• it
Il segreto di una famiglia felice? “Meno sfizi, più bambini”

Il segreto di una famiglia felice? “Meno sfizi, più bambini”

1188
Condividi

Una famiglia numerosa che ha fatto della semplicità e dell’amore la sua ragione di vita. Per Aniello Campestre, padre di otto figli, sarà una festa molto speciale. Un papà «presente» e «sempre disponibile» dicono i suoi bambini ma anche un uomo che deve gestire una casa così popolata. Lui boscaiolo per ora disoccupato, la moglie Marina lavora part-time con un’impresa di pulizie, circa mille e 500 euro che entrano ogni mese e tante spese da sostenere. Ma i paletti sono subito fissati: budget di venticinque euro al giorno per i pasti, spesa con le offerte del volantino ma di prodotti di marca, niente macchina e altri accorgimenti per non sforare. E se si supera il limite si chiede aiuto ai nonni. «Non navighiamo nel lusso ma la nostra è una vita più che dignitosa. Al massimo facciamo delle rinunce io e mia moglie per non far mancare nulla a tutti loro e siamo molto contenti». La coppia quest’anno festeggerà i venticinque anni di matrimonio e papà Aniello si sente di rivelare con un motto il segreto di una famiglia felice in tempi di crisi e in una società spesso legata alle cose materiali: «Meno sfizi, più bambini».

Per fare gli auguri al suo papà Giovanni, 8 anni appena, ha deciso di scrivergli una lettera. Ma il contenuto non lo rivela: «sarà una sorpresa» dice, con gli occhi pieni di emozione. E non saranno solo gli auguri suoi ma anche quelli di Manuela, Ilaria, Davide, Fiorella, Danilo, Giada e Lucia Isabella. Tutti sotto lo stesso tetto, o quasi. Sono otto i figli di Aniello Campestre, il papà di una famiglia che definire numerosa è riduttivo. Lui, la moglie Marina Di Biase e la «prole» vivono in via di Spagna in una casa di cento metri quadrati dove, chiaramente, c’è sempre qualcosa fa fare.

Sono sposati da quasi venticinque anni e dal loro matrimonio, quando lui aveva 24 anni e lei 20, è sbocciata una storia molto particolare che però resta quella di una famiglia che fa della semplicità, del rispetto e dell’amore i suoi valori fondanti. «Una bella, bellissima famiglia» spiega Aniello, originario della Campania ma da anni residente a Termoli. «La famiglia che ho sempre desiderato» gli fa eco la moglie, originaria di Castelmauro. E per lui sarà una festa del papà sicuramente speciale ma senza eccessi o sprechi perché è proprio il capofamiglia a ricordare il loro motto di casa Campestre: «Meno sfizi, più figli».

Ma come si mantiene, come si gestisce una famiglia come questa? Al momento in «pausa», di professione Aniello fa il boscaiolo e proprio quando lavorava nel bosco di Castelmauro ha trovato l’amore. Lei, invece, è dipendente part-time di una impresa di pulizie. Oggi riesce a guadagnare mille e quattrocento euro grazie agli assegni familiari. Le altre entrate sono quelle della carta acquisti da quaranta euro e quelle dei nonni che senza troppi dubbi «sono fondamentali».

Ma non è una casa dove si va avanti mangiando pane e cipolla, anzi. La spesa si fa al supermercato con le marche più conosciute sfruttando al massimo le offerte dei volantini. Budget giornaliero: venticinque euro. Da questi soldi devono uscire colazioni, pranzi, cene, merende e spuntini per dieci persone. Ora per nove perché Ilaria, 22 anni, studia e lavora a Milano dove si è iscritta a Mediazione linguistica di arabo e indi. Lei che si è diplomata a Termoli con 100 e lode leggerà questa storia a quasi mille chilometri di distanza ma anche gli altri figli non stanno a guardare. Fiorella (19 anni), Davide (20) e Manuela si danno da fare per trovare qualche occupazione anche temporanea, dai call center alle pizzerie. Poi si vedrà. I più piccoli vanno a scuola: Danilo (16), Giada (11), Giovanni (8) e la mascotte della famiglia ha solo un anno e tre mesi e si chiama Lucia Isabella.

