Nella storia bimillenaria della Chiesa è successo solo altre due volte, nel 1969 e nel 1985, rispettivamente in tema di Conferenze episcopali e per i vent’anni dal Concilio Vaticano II: dal 5 al 19 ottobre del prossimo anno l’argomento del Sinodo straordinario avrà per titolo “Le sfide pastorali della famiglia nel contesto dell’evangelizzazione”. Papa Francesco ha così voluto chiedere di far convergere le riflessioni sulla cellula fondante della società e su quella che i Padri conciliari hanno chiamato “Chiesa domestica” (Lumen Gentium, 11) o “santuario domestico della Chiesa” (Apostolicam Actousitatem, 11). Già al termine del Sinodo dei Vescovi del 1980 era stata raccolta una forte richiesta di attenzione alla famiglia e Papa Giovanni Paolo II aveva risposto l’anno successivo con l’esortazione apostolica Familiaris Consortio, documento fondamentale per la pastorale familiare che riassume in questi quattro punti i compiti generali della famiglia cristiana: formare una comunità di persone, servire la vita, partecipare allo sviluppo della società, partecipare alla vita ed alla missione della Chiesa.
Durante l’udienza dello scorso 9 ottobre, nel trattare della cattolicità della Chiesa, papa Francesco ha ricordato che “in famiglia a ciascuno di noi è donato tutto ciò che ci permette di crescere, di maturare, di vivere. Non si può crescere da soli, non si può camminare da soli, isolandosi, ma si cammina e si cresce in una comunità, in una famiglia. E così è nella Chiesa!” Pochi giorni prima, nell’incontro di Assisi, il Pontefice aveva ricordato che “due cristiani che si sposano hanno riconosciuto nella loro storia d’amore la chiamata del Signore, la vocazione a formare di due, maschio e femmina, una sola carne, una sola vita” e, ricordando come la decisione di sposarsi sia una scelta coraggiosa ha invitato i giovani a “non aver paura di fare passi definitivi nella vita, come quello del matrimonio”.
In un momento storico come quello attuale, caratterizzato dalla cultura del provvisorio e dello scarto, ove al centro c’è l’individuo con i suoi desideri, il matrimonio pare diventato una scelta per nostalgici e illusi, la famiglia un termine ormai privato del suo autentico significato ed appiccicato a qualsiasi tipo di legame affettivo, il figlio diventa un diritto da esigere e da progettare a tavolino (è d’attualità la notizia della ditta statunitense che ha brevettato un test genetico che permetterebbe di scegliere gli embrioni preferiti e scartare quelli sgraditi). Non solo, un contesto post-moderno questo, ove il figlio può anche diventare un peso del quale liberarsi se è di ostacolo alla carriera o se rappresenta una fatica eccessiva per una donna sola che non trova chi la possa sostenere o semplicemente ascoltare ed accompagnare. E’ una società ove alcuni vorrebbero il divorzio breve (già realtà ad es. in Spagna, Portogallo e Romania, anche con formule low-cost), oppure cancellare la naturale distinzione tra maschio e femmina (esisterebbero non più due, ma ben 5 sessi!), teorizzano che un figlio non abbia bisogno di un papà ed una mamma, ma di un ‘genitore A’ e un ‘genitore B’ (attenzione: quello B potrebbe sentirsi discriminato!), propongono di ridurre le spese sanitarie lasciando morire gli anziani più gravi in corsia (accade già in Inghilterra), vorrebbero legalizzare l’eutanasia (in Olanda e Belgio è già così da un decennio, ed in Olanda, dal 2004 anche per i minorenni). Queste idee stanno purtroppo diffondendosi come presunte verità scientifiche da un lato e come conquiste di civiltà dall’altro. Ma di quale civiltà stiamo parlando? Forse di quella che mette al centro l’egoismo, il potere ed il danaro, non quella del bene comune e della difesa dei più deboli: chiediamoci allora quale futuro vogliamo.
In un mare di proposte a tutela dei diritti individuali (senza un corrispondente richiamo ai doveri), non è stato ancora dedicato un adeguato spazio di riflessione etico-politica alla famiglia come soggetto collettivo portatore di diritti nell’interesse della collettività: ricorre proprio in questo mese di ottobre il trentesimo anniversario della presentazione della Carta dei Diritti della Famiglia, promulgata dalla Santa Sede quasi a corollario della Familiaris Consortio: 12 brevi articoli che varrebbe la pena rileggere con attenzione.
Un Sinodo straordinario sulla famiglia si presenta quindi come un’ottima occasione per ripartire dalla verità del Vangelo sui temi che riguardano le relazioni più significative delle persone, quelle che implicano il dono di sé all’altro e aprono alla trasmissione della vita. Non si tratta allora solo di definire regole e tracciare confini (sarebbe limitarsi a quella che Papa Francesco ha stigmatizzato come il “sacramento della dogana pastorale”), ma di individuare percorsi efficaci in grado di partire dalla situazione concreta nella quale si trovano le persone, per saperle accogliere ed ascoltare, offrendo loro la bellezza, la forza e la novità della proposta cristiana.
Cinzia e G. Marco Campeotto
coord. prov. Udine ANFN








