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L’attualità della Genesi

L’attualità della Genesi

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Un paradiso terrestre tutto da godere, un solo divieto: non mettere mano all’albero della vita. Ma cosa ne potevano sapere della “vita” due come Adamo ed Eva che erano stati impastati col fango, nati adulti, e che fino a quel momento avevano saltato a piè pari le avversità dell’esistenza? Non sapevano cosa fossero l’adolescenza, il lavoro, la famiglia, i figli e tantomeno la fatica di partorirli ed allevarli. Ambizione e vanità hanno infranto l’idillio, decretando l’inizio di una vita di fatiche con la fronte imperlata di sudore e una discendenza a base di parti intrisi di dolore.

Nell’Eden bastava la coppia per affrontare la vita, ma dopo la ribellione i “generi” – maschile e femminile – non sarebbero più stati autosufficienti per sopravvivere e Dio creò le “generazioni” – cariche ciascuna della propria saggezza naturale ed empirica – e un luogo dove scambiarsi il loro sapere e l’aiuto reciproco. Quel rifugio per i fuggiaschi dell’Eden e la loro progenie era la famiglia, dove vita e dolore si abbracciano indissolubilmente sin dal loro esordio – nel momento del parto – ed il Male combatte il Bene sin dalla prima generazione in Caino e Abele.

Il Vecchio Testamento ci ricorda spesso che il dolore ha un suo ruolo prezioso e l’assenza di questo è dovuta a una malattia considerata un castigo divino: la lebbra. Le sue mutilazioni sono dovute a un batterio che causa la morte delle terminazioni nervose dolorifiche, che oramai inefficienti, non sono più in grado di preavvertire l’uomo dei pericoli.

Se nella Genesi i protagonisti in ordine di apparizione sono Dio – uomo (Adamo) – donna (Eva), col Nuovo Testamento la situazione si ribalta e la successione diviene donna (Maria) – uomo (Gesù) – Dio (Cristo).

E se Adamo aveva vissuto solo maturità e senilità, Gesù ripercorre quelle fasi di vita dell’uomo – gravidanza, infanzia, adolescenza e giovinezza – che sembravano essere state inizialmente trascurate da Dio nella Genesi.

Il percorso dell’uomo ora è completo di tutte le tappe: la vita in tutte le sue fasi, i generi che si completano, le generazioni che si incontrano nella famiglia.

Come può dunque il Male scardinare questo progetto d’amore e di redenzione? Con la menzogna suadente insidiando proprio vita, generi e generazioni: mettendoli l’uno contro l’altro e minando dall’interno la famiglia.

Vita. Ci si vuole impadronire dell’albero della vita, nel delirio d’onnipotenza di atavica memoria, ricorrendo a termini subdoli e menzogneri quali clonazione, procreazione medicalmente assistita, eugenetica e via dicendo.
Generi. Ci si rivolge alla donna – com’è ancora attuale la Genesi! – facendole credere che si realizzerà solo attraverso la carriera sul lavoro e che la vita domestica è alienante. All’uomo si racconta che successo e denaro si raggiungono e godono meglio da single. A entrambi si fa credere addirittura che l’uno può fare a meno dell’altro – attraverso l’omosessualità – proclamando la libertà da vincoli inutili. Ambedue ricorreranno alla chirurgia estetica illudendosi di conquistare l’immortalità con sostanze inerti quali collagene e silicone. Le malattie infine si cureranno ricorrendo agli embrioni che, non vedendo riconosciuto il loro diritto a nascere, serviranno da pezzi di ricambio per le generazioni adulte.
Generazioni. La generazione degli adulti si preoccupa di detenere il potere per paura di dover passare la mano e si rifiuta di preparare la successiva, omettendo un fisiologico passaggio di consegne. Si arriva addirittura a combattere la propria discendenza ricorrendo all’aborto ed al controllo delle nascite – chiamato ipocritamente family planning. Si confinano i propri anziani negli ospizi, fuori e lontano dalla famiglia, accingendosi a legalizzare l’eutanasia, giustificata con l’eliminazione del dolore come diritto inalienabile dell’individuo.
Famiglia. Aggredita dall’individualismo-capitalismo, che predica l’affermazione edonistica del singolo, e dal collettivismo-marxismo che, facendo leva sull’invidia insita nell’uomo, proclama la realizzazione dell’uomo nell’appiattimento di una massa indistinta dove è annichilita l’unicità ed irripetibilità dell’individuo.
In una società ubriaca di diritti e senza alcun dovere, intontita di piacere e droghe sintetiche, e illusa di poter mettere al bando il dolore, si assiste ad uno scontro tutti-contro-tutti dove vi sono genitori contro figli, uomo contro donna, madre contro feto, marito contro moglie, fratello contro sorella, padre contro madre, giovane contro anziano, lavoratore contro pensionato, studente contro maestro.

Il nemico pericolosissimo e mortale – così Giovanni Paolo II chiamava la confusione tra il bene e il male – consente al delitto di assumere la connotazione di diritto, come nei casi più evidenti di aborto ed eutanasia. Il relativismo etico ci induce infine a stravolgere la realtà legittimando la menzogna dapprima cambiando i termini – unione anziché matrimonio, partner anziché coniuge – fino ad arrivare addirittura a scambiare la patologia – l’omosessualità – con la fisiologia.

Al baccano sollevato dal Male non resta che opporre la testimonianza del Bene – fino ad oggi silenziosa – che le famiglie numerose hanno oggi più che mai il compito di gridare.

Vittorio Lodolo D’Oria

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