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Dall’amore per un figlio, fino al sacrificio estremo della propria vita, al “travaglio” di un figlio rifiutato

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A Palermo e a Trabia si sono avute a febbraio e marzo 2018 delle  forti testimonianze d’amore per la vita nascente: quella di Gianna Beretta Molla e Chiara Corbella Petrillo. Tramite queste, abbiamo raccolto anche la testimonianza di chi, sulla “via di Damasco” di un figlio mai nato, si è incamminato nella fede
 

di Patrizia Carollo

Possiamo assistere, in questa vita, a travagli differenti. Fisici ed interiori. Sono attraversati entrambi da sofferenza. Una però è palesemente salvifica, perché accettata, meditata, e porta (con l’annullamento di sé) alla gloria dell’anima e alla salvezza di tanti. Vi è poi un altro tipo sofferenza da “parto” che, non ponderata, porta invece alla perdizione, alla perdita di sé e degli altri, al fallimento, all’aborto. Con la prima si arriva subito alla rinascita in Dio, con la seconda si cerca, pentiti, di rimettersi in cammino.

Portiamo così alla memoria due donne esemplari che sono arrivate dall’amore per un figlio al sacrificio estremo della propria vita: Chiara Corbella Petrillo (salita in cielo il 13 giugno 2012) e Gianna Beretta Molla (rinata in cielo il 28 aprile del 1962).

Per chi non ricordasse bene… Gianna è stata proclamata santa il 16 maggio del 2004, da Sua Santità Giovanni Paolo II, in una gremitissima Piazza S. Pietro a Roma. Madre affettuosa e medico pediatra come pochi (curava sia il corpo che l’anima dei suoi assistiti), sebbene avesse scoperto al 2° mese del suo 4° figlio, d’avere un voluminoso fibroma uterino e le fosse stato consigliato d’interrompere la gravidanza per meglio curarsi, rifiutò, e si affidò solo alla preghiera, per non violare il mistero della dignità della vita che portava in grembo. Dopo poche ore dal parto si aggravò con febbre sempre più elevata e sofferenze addominali atroci, da peritonite settica, che la portarono alla morte. Pur nell’agonia, ripeteva: «Gesù ti amo». Oggi, la sua Gianna Emanuela, donna dolcissima e instancabile, non smette di parlare della sua “santa mamma”.

Per Chiara Corbella Petrillo, si stanno, per motivi analoghi, aprendo le porte per la causa di beatificazione e canonizzazione: ha detto Sì a due gravidanze, sebbene i bimbi fossero stati definiti “incompatibili con la vita” (tant’è che sono sopravvissuti solo pochi attimi di vita terrena, bastevoli però per essere “riconosciuti”, amati, ricevere un nome ed essere battezzati), e ha detto Sì anche ad una terza gravidanza, durante la quale ha scoperto d’essere malata. Ha però anche lei rifiutato subito le cure per portare alla luce, sano, il suo Francesco; dopo pochi anni, aggravatosi, è andata in cielo, non senza la forza di Dio. ‹‹Chiara›› suole ripetere il marito ‹‹non era però una donna che non aveva paura. Ma aveva compreso d’essere figlia di Dio, a cui tutto è possibile››. La sola paura non dà infatti la verità di una persona di fede. Di qui, anche la frase del libro che è stato scritto su sua moglie: “Siamo nati e non moriremo mai più”.

L’eco della forte testimonianza cristiana offerta sia da Gianna Beretta Molla che da Chiara Corbella Petrillo, la loro adesione al Dio della vita che le ha rese capaci d’accogliere anche “il calice della sofferenza”, che avvicina al mistero dell’Agnello immolato, a nostro Signore Gesù Cristo, accende da anni la fiammella della fede e illumina il cuore di tanti. Anche, recentemente, di tanti siciliani, che sono stati presenti (ho scritto in un altro post) nelle “puntate” di febbraio e marzo 2018 nella parrocchia di Santa Luisa di Marillac, a Palermo e nel nuovo “Centro di Apostolato Amici di Santa Gianna” a Trabia.

A riflettere non sono state però solo le neo mamme o quelle di famiglie numerose che sanno bene quanto grande possa essere l’amore di una donna che decide di offrirsi, più e più volte, per essere compartecipe di un dono di Dio (un figlio) al mondo. Ma lo è stato pure chi fra i presenti ha detto no ad una gravidanza improvvisa. E che, a distanza di anni, non dimentica quell’aborto infelice.

‹‹Tornassi indietro, non lo rifarei. Apro spesso le braccia al Cielo›› ha infatti confidato Maria (nome di fantasia) di Caltanissetta ‹‹prego per l’anima del mio bambino, e mi sforzo, per lui, di divenire ogni giorno migliore, affinché possa amare questa sua mamma imperfetta, perdonarla e aver voglia d’attenderla››. ‹‹Non vista, mi rivolgo a questo figlio mai nato nella vita terrena›› ha detto Raffaella (nome di fantasia) di Palermo ‹‹che mi dà segno di sé in un modo singolare. Ed ecco che ritorna il mio sorriso in una giornata grigia. Ricevo l’invito a continuare ad occuparmi degli altri suoi fratelli, con meno lamentale, tenendo sempre fisso il pensiero al Creatore di tutte le cose››.

Maria e Raffaella si sono raccontate a microfoni spenti, sedute vicine in una panca. Avevano gli occhi bassi e lucidi. Chiedevano misericordia, non giudizio. Perché quel figlio rifiutato (per via di un grave momento di difficoltà esistenziale) è diventato la folgorazione “nella loro via di Damasco”, via di, sofferta, crescita spirituale. Un travaglio interiore che, alla fine, è ben più duro di un travaglio fisico.

https://www.linkedin.com/pulse/storie-di-travagli-fisici-e-interiori-patrizia-carollo/

Santa Gianna Beretta Molla