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Anfn al Family day: Intervista su Avvenire a Mario Sberna

Anfn al Family day: Intervista su Avvenire a Mario Sberna

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«La politica deve decidere a chi garantire il sostegno: alle coppie di fatto o alle famiglie fondate sul matrimonio?»


da Milano
Antonella Mariani. Avvenire
Una festa di sorrisi e di gioia. Un’occasione per uscire dall’oblio e dire: ci siamo anche noi. Così se lo immagina il Family Day Mario Sberna, fondatore e presidente dell’Associazione nazionale famiglie numerose, che in pochissimi anni ha raggiunto la quota di 3 mila nuclei aderenti.
Presidente Sberna, come se la immagina, la manifestazione del 12 maggio?
Una festa di calore, abbracci, sorrisi, con la gioia tipica della famiglia italiana. I media troppo spesso la dipingono solo nei suoi aspetti negativi, ma nella realtà esistono milioni e milioni di famiglie che affrontano con ottimismo le difficoltà del quotidiano e risolvono la maggior parte dei problemi di natura sociale del Paese.
L’Associazione Famiglie Numerose come parteciperà?
Le nostre famiglie sono composte minimo da 7-8 componenti, dunque ciascuna si muoverà con i propri mezzi e ci ritroveremo tutti a Roma.
Ci volevano i Dico, per far scendere in piazza le famiglie?
I Dico sono stati la molla, è vero. Anche la mappa della famiglia italiana va verso quella che io chiamo una “informalità matrimoniale”, così come accade negli Stati Uniti e nel Nord Europa. Ma la politica non si deve limitare a recepire acriticamente le tendenze che si registrano all’estero. La politica deve decidere a chi garantire il suo sostegno: alle coppie di fatto o alle famiglie fondate sul matrimonio?
Quali sono i vantaggi di cui godrebbero le coppie di fatto?
Se io oggi mi separassi da mia moglie, godrei del mancato cumulo dei redditi, di un aumento degli assegni familiari e di un maggior punteggio della certificazione Isee, in base alla quale si stabiliscono le tariffe dei servizi comunali.
Insomma, secondo lei già oggi lo Stato non incentiva il matrimonio?
Proprio così. Ne è prova il fatto che da anni si discute di quoziente familiare ma non si riesce a introdurlo. Lo Stato, insomma, disincentiva il matrimonio, trascurando l’altissimo valore sociale della stabilità coniugale.
I sostenitori dei Dico replicano che una coppia di fatto non è necessariamente una coppia instabile. Cosa risponde?
Che per i figli l’assenza di vincoli “ufficiali” pesa psicologicamente, genera insicurezza. La saldezza affettiva dei genitori, il fatto che abbiano preso un impegno pubblico, davanti al sindaco o a un sacerdote, al contrario, offre una certezza di vita.
Ma voi sui Dico che posizione avete?
La nostra posizione è: cari politici, non perdete tempo con proposte di legge di scarsissimo rilievo, ci sono altre priorità. È urgente sostenere i milioni di famiglia che mandano avanti il Paese, educando i figli, accudendo i malati e gli anziani, accogliendo i bambini in affido e in adozione… Lo Stato deve investire su relazioni stabili oppure su relazioni frammentarie, alla cui base non c’è alcun impegno, alcuna certezza? Non si possono equiparare due realtà diverse.
Quali sono a suo avviso le priorità in tema di politiche familiari, in particolar modo per le famiglie numerose?
Anzitutto rivedere una fiscalità che, come ho detto, incentiva alla separazione. Niente di più semplice, oggi, per pagare meno tasse, che diventare una coppia di fatto. Un’altra priorità è quella del riordino delle tariffe di energia, acqua, gas, che sembrano studiate apposta per agevolare i single o le coppie e “punire” chi ha osato mettere al mondo il futuro del Paese, cioé i figli.