I maschi in una camera, le femmine in un’altra e i genitori e la bimba in un’altra ancora. «La nostra vita – spiega Aniello – non è una vita di lusso ma certamente si può definire dignitosa». Quando la moglie non c’è, lui sistema la casa, pulisce, lava e organizza tutto senza problemi cercando di far trovare tutto in ordine: «Porto i bambini a scuola, chiaramente a piedi perché noi non abbiamo una macchina, li vado a riprendere, svolgo le faccende di casa e preparo anche da mangiare».

Nessuna impresa per preparare la cena: «Guarda qua, stasera mangiamo questo grosso pollo al forno, un po’ di pasta, insalata, salumi e tanto altro, senza sprechi. Ognuno quello che preferisce». Scorte di alimenti, latte, bevande e quant’altro ma senza chiedere nulla al banco alimentare, alla Caritas o alla Croce Rossa: «Solo organizzazione, ci facciamo bene i conti perché non si può sforare e se succede chiediamo aiuto ai nonni». Aniello sa bene che anche senza eccessi, vizi e sprechi si vive bene, benissimo senza guardare in faccia a nessuno. «Noi stiamo bene così e riusciamo a gestire anche le spese di affitto per circa quattrocento euro, le bollette e quello che arriva». Questo per l’ordinaria amministrazione. E per cambiare il guardaroba? «Per ora abbiamo un bonus di mille e ottocento euro all’anno che il Governo dà fino a quando ci sono tre figli minorenni, è una sorta di riserva che cerchiamo di non toccare».

Aniello è un papà «generoso», «sempre disponibile», «sempre presente», «attento» come dicono gli stessi figli ma a volte, quando serve, anche un pochino severo. La moglie sorride e annuisce. Uscite fuori, pizza e ristoranti? «Solo in occasione delle ricorrenze come compleanni, battesimi e comunioni». Viaggi? «Non ne facciamo ma abbiamo un piccolo sogno, quello di tornare in Germania, a Freiburg, dove siamo stati da giovani, ci piacerebbe fare un viaggio tutti insieme».

Il ragionamento è chiaro: «Io e mia moglie possiamo fare delle rinunce, per loro siamo disposti a farle perché non devono rinunciare a niente, se questo è possibile». Niente macchina, un solo cellulare per i coniugi ma per i più giovani il telefonino non manca. La famiglia Campestre riesce a vincere questa sfida con una società dove spesso vengono a mancare importanti valori e spesso si corre troppo, bruciando le esperienze e pensando al futile, al superfluo. «Crediamo in Dio – dice papà Aniello – la fede è un punto di riferimento importante, affidiamo sempre tutto al Signore, alla sua protezione». E la moglie ricorda che «quando ancora non eravamo sposati mio marito stava preparando il corso per la cresima e poi lo abbiamo seguito insieme. Non ho mai dimenticato le parole del parroco. Ci disse ’non tramonti mai il sole sulla vostra ira e accettate tutti i figli che Dio vorrà donarvi’. Su questo abbiamo basato la nostra vita ed è questo il consiglio che vogliamo dare alle giovani coppie».

E se hanno paura, per motivi economici, di fare un figlio? «Forse – ha osservato il papà della famiglia numerosa – non sanno fare sacrifici, se si fanno delle rinunce a tanti sfizi un bambino può certamente arrivare e gli si può assicurare una vita dignitosa». Noi? «Non abbiamo mai progettato una nascita, ma l’abbiamo sempre accolta con grande amore. Se dovesse arrivare un altro figlio ben venga, è sempre una gioia immensa» conclude Aniello Campestre mentre guarda negli occhi la moglie che tiene in braccio l’ultimo fiocco rosa. Il segreto della felicità di una famiglia, numerosa o ‘micro’ che sia è proprio questo. Tanti auguri a tutti i papà.

 

Fonte: primonumero.it  di Fabrizio Occhionero