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La preziosità del matrimonio

La preziosità del matrimonio

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Il Cardinale Carlo Caffarra affronta il tema del








La bontà e la preziosità del matrimonio per la società civile

La bontà e la preziosità del matrimonio per la società civile
S. Pietro in Casale, 26 aprile 2007

 

Nel
titolo di questa conversazione vi sono due parole,
"bontà-preziosità", su cui desidero attirare la vostra attenzione fin
dall’inizio, a modo di premessa. E lo faccio partendo da una domanda: è una
cosa bella che nascano i bambini? Sono sicuro che tutti avete risposto
affermativamente.

In
realtà però, guardando le cose più in profondità, pur rispondendo allo stesso
modo, la risposta può avere due significati profondamente diversi.


una cosa bella che continuino a nascere i bambini", dice chi produce
prodotti per neonati. "Come è bello che tu ci sia!", dice la donna
appena vede il bimbo da lei generato.

La
diversità è essenziale: è bene che i bambini nascano perché è utile
all’impresa; che ci sia quel bambino è
bene in sé e per sé
.

Questo
esempio ci fa capire una profonda verità: esiste una bontà che consiste
nell’utilità che ne posso ricavare, esiste un bene utile
; esiste una bontà che è tale in sé e
per sé, esiste un bene morale
. Lo stesso vale anche per il secondo termine
"preziosità": è prezioso perché ne posso ricavare denaro; è prezioso
perché vale in sé e per sé.

Questa
sera cercherò di spiegarvi le ragioni, che reputo condivisibili da tutti,
credenti e non, per cui affermo che il matrimonio possiede una bontà ed una
preziosità in se stesso e per se stesso, dunque nel secondo significato.

Non
solo, ma tempo permettendo, vorrei anche dirvi le ragioni per cui chi ha la
responsabilità del bene comune, deve promuovere e difendere la bontà e la
preziosità propria del matrimonio.

Dividerò
quindi la mia riflessione in due parti. Nella prima cercherò di mostrarvi in
che cosa consista la bontà e la preziosità propria del matrimonio. Nella
seconda cercherò di mostrarvi la necessità che questa bontà e preziosità sia
promossa e difesa.

1. Bontà
e preziosità del matrimonio

Questa
prima parte della mia riflessione parte dalla constatazione di un fatto: la
persona umana è uomo e donna
. La bontà propria del matrimonio, la sua intima preziosità è
racchiusa interamente in questo semplice fatto: la nostra umanità si realizza
in due modalità diverse, mascolinità – femminilità.

Cerchiamo
ora di riflettere un poco su questo fatto per scoprirne il significato.

Per
arrivare a questa scoperta si può "partire dal basso", per così dire:
il di-morfismo sessuale è un caso particolare di una legge biologica generale,
la modalità propria con cui salendo nella scala dei viventi le specie si
perpetuano. È così negli animali; è così nell’uomo.

Ho
parlato di una partenza "dal basso" nel senso che questo modo
d’interpretare la sessualità umana in fondo non ne vede la diversità profonda,
la sua propria identità. Sul piano pratico la conseguenza non è di poco conto.
Come è ben noto, quando è necessario i processi naturali possono – devono
in alcuni casi – essere sostituiti da processi artificiali. Chi ha i reni
che non funzionano fa la dialisi. Ugualmente non si può escludere in linea di
principio la sostituibilità dei processi procreativi naturali con procedimenti
procreativi artificiali. E gli uni e gli altri sono infatti eticamente neutri,
indifferenti.

Esiste
anche un’interpretazione che è opposta alla precedente, e che potremmo chiamare
"culturale": la differenza sessuale fra uomini e donne è una
costruzione puramente culturale; è l’opera della cultura senza alcun fondamento
nella [natura della] persona. Ne deriva che non esiste una
istituzionalizzazione dell’esercizio della sessualità da ritenersi migliore di
un’altra: l’istituzionalizzazione matrimoniale [etero-sessuale] ha lo stesso
valore etico dell’istituzionalizzazione omosessuale.

Ambedue
queste interpretazioni devono essere giudicate alla luce dell’esperienza
che ciascuno fa di se stesso. Ciascuno è testimone di se stesso a se stesso, ed
alla fine ogni interpretazione dell’uomo deve essere confrontata con questa
testimonianza. Vorrei ora semplicemente aiutarvi ad ascoltare questa
testimonianza: per non dilungarmi troppo lo faccio solo per accenni. L’invito
che vi rivolgo è il seguente: ascolta che cosa tu stesso dici a te stesso di
te stesso!

