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“IO SONO LEGGENDA” La provvidenza fa breccia in un film.

“IO SONO LEGGENDA” La provvidenza fa breccia in un film.

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Riportiamo di seguito la recensione apparsa su Avvenire on line del film “Io sono leggenda”, genere fantascienza. Vi auguriamo buona lettura e buona visione.

LA PROVVIDENZA FA BRECCIA IN UN FILM
di Domenico Delle Foglie

È possibile nominare il nome di Dio con sobrietà e suscitare una riflessione non banale?
Accade al cinema, nel contesto di un film di fantascienza che ha due meriti: mettere in guardia dai rischi di una ricerca medico-scientifica irresponsabile e riconoscere il valore della conciliazione tra Fede e Ragione, fra Dio – appunto – e Scienza.
Parliamo di «Io sono Leggenda», terza e ultima trasposizione cinematografica del capolavoro di Richard Matheson, a buon diritto considerato un mostro sacro della fantascienza moderna, il maestro del fortunatissimo Stephen King. La narrazione ruota attorno a un uomo solo, Robert Neville, impersonato da Will Smith, un tenente colonnello medico sopravvissuto alla catastrofe in una New York spettrale. Un virus mutante, diffusosi a seguito di una cura per il cancro, ha distrutto la popolazione mondiale. Solo dodici milioni di individui sono sopravvissuti perché autoimmuni, ma sono diventati la preda preferita di uomini e donne ormai trasformati in orrendi vampiri.
A Neville-Smith tocca stare in questo mondo, vivendo solo alla luce del sole e rifugiandosi alle prime ombre della sera per non finire in pasto a queste belve umane.
Ma veniamo alle due piste di riflessione:
la prima riguarda certamente i limiti della ricerca scientifica, la responsabilità degli scienziati e la possibilità che non tutti i rischi vengano adeguatamente valutati e soppesati. Come non farsi cogliere da un interrogativo: se in Gran Bretagna, dove è stata autorizzata la creazione di embrioni chimera, ovvero di organismi che hanno contemporaneamente dna umano e animale, non venisse rispettato il termine dei 14 giorni, scattato il quale c’è l’obbligo di distruggerli? Se un solo scienziato senza scrupoli o un’organizzazione criminale venissero in possesso di tali embrioni e volessero portare a termine il processo generativo?
Ebbene, in questo caso come reagirebbe l’umanità? Varrebbe la provocazione lanciata da Eugenia Roccella in un dibattito pubblico sul futuro delle tecnoscienze: «Davvero l’umanità aspetta di veder camminare per strada le chimere?». Ecco il nodo: quali certezze abbiamo che la scienza non impazzisca? Che il fascino della tecnoscienza, con la sua intrinseca promessa di onnipotenza, non conquisti il cuore e la mente di qualche sconsiderato, fino a spingerlo ad un punto di non ritorno?
Secondo filone: nel film la Provvidenza entra prepotentemente nella storia e porta l’umanità alla salvezza, servendosi di una donna e di un uomo capaci di ascoltare la voce di Dio. Il personaggio femminile che compare nella seconda parte del film non ha dubbi: «Ora che il silenzio ha conquistato il mondo è più facile sentire Dio, basta mettersi in ascolto». Al momento opportuno queste parole fanno breccia nel medico non credente che trova il vaccino per salvare l’umanità intera. Lo affida alla giovane donna e per favorirne la fuga si sacrifica lanciandosi con una bomba in mezzo ai vampiri. Anche lui ha ascoltato la voce di Dio e ha riconosciuto nelle ultime parole pronunciate dalla figlia morta, il disegno di Dio per salvare l’umanità.
Cosa dire?

Tanto di cappello al cinema americano, ai suoi produttori, ai suoi sceneggiatori e ai suoi registi che sanno nominare il nome di Dio. E non hanno nessuna voglia di negare, anche al di là di certe suggestioni new age, l’irruzione della Provvidenza nella storia dell’uomo e nella sua narrazione. Vi sembra poco, alle latitudini laiciste in cui ci tocca vivere?