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1° maggio festa del lavoro – Lettera aperta a Dacia Maraini sulla “Libertà di decidere se e quando avere figli”

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Gentile Dacia Maraini,
In questo primo maggio, festa del lavoro, mi è tornato in mente un suo articolo di qualche tempo fa. Era intitolato “LIbertà di decidere se e quando avere figli”, e iniziava così: “Tutti pronti a rimproverare le donne perché non fanno figli, come se fosse una scelta egoistica”. Non sono certamente tra chi vuole rimproverare le donne, ma il suo modo di analizzare la situazione, così come la soluzione proposta, non mi trovano molto d’accordo. Per spiegarle perché, vorrei partire dalla mia esperienza.

Ho 54 anni e di figli ne ho 6, sono laureata e ho sempre lavorato e studiato… ancora oggi lo faccio. Ho scelto di accettare ogni maternità, ma ho dovuto optare per il tempo parziale per poter stare dietro ai figli (l’ho fatto con gioia) e ho dovuto accettare discriminazioni più o meno velate, anche da colleghe donne, nei miei confronti perchè ero pur sempre SOLO un part time.

Ho imparato ad organizzarmi e organizzare, ho gestito famiglia e lavoro in base a priorità e ho trovato anche il tempo di continuare a studiare, cosa che reputo fondamentale sia per il lavoro che per la famiglia, perchè non dimentichiamolo, una mamma e un papà di oggi sono gli educatori della società del futuro (come lo sono stati i nostri genitori per noi)! Lei scrive: “la parola carriera, che fa pensare a una cinica voglia di potere, è fuorviante. Le donne che amano la professione scelta vogliono essere riconosciute per quello che fanno, ed è giusto che lo siano”. E’ giusto, certamente, e anch’io amo la mia professione, ma a volte penso, tra una corsa e l’altra, quanto poteva essere piacevole per le nostre nonne intrattenersi con zie, sorelle e cugine a fare due chiacchiere lavorando ai ferri sciarpe e maglioncini per figli e nipoti. Noi no. Noi donne di oggi lavoriamo fuori e dentro casa, cercando di far quadrare il cerchio tutti i giorni, con a mala pena il tempo per scorgere il letto la sera prima di cadere svenute. Eh si, quanto si pretende da una donna oggi?

Deve lavorare fuori casa e avere un buon reddito e possibilmente fare carriera… a scapito di cosa? Del diventare madre, certamente. Dettaglio non indispensabile per la vita di una donna che ha ben altre competenze da dimostrare.

Ebbene, io adesso, che sono anche nonna, oltre che madre, devo dire che pur amando il mio lavoro, se penso a cosa sia più importante nella vita…. Dico: il rapporto con mio marito, la relazione con i miei figli… il fatto di avere dei nipoti. Il lavoro… si, il lavoro più bello che ci sia, ma quando, SE, andrò in pensione… mi dimenticheranno in fretta. Quello che resta è sicuramente la FAMIGLIA.

Ecco perchè è urgente rimettere al centro delle politiche sociali e familiari, le relazioni. Le relazioni tra un uomo e una donna, generative per natura, che sono la base fondante della società. E’ questo che, secondo me, manca nella sua analisi, è questa la ricchezza umana di cui si parla troppo poco.
Rimettere al centro l’importanza per la nostra civiltà di favorire il rapporto intergenerazionale, e a questo riguardo le faccio notare che chi come me è diventato nonno/a, e sta lavorando, non può occuparsi dei nipotini come Lei accenna nel Suo articolo, ma deve continuare a lavorare, probabilmente fino ai 70 anni, prima di meritare il riposo pensionistico. E nel frattempo si prendono anche cura degli ancor più anziani genitori. Ecco perché una società come la nostra non può andare avanti cosi… e mi creda, non sono gli asili nido aziendali (proposta che lei avanza alla fine dell’articolo come risolutiva) che risolveranno il problema della natalità che è sempre più grave. Chieda ad una giovane donna se metterebbe al mondo un bambino, se dovesse poi affidarlo ad estranei già dal terzo mese di vita in poi, per poter tornare a lavorare … e poi ne riparliamo.

di Emanuela Garavelli Spitaleri

Fonte: Rete per la Giornata della Vita Nascente