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Finalmente: il mondo della ricerca scopre le famiglie numerose

Finalmente: il mondo della ricerca scopre le famiglie numerose

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Sono i primi a stupirsi di come sia possibile che il modello familiare di chi ha più di due figli sia rimasto praticamente ignorato dalla ricerca scientifica, dalla sociologia la psicologia, l’economia, la demografia. A parte pochissimi studi, spesso datati e incentrati su aspetti marginali quali le differenze tra i primi e gli ultimi nati, chi cercava documentazione sulle specificità delle famiglie numerose era destinato a rimanere deluso: “Lo andiamo dicendo da anni, le famiglie con più figi, che pur hanno rappresentato la normalità per secoli, risultano invisibili e questo non è certo servito a sostenere le nostre ragioni” afferma Regina Maronceli, presidente di Elfac, a Dublino per il primo Workshop internazionale dedicato ai nuclei extra large organizzato da un istituto universitario, l’university College di Dublino – Istituto Geary per le politiche pubbliche – in collaborazione con il Centro sulla povertà e le politiche sociali della Columbia University di New York.
Una ventina di studiosi sono convenuti a Dublino per la due giorni sul tema “Grandi famiglie, riportare le famiglie numerose nell’agenda politica”: dall’Estonia, Quatar, Germania, Gran Bretagna, Italia, Lituania, Irlanda per togliere i grandi nuclei dall’invisibilità a partire dalla definizione stessa di famiglia numerosa.
“In realtà – afferma Stephen Koppe, dell’Università di Dublino – non siamo giunti a una decisione finale sul numero dei componenti di una famiglia numerosa… tre, quattro figli….. Quello che però abbiamo capito è che c’è una grossa lacuna da colmare da parte del mondo accademico, con uno studio approfondito. I risultati di queste due giornate  saranno ripresi e integrati da altri contributi che pubblicheremo in una monografia interamente dedicata alla famiglia numerosa che dovrebbe vedere la luce nel 2023”.
Sempre nel 2023 dovrebbe tenersi anche un convegno internazionale, organizzato dalla rete di ricercatori che si è creata a Dublino. “Se la guardiamo dal punto di vista delle madri, solo una piccola parte delle donne ha molti figli: se invece cambiamo la prospettiva e ci mettiamo dal punto di vista dei bambini, notiamo qualcosa di straordinario: in Europa più di un bambino su tre vive in una famiglia numerosa, anche se queste rappresentano intorno al 14% della popolazione con figli”.
Il prof. Fayhey, sociologo dell’Università di Dublino parte da questa considerazione per chiedere maggiore attenzione al fenomeno delle famiglie numerose. A partire dal fattore povertà: il figlio “fattore di rischio povertà” investe soprattutto i nuclei con tre figli, “puniti” e penalizzati solo per il fatto di avere più fratelli della “norma”. “Siamo vittime di una norma non scritta – ha sottolineato il prof. Martin Bujard, dell’Istituto Federale delle ricerche sulla popolazione a Berlino – la norma dei due figli: nei media, nella costruzione delle case, persino nei libri per bambini la famiglia è quella con due figli, di solito un maschio e una femmina. E chi osa trasgredire la norma è soggetto a uno stigma sociale diffuso, che percepisce la famiglia numerosa come antisociale anche se poi la gente, personalmente, non lo pensa affatto”. Stereotipi duri a morire, che associano le grandi famiglie a disagio, basso livello sociale, bassa cultura: “Mentre le ricerche in Germania ci dicono che sono sempre più madri di livello di studi medio alto a scegliere di avere più figli – ricorda Martin Bujard che aggiunge – il calo dei tassi di natalità è legato per il 68% alla diminuzione delle famiglie numerose, più che all’aumento dei figli unici o delle coppie senza figli”.
Il confronto ha toccato molti aspetti della realtà familiare, con un focus particolare sulla situazione in Gran Brestagna, alle prese con un discusso sistema di welfare (la “legge dei due figli”) che esclude dai benefici sociali i nati oltre il secondo figlio. Il tema demografico muove invece le politiche di altri paesi che vedono nella famiglia numerosa una risorsa per invertire la denatalità. “Siamo felici che finalmente l’università abbia “scoperto” la nostra realtà – ha affermato Regina Maroncelli, presidente Elfac, intervenuta al convegno con il segretario generale Raul Sanchez – avremo la possibilità di produrre quei dati e quelle ricerche che servono per dare forza alle nostre richieste di giustizia ed equità: in questi due giorni una parola è ricorsa con preoccupante frequenza: “punizione”. Per qualche strana ragione la società tende a punire chi fa più figli, invece di sostenere il futuro della comunità, quasi che i figli fossero un bene privato dei genitori. Non è giusto che solo i ricchi possano permettersi di avere i figli che desiderano. La situazione delle famiglie numerose – è stato sottolineato anche qui a Dublino – è particolare e può scadere nella povertà facilmente, ma questo non significa mancanza di senso di responsabilità da parte dei genitori, quanto di un bisogno tutto particolare delle famiglie, di essere messe in condizione di crescere i propri figli senza ostacoli e penalizzazioni”.

Alfio Spitaleri