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Storia di una famiglia felice

Storia di una famiglia felice

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I coniugi Grieco: tre figli naturali, due adottati, uno in affido preadottivo. L’udienza dal papa. Il premio “Due cuori e una tribù” da parte dell’Associazione nazionale famiglie numerose. I prossimi “miracoli” in preparazione…

Sono coincidenze positive oppure è proprio Provvidenza quando incontri la persona giusta, ascolti una bella storia, apprendi un fatto emotivamente coinvolgente che può cambiarti la vita? Ecco cosa si prova nel seguire la storia dei coniugi Grieco, genitori che non vogliono definirsi “santi” ma solo felici. Eppure sono straordinari nella loro “bellezza”, forza d’animo e volontà di ferro di seguire un disegno d’amore che non finisce mai, di certo scritto per loro dall’Alto. Perché in Dio trovano questa incredibile forza d’esserci, e d’esserci per gli altri.

Maria Assunta Campana, 53 anni, insegnante di scuola elementare, e Natale Grieco, 54 anni, dipendente Enel, si sono conosciuti molti anni fa nei pressi della parrocchia dei santi Simone e Pietro a Rossano (Cosenza). Qui hanno maturato la loro vocazione alla vita matrimoniale e il desiderio di formare una grande famiglia, aperta alla vita e disponibile anche ad accogliere chi una famiglia non l’ha.

Di figli ne hanno fatti presto tre, ora divenuti ragazzi, autonomi: Carmine, 29 anni, psicologo, un lavoro da precario ma indipendente; Francesca, 25 anni, detta Kikka, segretaria in un’azienda del territorio; Simone, 20 anni, perito aziendale. Altri li hanno accolti in adozione: è arrivata, infatti, Angela, 17 anni, di origine romena, studentessa; e Silvia, 9 anni, accolta come “figlia” quando di anni ne aveva solo 2.

La famiglia Grieco si è meritata quest’anno il premio Due cuori e una tribù promosso dall’ANFN, Associazione Nazionale Famiglie Numerose. A consegnarglielo gli stessi presidenti Giuseppe e Raffaella Butturini, durante l’udienza del Papa per le Famiglie “extralarge” di tutta Europa che si è svolta nell’aula Paolo VI di Roma il 28 dicembre.

I colpi di scena, però, sono appena cominciati: i coniugi Grieco, che si definiscono una famiglia normale e sono quasi imbarazzati per l’attenzione che si è creata attorno, hanno venduto la loro casa di Rossano (per comprarne un’altra col mutuo a Ronta) per aiutare Silvia, la seconda bimba adottata e affetta da una rara malattia, la sindrome di Phace, che comporta continue operazioni per portare migliorie al suo volto sfigurato da un angioma devastante. Fino ad oggi ne ha subite quindici, all’ospedale Gaslini di Genova e a quello di Eberswalde a Berlino, in Germania. Gli interventi chirurgici, il volo e il soggiorno della famiglia, in particolar modo a Berlino, sono stati molto onerosi, tra dieci e quindicimila euro per ogni viaggio della speranza. Tanti, troppi soldi per una famiglia con due stipendi medi e diversi figli a carico.

Ed è proprio quest’ultima una commovente storia d’amore: l’amore di una mamma che salva una figlia, non sua, ma che ha sempre sentito tale. Si legge nella prima pagina di Ricordami di non smettere di sognare, il libro uscito ad opera della giornalista e scrittrice fiorentina Serena Pinzani che narra la storia della famiglia Grieco: «Ascoltando lo sguardo ti vidi… un colpo, di seguito un fremito; un’onda di paura mi annebbiò. La paura e l’amore giocarono la loro partita ma troppo impari era la lotta: l’Amore ruppe gli argini dei se, dei ma, dei però, dei perché e lasciò al loro posto una pace meravigliosamente tranquilla, annegata in uno sguardo unico e avvolgente: il tuo, mia piccola Silvia».

