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ASSEGNO AL NUCLEO FAMILIARE

ASSEGNO AL NUCLEO FAMILIARE

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Pubblichiamo il testo della relazione di Carlo Dionedi, presentata nel corso della conferenza stampa del 19/1/2012 a Roma.

L’Italia è il Paese europeo con i più bassi assegni al nucleo familiare. Non solo, ma a differenza di diversi Paesi europei, l’assegno al nucleo familiare è rapportato al reddito complessivo e alla composizione della famiglia.
Negli anni ’60, sia pure in un contesto demografico profondamente diverso rispetto ad oggi, la spesa per assegni familiari era pressochè uguale a quella per le pensioni. Da notare inoltre che in quegli anni gli assegni familiari avevano carattere universale (senza tener conto del reddito e del numero dei componenti come avviene oggi). Eppure oggi nella gestione prestazioni temporanee dell’INPS, la voce “assegno al nucleo familiare” incassa dai datori di lavoro circa 1 mld in più di quanto eroga. Dove finisce quel mld? Finisce per pagare le pensioni. Questo è solo il punto terminale di una politica che ha consapevolmente sacrificato il sostegno alla famiglia per finanziare il sistema pensionistico.
Concretamente, la riforma Dini-Treu del 1995 stabilì una riallocazione dei contributi a favore del Fondo pensioni lavoratori dipendenti la cui aliquota contributiva passò dal 27,5% al 2,48%, mentre quella per la maternità dall’1,23% allo 0,66%. Nel 2008 le risorse disponibili trasferite corrispondevano a 8,5 mld l’anno. Complessivamente, dal 1996 al 2010 la riallocazione di risorse destinate alla famiglia ha finanziato il sistema pensionistico per un ammontare di circa 120 mld di euro! In pratica, è stato messo in piedi un sistema socialmente perverso, dove i nonni e i padri rubano a figli e nipoti!
Pertanto noi chiediamo semplicemente che sia annullato questo sistema: tutti i contributi che i datori di lavoro versano per gli assegni familiari devono restare per gli assegni familiari, tutto qui.
Questo, oltre a favorire da subito un sensibile aumento degli assegni equiparando le famiglie italiane a quelle d’Europa, permetterebbe di comprendere nel nucleo familiare anche i figli fino a 26 anni se studenti e inoltre si potrebbe sanare un’odiosa discriminazione: i lavoratori autonomi infatti oggi non hanno diritto a percepire gli assegni familiari (almeno il 70% del reddito commplessivo deve derivare da lavoro dipendente o pensione). Si avrebbero quindi le risorse per poter dare gli assegni anche agli autonomi.