è che i benefici sono assolutamente maggiori degli svantaggi e i ragazzi, crescendo, l’hanno sperimentato e accettato. Chiaramente ora che sono grandi faranno le loro scelte. Noi saremo, speriamo, sempre qui, ogni volta che vorranno’.
Chiediamo a Barbara se abbia mai affrontato critiche come quella di essere poco emancipata per aver scelto di far ruotare la sua vita intorno alla famiglia, una famiglia numerosa e impegnativa. Le chiediamo anche cosa siano per lei l’emancipazione e la femminilità. ‘Non sarei così emancipata se non avessi una famiglia numerosa da gestire e da portare avanti– risponde con sicurezza- Non sarei così autonoma e determinata se non dovessi tutti i giorni arrivare a sera sicura di aver garantito il maggior benessere possibile a figli e scolari. L’emancipazione per me è essere quello che si desidera e quando questo coincide con ciò che si fa, non si potrebbe chiedere di meglio. Cos’è la femminilità? Poter allattare i propri bambini. È la cosa più bella che ho fatto nella mia vita‘.

Fonte: Agenzia DIRE – www.dire.it