L’uomo
posto di fronte alla donna e la donna di fronte all’uomo vede in essa/in esso
un "altro se stesso/a": alterità [è un altro/a] ed identità [se
stesso/a]. È questa un’esperienza che l’uomo non vive quando è di fronte alle
cose o agli animali: sono un "altro", ma non sono "se
stesso". Ed ancor meno quando il credente è di fronte a Dio: è il
totalmente Altro.

L’alterità
nell’identità è la ragione ultima della inclinazione sociale della persona umana;
è come la sorgente da cui sgorga la vita umana associata. L’esperienza della
propria umanità limitata dalla e nella propria "forma"
[maschile/femminile] spinge il singolo ad una "comunione" con
l’altro/a, nella quale [comunione] solamente la sua umanità è pienamente
realizzata e manifestata. È questo il punto centrale di tutta la nostra
riflessione.

Esiste
un legame fra uomo e donna costituito dalla partecipazione alla stessa natura
umana; esiste una reale – naturale – differenza nel modo in cui
uomo e donna realizzano la stessa natura umana: nella sua intera verità e bontà
la nostra umanità si realizza e si svela nell’unità, ma un’unità che
salvaguardia la diversità di uomo e donna.

Voglio
sottolineare che si tratta di una unità nella natura
anche biologicamente intesa. Che si
tratta del riconoscimento dell’altro/a considerato nella sua naturalità,
più precisamente: nel suo corpo;
nella sua costituzione biologica.

Se
infatti l’unità fra le persone umane fosse fondata solo sulla loro natura
spirituale e si costituisse solo a causa della loro partecipazione alla stessa
razionalità, la società umana sarebbe sempre insidiata dal pericolo di
costruirsi solo fra persone che posseggono quelli che si è deciso siano i
caratteri della razionalità. E sappiamo che lungo la storia sono state
soprattutto le donne e i bambini ad essere esclusi da una piena ospitalità
nella società umana, precisamente a causa di quella falsa dialettica sociale.

La
"diversità" originaria è quella della donna nei confronti dell’uomo e
dell’uomo nei confronti della donna. E pertanto se il riconoscimento della
diversità non è in primo luogo il riconoscimento della diversità sessuale, la
società umana resta sempre esposta al rischio di discriminazioni ingiuste.
Proprio perché l’intera ricchezza della nostra umanità non è presente nella
particolarità propria dell’uomo e della donna, la pienezza della persona si
realizza nella loro unità.

L’uomo
è per la donna e la donna è per l’uomo poiché solo uomo e
donna dicono la verità intera della
persona umana.

La
bontà e la preziosità dell’istituto matrimoniale consiste precisamente in
questo: esprime-realizza nell’unità uomo-donna tutta la ricchezza della nostra
umanità. Bontà e preziosità che non si trova in eguale misura in nessun’altra
relazione sociale.

Tocchiamo
un punto fondamentale della vicenda umana e della sua comprensione. Provo a
dirlo in modo breve e per quanto riesco semplice.

All’origine,
al "principio" della vicenda umana non stanno tante unità chiuse in
se stesse: i singoli individui. Sta una reciprocità; un rapporto: uomo e
donna. Il dato umano originario non è l’identità, ma la relazione; la
"figura" dell’incontro non è il contratto fra individui
originariamente estranei, ma è l’incontro nell’amore fra due persone diverse e
già biologicamente relazionate: uomo e donna. Questa lettura profonda della
realtà umana ultimamente ci è stata insegnata dalla Lett. Enc.
Deus
caritas est
.

Ma
questa è solamente la prima dimensione della bontà e preziosità propria del
matrimonio. Ne esiste una seconda non meno importante.

Per
coglierla facciamoci una domanda: che nasca un bambino è un evento ordinario o
straordinario?

A
prima vista può sembrare un evento ordinario. Accade ogni giorno. È comune con
altre specie viventi. Viene trascritto il suo arrivo secondo una numerazione
progressiva nei libri dell’anagrafe.

Ma
guardando le cose più in profondità, ci rendiamo conto che è un evento
letteralmente "straordinario": fuori di ciò che accade
ordinariamente. Per una ragione molto semplice: ogni persona è qualcuno di
assolutamente unico, di non numerabile con altri. Non è semplicemente un
individuo che perpetua una specie vivente.

Se
dunque la persona umana è questa, è necessario che ci chiediamo: in quale
contesto umano la persona esige di essere generata ed educata? Quale è il
contesto proporzionato alla sua dignità propria? È la comunità coniugale. Per
quali ragioni?

