Ha preso spunto dal libro “Brescia DNA Futuro” di Giovanni Marseguerra e Mario Taccolini – presidente della fondazione Poliamblanza di Brescia e professore di storia economica all’università Cattolica – l’incontro “Europa, DNA Futuro” che si è tenuto il 22 aprile al parlamento Europeo. Organizzato e moderato dall’on. Mariateresa Vivaldini, europarlamentare europeo in quota ECR e sindaco di Pavone del Mella (Bs), l’evento è stato l’occasione per osservare la realtà bresciana attraverso la lente delle sfide demografiche, l’immigrazione e la digitalizzazione che stanno mettendo a dura prova il territorio quinto in Italia per impatto economico. Nel corso dell’evento sono intervenuti Antonella Sberna, vicepresidente del parlamento Europeo e Paolo Inselvini, presidente dell’Intergruppo parlamentare europeo per la Demografia.
A portare il punto di vista delle famiglie è intervenuta Regina Maroncelli, responsabile di Anfn per l’estero e vicepresidente della Confederazione Europea famiglie numerose Elfac, che ha ricordato l’impegno dell’associazione nel denunciare la mancanza di sostegno e di politiche familiari che negli anni ha portato alla riduzione delle famiglie con figli in Europa a un risicato 23,4 % (3% quelle con 3 e più figli).
Dalle famiglie numerose – cartina di tornasole dell’andamento demografico in Italia e in Europa – “arrivano però idee e progetti per rendere la società “a misura di famiglia e di bambini”, come il Network dei Comuni family friendly e la Rete delle aziende “amiche della famiglia: ci auguriamo che territorio e istruzioni si rendano disponibili a elaborare con le famiglie stesse il futuro di tutti”, ha affermato Regina Maroncelli.
“Parlate con noi, non di noi” è stato l’invito rivolto dall’ultima relatrice del convegno, Maya Jesmanowicz, figlia ‘numerosa’ e attivista dell’associazione famiglie numerose polacca, che in un intervento molto incisivo e apprezzato ha elencato quello che ‘serve’ ai giovani per realizzare i propri progetti di vita. “In realtà i giovani vogliono avere figli e lo dicono gli studi e le inchieste: smettetela di dire che non li vogliamo e iniziate ad ascoltare cosa abbiamo da dire”.
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Riportiamo a seguire l’intervento integrale di Maja, sintesi illuminante del sentire dei giovani europei.
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“Gentili Signore e Signori,
vi ringrazio molto per l’invito a partecipare alla conferenza. Per me è una sfida, ma anche una grande gioia. Mi chiamo Maja JM e vengo dalla Polonia, da Varsavia. Ho cinque fratelli e sorelle più piccoli e per molti anni mi sono impegnata nelle attività dell’Associazione delle Famiglie Numerose in Polonia.
Purtroppo non parlo italiano, anche se lo sognavo fin da bambina. E, cosa curiosa, per qualche motivo da piccola giocavo a essere il Presidente del Consiglio italiano. Ancora oggi non so da dove mi venisse questa idea.
Leggerò l’intervento di oggi e spero che sia comprensibile per voi.
Vorrei concentrarmi su una prospettiva in particolare: quella dei giovani.
Sarà proprio la giovane generazione a decidere, nei prossimi anni, in quale direzione andrà la situazione demografica in Europa. Vedendo com’è la situazione attuale — che purtroppo peggiora di anno in anno — insieme a un gruppo di giovani abbiamo iniziato a organizzare il Congresso dei Giovani sulla Famiglia.
L’obiettivo del Congresso era porre una domanda: perché i giovani non hanno figli — e che cosa si può fare a riguardo?
Alle conferenze demografiche intervengono spesso esperti, ricercatori, politici, genitori, cioè persone che hanno già preso decisioni familiari. Molto più raramente, invece, si dà la parola a coloro che si trovano solo ora davanti a questa scelta. Eppure saremo proprio noi giovani a prendere le decisioni che determineranno il futuro demografico dell’Europa.
Alle conferenze demografiche intervengono spesso esperti, ricercatori, politici, genitori, cioè persone che hanno già preso decisioni familiari. Molto più raramente, invece, si dà la parola a coloro che si trovano solo ora davanti a questa scelta. Eppure saremo proprio noi giovani a prendere le decisioni che determineranno il futuro demografico dell’Europa.
Per questo, tre anni fa, abbiamo organizzato in Polonia il primo Congresso dei Giovani sulla Famiglia. Abbiamo creato uno spazio in cui i giovani, almeno una volta all’anno, possano parlarsi sinceramente, senza pressione, senza giudizi. Uno spazio di scambio di esperienze, ma anche di incontro con esperti e di ricerca di soluzioni concrete. Da allora siamo riusciti a organizzare tre edizioni del Congresso. Purtroppo, l’anno scorso non siamo riusciti a trovare i finanziamenti ed è stato il primo anno senza Congresso.
