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Famiglie numerose: Dad, un incubo

Famiglie numerose: Dad, un incubo

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Il ritorno in aula è stata un’altra falsa ripartenza e a casa, con spazi stretti e pochi strumenti per la gestione della didattica a distanza, aumentano l’ansia e lo stress.

Nel Milanese nucleo familiare con 12 figli: di essi, 8 provano a studiare “da remoto”

Giacomo, 17 anni, frequenta un liceo scientifico nell’hinterland di Milano. A casa lo attendono tre fratelli, una sorella, papà e mamma. A lui la prospettiva di un ritorno in Didattica a distanza proprio non va giù. «Ci avevano raccontato che il ritorno a scuola sarebbe avvenuto in massima sicurezza. Ed invece… un’altra falsa ripartenza» sbotta.
«La Dad? Un incubo per molte famiglie numerose» conferma Paolo Puglisi, tesoriere dell’Associazione nazionale delle famiglie numerose. «La nostra associazione ha ricevuto un contributo di 27.407 euro dal ministero del Lavoro con cui aiutare le famiglie che avevano figli in Dad. E noi abbiamo stanziato 10mila euro. Con questo denaro abbiamo aiutato 62 famiglie ad acquistare, da un rivenditore convenzionato, dispositivi usati e ricondizionati con la garanzia di un anno adeguati per la didattica a distanza».
Si trattava, in media, di coppie con sei figli a carico di cui 4 in Dad. Ma c’è una storia che più di altre racconta bene la difficoltà del momento per chi ha tanti figli. «Abbiamo avuto anche una famiglia di Trezzano sul Naviglio, nel Milanese, con 12 figli a carico. Di essi,
ben 8 seguivano le lezioni a distanza, o almeno ci provavano». Le richieste di aiuto in tutto sono state 650 e «sarebbero serviti 288mila euro per aiutare tutti».
La terza ondata di contagi costringerà dunque a casa molti bambini – sin dalla scuola materna – e adolescenti: quelli che abitano nelle zone rosse e quelli che, invece, vivono nelle zone arancioni, ma dove negli ultimi giorni il virus ha galoppato.
Le scuole – ha specificato il ministero – dovranno garantire la didattica in presenza destinata ad alunni e studenti con disabilità o bisogni educativi speciali e ai figli di chi è impegnato in prima linea nel contrasto alla pandemia (medici, infermieri, oss, osa) o di altre categorie di lavoratori che svolgono servizi essenziali.

I ragazzi non l’hanno presa molto bene. E da nord a sud promettono di scendere in piazza per difendere il loro diritto allo studio in presenza, forse mai così apprezzato dopo lunghi periodi di chiusura o di scuola in presenza a singhiozzo. E tra i ragazzi più sotto stress ci sono i figli delle famiglie numerose. È quanto emerge dalla rielaborazione che Anfn, l’associazione che dà voce alle famiglie numerose in Italia, ed Elfac, la federazione che raduna le diverse associazioni delle grandi famiglie nate in Europa, hanno fatto dello studio internazionale “Covid-19 Family Life Study” sulla vita familiare durante la pandemia realizzato dalla Hamad Bin Khalifa University del Qatar in 5 continenti e 72 Paesi.

Secondo la ricerca in Europa almeno 70 giovani su 100 hanno sofferto di ansia. «E in 8 Paesi su 10 – ricostruisce Regina Maroncelli, bergamasca, madre di quattro figli e presidente dell’Elfac – i ragazzi di famiglie numerose hanno mostrato segni di ansia maggiori rispetto ai loro coetanei cresciuti in famiglie più piccole. E questo può essere associato, senza dubbio, alla peculiarità di essere in tanti, che ha molti aspetti positivi ma anche qualcuno negativo: case piccole e sovraffollate, difficoltà a condividere spazi di lavoro e studio e a condividere “giga” e strumenti per la gestione della didattica a distanza».

Fonte: Avvenire – sabato 6 marzo 2021 – pag. 8  di Andrea Bernardini