Il
figlio ha la stessa dignità di persona dei suoi genitori. Egli non può essere
voluto e desiderato che "per se stesso"; non può essere voluto e
desiderato "in quanto … in funzione di …". In questo senso nessun
sposo/sposa ha "diritto ad avere un figlio"; si ha diritto ad avere
solo qualcosa, non qualcuno. Gli sposi unendosi pongono solamente in essere le condizioni
perché possa venire all’esistenza una nuova persona umana, attraverso un atto
che come tale esprime la comunione piena dei due. E poi a loro non resta che
attendere, la nuova persona può essere attesa solamente. Per chi è
credente solo da Chi può farla essere. Acquista così il carattere di un dono,
che va accolto con gratitudine. La gioia di chi viene in possesso di qualcosa
di dovuto è ben diversa dalla gioia di chi riceve un dono.

Anche
un pensatore laico come J. Habermas ha dimostrato che questa attitudine
fondamentale nei confronti di ciò che egli chiama "destino di natura"
è l’unica che mette al sicuro la uguaglianza fondamentale di tutte le persone
[in Il futuro della natura umana. I rischi di una genetica liberale, Bibl.
Einaudi, Torino 2002, cfr. pag. 61].

C’è
poi un secondo aspetto da considerare. La persona umana cresce bene dal punto
di vista propriamente umano se si radica dentro una "dimora stabile".
È la stabilità propria della comunità coniugale che assicura genealogia
della persona
, che non
è solo un fatto biologico. Su questo non voglio prolungarmi. E’ facile trovare
materiale.

Ho
terminato il primo punto della mia riflessione. Lo riassumo. La bontà e
preziosità propria del matrimonio consiste nel fatto che esso è il paradigma
originario di ogni realizzazione della dimensione sociale dell’uomo [prima
societas in coniugio, dicevano già i latini], e l’unico luogo degno di
istituire la genealogia della persona.

2. Necessità
della promozione e della difesa
.

La
riflessione precedente ci ha aiutato a capire quanto grande e preziosa sia la
bontà, il valore del matrimonio. Esso costituisce – ripeto – la forma
originaria, l’archetipo ed il paradigma della società umana, ed anche il luogo
in cui la persona umana inizia – nel senso forte del termine – la
sua vicenda.

Che
dunque i responsabili del bene comune debbano promuovere e difendere questa
istituzione, è una coerente conclusione. Ed infatti presso tutti gli
ordinamenti giuridici il matrimonio ha sempre goduto del favor juris
: le leggi hanno cercato di favorire
– difendere e promuovere – l’istituto matrimoniale. In Italia
– come in altri Paesi – è un obbligo sancito perfino dalla
Costituzione.

Ciò
detto, potrei dire di aver concluso questa seconda parte della mia riflessione,
dal momento che la politica della famiglia – la modalità concreta con cui
difendere e promuovere l’istituto matrimoniale – non è più di mia
competenza. Ma non posso purtroppo concludere così in fretta perché oggi la
situazione si è terribilmente complicata, ed esige pertanto di essere
affrontata con grande ragionevolezza.

Cerchiamo
prima di tutto di fare chiarezza, partendo da un fatto. Il 18 gennaio 2006 con
468 voti a favore, 149 contrari e 41 astenuti il Parlamento Europeo ha
approvato una risoluzione che invita gli Stati membri ad equiparare le coppie
omosessuali a quelle fra uomo e donna, e condanna come omofobici gli Stati e le
Nazioni che si oppongono al riconoscimento delle coppie omosessuali.

È
questo un fatto assolutamente nuovo nella storia dell’umanità. Fate bene
attenzione. Non si tratta di giudicare un comportamento personale. Non si
tratta di verificare l’esistenza di eventuali discriminazioni di singole
persone, e doverosamente di eliminarle. La questione è un’altra. E cioè.
L’istituzione matrimoniale è ritenuta non avere più alcun fondamento naturale
[diversità dei sessi], ma essa è completamente frutto di convenzioni sociali. E
pertanto la legge civile può qualificare come "matrimonio", o
comunque equiparare all’istituzione matrimoniale come fino ad ora era stata
pensata, comunità affettive di altro genere.

A
questo punto, qualcuno potrebbe dire: "non vedo perché una simile
equiparazione nuoccia alla difesa e promozione della famiglia; semplicemente,
il favor juris
di
cui godeva fino ad ora l’istituto matrimoniale viene esteso anche ad altre
forme di convivenza". Si tratta di estendere diritti.