Di Silvia, la signora Maria Assunta seppe tramite un annuncio nel sito www.famiglienumerose.org, dove nel titolo si leggeva solo: “Silvia, 20 mesi, cerca una famiglia”. Era una storia particolare:la madre naturale aveva beneficiato dell’anonimato secondo la legge che permette di registrare all’anagrafe il figlio di una donna che non intende essere nominata. La piccola era nata con il labbro leporino ma presto aveva manifestato i sintomi della sindrome di Phace, una rara malattia che deforma il volto. Ricoverata all’ospedale Bambin Gesù fu poi trasferita in una casa famiglia a Roma.

Quando ebbe il coraggio di parlarne in casa, Carmine il maggiore dei figli le disse: “Riusciamo a malapena ad andare avanti noi, come pensi si possa dare una mano ad un’altra bambina?!”. Ma il cuore di Maria Assunta pulsava già per questa creatura indifesa, e di lì a poco riuscì ad andarla a trovare col marito in istituto. Quello scricciolo di due anni aveva un angioma impressionante è vero, ma per lei “era la bambina più bella del mondo e provava quella gioia unica che può capire solo una mamma che incrocia lo sguardo del suo piccolo per la prima volta”.

Quando scelsero di farsene carico, l’assistente sociale del centro “Il Giromondo” di Roma scoppiò a piangere: altre coppie, in precedenza, si erano tirate indietro. E a discapito di ciò che i medici avevano detto ai coniugi Grieco, ossia che la bambina sarebbe rimasta sfigurata e sulla sedie a rotelle, oltre che autistica e con ritardo mentale, oggi Silvia (grazie agli interventi, a un paziente lavoro guidato da specialisti della funzionalità cognitiva e a tante preghiere) cresce, ride, piange, corre, comunica a tutti la sua felicità di essere al mondo. «È una forza della natura», racconta chi la conosce.

Alla nostra domanda se i fratelli più grandi non fossero un po’ gelosi delle attenzioni tutte rivolte verso Silvia, ci hanno risposto: «I fratelli, in particolare Kikka, sono folli d’amore per la sorella!». E quando in un momento di sconforto Maria Assunta ha chiesto al marito «Ma perché il Signore si è accanito così con questa bambina?», Natale – racconta – l’ha rassicurata: «Silvia ha uno scopo nella vita, cambiare il cuore degli uomini».

I coniugi Grieco, consci che l’amore può fare dei miracoli, da dodici mesi hanno accolto in casa anche un altro bambino di 4 anni, con ritardo cognitivo e difficoltà psicomotorie, che loro definiscono semplicemente «speciale», e per il quale è in corso un affido preadottivo. Ma non finisce ancora qui.

Facendo parte di un “gruppo di famiglie accoglienti” e avendo appreso da Valentina Tatti, presidente dell’associazione di volontariato “Voci diverse” (www.vocidiverse.org – formata da donne che hanno adottato figli con gravi disabilità) che in Kenya vi sono altri 12 “bambini speciali” (che hanno un nome – Rita, Paula, Moses, Ricardo, Dominica, Gabriela, Esther, Grace, Agata, Daniel, Jery, James – e un volto e una storia sul sito), senza istruzione, senza cure pur nella disabilità estrema (alcuni strisciano per terra, avrebbero bisogno di una carrozzina), senza speranza alcuna di miglioramento di vita, che attendono di trovare qualcuno che voglia far loro da tutore, ecco che marito e moglie si sono nuovamente guardati negli occhi per dare, ancora una volta, il loro “sì”. Perché «se Dio vuole, ci spiana la strada», ci hanno detto con semplicità.

La loro storia (non completa) potete leggerla su www.tutticoloridisilvia.it, dove si può decidere anche di aiutare questa sorprendente famiglia, economicamente e non solo moralmente, così come hanno già fatto parrocchie e associazioni. Anche se una novità, in tutto questo, Maria Assunta ce la confida in anteprima. Un dottore di una clinica privata – “Villa Donatello” di Firenze – ha deciso di prendere, infatti, in mano le cartelle di Silvia e di occuparsi lui della bambina, per non costringere la famiglia a dovere andare sempre a Berlino. Li ha anche rassicurati: «Avete speso fin troppi soldi, e provato fin troppe sofferenze. Ora Silvia sarà come “mia figlia”, ogni cura sarà gratuita».

Fonte: Città Nuova
Patrizia Carollo