Dunque, perché i giovani non vogliono avere figli?
Questa domanda compare sempre più spesso nei giornali e nei media.
La mia risposta può essere sorprendente: i giovani, in realtà, vogliono avere figli. Le ricerche mostrano che dal settanta fino addirittura al novanta per cento dei giovani dichiara di voler avere figli. Solo una piccola percentuale — circa dal dieci al quindici per cento — dice apertamente di non voler avere figli affatto.
Il problema, quindi, non è la mancanza di desiderio, ma il rinvio di questa decisione.
Perciò la domanda chiave dovrebbe essere: perché i giovani non hanno figli, pur dichiarando di volerli avere?
Vorrei indicare le tre ragioni più importanti.
In primo luogo: la mancanza di un partner adatto.
Sempre più giovani sperimentano difficoltà nel costruire relazioni stabili. Le relazioni sono meno solide, si interrompono più spesso e molte persone restano single per molto tempo, non sempre per scelta. Le ricerche mostrano che una grande parte dei giovani indica proprio la mancanza di un partner adatto come uno dei principali ostacoli alla formazione di una famiglia. È importante, perché la decisione di avere un figlio è strettamente legata al senso di sicurezza all’interno della relazione. Se non c’è una relazione stabile, la decisione di avere un figlio viene rimandata.
In Polonia, quasi il quarantacinque per cento dei giovani (tra i diciotto e i trentacinque anni) non ha una relazione sentimentale: come può, dunque, formare una famiglia?
In secondo luogo: l’enorme numero di possibilità offerte dalla vita contemporanea.
La generazione di oggi ha davanti a sé molte più opzioni rispetto a quelle precedenti. Istruzione, sviluppo professionale, viaggi, cambi di luogo di residenza, realizzazione delle proprie passioni. Tutto questo ha valore. Ma, allo stesso tempo, fa sì che la vita diventi più “aperta” e meno prevedibile. La decisione di avere un figlio comincia a entrare in competizione con molte altre possibilità. E spesso perde, almeno per un certo periodo di tempo.
La giovane generazione è anche molto più abituata alla comodità. Siamo cresciuti in tempi migliori e ci siamo abituati al comfort. Non ci è facile rinunciarvi.
In terzo luogo: la diffusa disponibilità della contraccezione.
È un tema che compare più raramente nel dibattito, ma è molto importante. Nelle generazioni precedenti, una parte significativa dei primi figli non era pianificata. Si stima che circa dal 30 al 47%, cioè in media intorno al 40% delle prime gravidanze, non fosse stato pianificato in precedenza. Questo primo figlio diventava spesso l’inizio della famiglia. I figli successivi erano già una decisione più consapevole.
Oggi la situazione appare diversa. Grazie alla disponibilità della contraccezione, il numero di gravidanze non pianificate è diminuito in modo significativo. Questo significa che avere un figlio è diventato una decisione pienamente consapevole. E ogni decisione consapevole può essere rimandata, talvolta molto a lungo.
Che cosa possiamo fare a questo proposito?
In primo luogo: studiare, analizzare e parlare con i giovani.
Abbiamo bisogno di dati migliori: quante persone vogliono avere figli, quando, quanti — e che cosa le trattiene. Ma è altrettanto importante creare spazi di dialogo. Non solo sui giovani, ma con i giovani. Perché senza la loro prospettiva sarà difficile elaborare soluzioni efficaci.
Dobbiamo smettere di creare titoli come “i giovani non vogliono figli”, perché questo costruisce una narrazione che viene ripetuta e si radica nella mente dei giovani. Bisogna basarsi su informazioni vere e dirlo chiaramente: i giovani vogliono avere figli, ma non li hanno. Che cosa possiamo fare a questo proposito?
In secondo luogo: promuovere un’immagine positiva della famiglia.
I giovani hanno bisogno di modelli. Non tutti li ricevono in famiglia. Non tutti vedono intorno a sé relazioni stabili e felici. Per questo è così importante mostrare che la famiglia può essere un luogo di crescita, sostegno e felicità. Non perfetto, ma buono e prezioso.
Se vogliamo davvero rispondere alla crisi demografica, dobbiamo coinvolgere i giovani in questa conversazione su una scala molto più ampia. Perché il futuro demografico dell’Europa non si deciderà soltanto nelle strategie e nei rapporti. Si deciderà nelle scelte quotidiane dei giovani.
Vorrei che oggi rimanesse con noi questo pensiero positivo: i giovani vogliono ancora avere figli, però dobbiamo fare in modo che decidano di averli prima.
Vi ringrazio per la vostra attenzione.”








