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Bassetti: su famiglia ora svolta culturale, bene la Conferenza

Bassetti: su famiglia ora svolta culturale, bene la Conferenza

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Intervento del presidente della CEI sul settimanale dell’Osservatore Romano: “Snodo importante dopo tante polemiche e rinvii”

 «Ciò che serve urgentemente all’Italia non sono solo politiche per la famiglia, ma un radicale cambio di prospettiva, una vera e propria rivoluzione culturale incentrata sulla famiglia». Il cardinale Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e presidente della Cei, interviene – con un articolo dal titolo «Fattore famiglia», nella rubrica Dialoghisu Il Settimanale dell’Osservatore Romano– per ricordare, sulla famiglia, «una notizia positiva, dopo molti anni di dibattito e rinvii: il 28 e 29 settembre si svolgerà la terza Conferenza nazionale a essa dedicata».

Lo definisce «un fatto positivo», che consente «qualche speranza in più» mettendo al centro della discussione «uno snodo di eccezionale importanza»: ovvero il «rapporto tra famiglia e lavoro». «Un tema del genere – scrive – non può più essere eluso come se fosse solamente un argomento caro ai cattolici e quindi una questione ancillare dell’agenda pubblica del paese. No, il rapporto tra famiglia e lavoro è un tema centrale, pastorale, culturale e politico». Anche perché, scrive il cardinale, sembra che l’Italia sia divisa in due, «tra chi lavora troppo e chi è disoccupato». Da una parte i cosiddetti «nomadi produttivi» costretti a ritmi lavorativi impressionanti e a vivere sostanzialmente lontano dalle famiglie e dall’altra i precari che senza un lavoro certo non riescono a fornire una speranza al proprio nucleo familiare».

Necessaria quindi «un’organizzazione del lavoro efficiente per l’economia e che soprattutto riesca a fornire il bene più prezioso per le famiglie di oggi: il tempo. Tempo che i genitori possono dedicare ai figli, agli anziani, allo svago, al volontariato, alla preghiera. Tempo necessario per costruire e alimentare quelle relazioni interpersonali senza le quali la società s’inaridisce o muore». Per «mettere al primo posto la persona umana» e «ribadire un sacrosanto principio evangelico: il lavoro è al servizio dell’uomo e non il contrario».

Fonte: avvenire.it