Diciamo
subito che in termini civili, "riconoscimento", "favor
juris" significano anche necessariamente allocazione di risorse, le quali
non sono infinite. Favorire allo stesso titolo per cui lo Stato favorisce
il matrimonio, altre forme di convivenza, di fatto significa diminuire quella
tutela dell’istituzione matrimoniale che è dovere grave per chi ha
responsabilità politiche.

Ma
c’è qualcosa di molto più profondo in questa questione, su cui è necessario che
riflettiate.

La
legge civile in teoria si trova davanti a due possibilità, a due vie
percorribili. O configura la comunità coniugale come una forma di comunione
sessuale-affettiva cui i singoli sono liberi di accedere, ma la cui struttura
fondamentale non è a disposizione di chi si sposa. [È questa la via tracciata
dalla nostra Costituzione quando dice che la Repubblica "riconosce … come
società naturale … ]. Oppure la legge può stabilire, attraverso
l’equiparazione "matrimonio-coppie omosessuali-unioni di fatto", che
il matrimonio come da sempre istituzionalizzato è una convenzione sociale e che
pertanto ciascuno può realizzare la propria sfera affettivo-sessuale secondo i
propri desideri e convenzioni di vita avendo tutti diritto a pari riconoscimento
pubblico.

[Ancora
una volta. Non stiamo discutendo se ciascuno possa vivere la sua sessualità …
come gli pare e piace, escludendo solo violenza su terzi. Stiamo discutendo sul
fatto se lo Stato possa equiparare matrimonio-unioni omosessuali-unioni di
fatto].

Facciamo
ora l’ipotesi che lo Stato lasci la prima strada, che finora ha percorso, ed
imbocchi la seconda. Faccio due riflessioni, su cui vi prego di fermarvi.

Si introduce nellordinamento
giuridico un elemento che obiettivamente [si noti bene: "obiettivamente";
non sto giudicando nessuno] lo scardina. Si costruisce l’edificio sociale sulla
base di ciò che ciascuno desidera vivere, escludendo la possibilità di
un confronto con dati obiettivi per giudicare, in ordine al bene comune
[sottolineo: in ordine al bene comune, non al bene dell’individuo], la
legittimità giuridica di quei desideri. Orbene, costruire la società sulla base
dei desideri di ciascuno equivale a costruire società sempre più di stranieri
morali, di estranei gli uni agli altri, e sempre più conflittuali.

Listituzione matrimoniale, come tutte le
realtà molto preziose, è fragile. Sposarsi è arduo, perché il bene è sempre
arduo. Se si introduce il principio che i "favori" fino ad ora legati
esclusivamente allo stato coniugale, sono estensibili anche a stati di vita
meno ardui ed impegnativi, a lungo andare quale sarà il risultato nell’ethos
pubblico del nostro popolo? Una perdita di stima dell’istituzione matrimoniale
ed un progressivo abbandono della sua scelta.

Non
sto pensando e dicendo che gli uomini e le donne non vorranno più sposarsi: che
non riconosceranno più l’intrinseco valore del matrimonio. Sto dicendo che
l’istituto matrimoniale è fragile; e che l’orientamento della ragione pubblica
nei suoi confronti è di grande importanza per la sua difesa e la sua
promozione, anche nella ragione e nella coscienza dei singoli.

Potrei
in sintesi riassumere tutto nel modo seguente. Se nego l’esistenza di relazioni
sociali che sono obiettivamente diverse nella loro qualità etica pubblica; se
determino la loro qualità solo in base al loro rapporto coi desideri e
l’autonomia del singolo, la società diventerà sempre più coesistenza di egoismi
opposti. Legami sempre più instabili e persone sempre più sole.

In
sintesi, è ciò che è detto nella Nota del Consiglio permanente della CEI
[28-03-07]: "la legalizzazione delle unioni di fatto" è
"inaccettabile sul piano di principio, pericolosa sul piano sociale ed
educativo".

Conclusione

Vorrei
concludere con due riflessioni semplici. Che cosa differenzia una "unione
di fatto" da un "matrimonio"? che in qualunque momento nelle
unioni di fatto la persona dell’altro è scambiabile, è sostituibile con
un’altra persona. Nel matrimonio, la persona dell’altro/a è insostituibile. Che
cosa grande che è questa! La persona è una realtà unica.

La
seconda riflessione rivolta ai giovani presenti che si preparano al matrimonio.
Essi sanno che c’è una bellezza, una grandezza nel loro amore. Hanno sentito in
un qualche modo la presenza di Qualcuno che li chiama a realizzarsi nell’unico
modo possibile di realizzarsi: il dono di sé. Custodite sempre questa certezza,
e sarete beati

 



Card. Carlo Caffarra