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Il saluto di don Marco a Beatrice Cappellari Moro

Il saluto di don Marco a Beatrice Cappellari Moro

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CELEBRAZIONE DI
SALUTO A

BEATRICE CAPPELLARI

12.12.2015

V.S.G.

Una telefonata semplice. Mercoledì 9 dicembre, sono da poco
passate le otto di sera, al telefono il piccolo Gabriele: “ciao don devo dirti
due cose, una bella e una brutta. Ti dico prima la bella così capisci anche
quella brutta: la mamma è andata in cielo!” Due parole semplici, venute dal
cuore di un bimbo dicono tutto quello che stiamo celebrando. Basterebbero
queste a dire il grande dono della vita di Beatrice e il grande dono d’amore
che hanno vissuto in famiglia Gabriele, Benedetta, Alessandro, Silvia, Linda,
Francesco. Il cielo non è entrato per caso o all’ultimo momento nella vostra
vita. Ha una storia che nasce lontano. Non vado troppo indietro mi fermo al 7
settembre del 1991. Qui in questa chiesa, davanti a questo altare e questa
comunità cristiana, con alcuni preti presenti anche stamattina, due giovani
sposi Beatrice e Alberto hanno detto il loro sì! Il loro primo grande Ecomi.  Sono tua
sposa e sono il tuo sposo per sempre. Da quel momento la loro storia d’amore
che durava già da qualche anno ha ricevuto il sigillo, la consacrazione. E
proprio in quel giorno durante le loro nozze fu letta la prima lettura di oggi.
Genesi il racconto della creazione. Di un Dio che non si tiene tutto per se ,
ma lo comunica. Proprio a partire da questa sorgente Beatrice e Alberto hanno
voluto dare un messaggio che era già forte nella loro vita: “siate fecondi e moltiplicatevi…”. Potremmo tradurre fate quello che ha
fatto Dio: date la vita. E’ da questa parola cari figli che vostro papà e mamma
hanno ricevuto il dono di essere concreatori, di
essere strumenti di vita, di creazione. Quel cielo di cui ci ha parlato
Gabriele viene da qui, da due creature che hanno vissuto la propria fede
imitando ciò che Dio ha compiuto nella loro vita. Siete allora frutto non
soltanto di un amore che papà e mamma si sono scambiati, ma anche di una parola
d’Amore che parte da lontano e che è generatrice di vita. Beatrice tu che in
quel cielo ora sei immersa puoi contemplare in pienezza questo frutto maturo
germinato ai piedi di questo altare.

Ma c’è di più! Il cielo potrebbe farci pensare ad un
movimento della testa all’in su. Verso l’alto! Ci potrebbe far pensare che sia
una realtà ancora lontana per noi. Distaccata dall’umanità che stiamo vivendo
in questa parte di cosmo che chiamiamo terra. Tutt’altro! Il cielo non è la
realtà lontana, ma la realtà più umana che possa esserci: e questo pezzo di
cielo in terra si chiama amore. Il tuo sposo ha voluto stamattina prestare la
voce per dar vita alla seconda lettura. L’inno alla carità, l’inno all’amore.
Beatrice è il dono che ti fa Alberto in questa liturgia di saluto. Attraverso
la voce del tuo sposo l’apostolo Paolo ci ricorda la visione sapienziale della
nostra vita: se ogni cosa non è vissuta per amore e con l’amore perde la
bellezza e il senso per cui è stata creata. Quanto amore condiviso nella vostra
casa soprattutto in queste ultime settimane di sofferenza. Chi ha avuto la
gioia di frequentarvi ha gustato non poco con quanta tenerezza avete assistito,
accompagnato e coccolato Beatrice. La medicina più salutare che sicuramente le
ha fatto un gran bene è tutto l’affetto e l’amore con cui le siete stati
accanto. Possiamo proprio dire che l’amore guarisce. Si perché si può anche
morire sentendosi amati di un amore così grande, ma non si può vivere senza
amore. Il vostro amore Beatrice l’ha ricevuto volentieri proprio tutto, anche
quando le forze non le permettevano di parlare. E c’è un gesto che ha fatto
diventare anche la malattia di mamma un gesto d’amore: il suo essere spesso, e
sempre più spesso, nella posizione a croce. Con le braccia allargate. In quel
letto mamma Beatrice ha celebrato la sua messa: il dono di sé stessa fino alla
fine. E da quel letto è venuto un alimento d’amore che non finirà mai più.
Anche la sofferenza, pur rimanendo sofferenza e dolore, senza troppa poesia,  può essere vissuta con dignità e speranza una dignità
e speranza che vengono da Colui che per primo ha dato la vita per noi e ha
fatto tutto questo per amore verso ciascuno di noi: Gesù!

E poi il vangelo delle Beatitudini. Una pagina stupenda che
canta la bellezza di Gesù e in Lui la bellezza di ogni creatura che si lascia
incontrare dalla sua presenza d’amore. Potremo leggere ogni beatitudine e dire
senza paura beata te Beatrice che sei stata mite, pura di cuore, senza troppe
pretese, operatrice di pace, che hai saputo portare il peso della croce senza
far pesare agli altri la tua sofferenza e fatica, beate le tue lacrime che
sicuramente non esprimevano la paura per la tua morte ma la preoccupazione
materna di lasciare i figli, beata la tua voglia di vivere e il sorriso con cui
hai condito le giornate passate in famiglia, nelle molteplici relazioni di cui
eri capace, beata sei te Beatrice che non hai tenuto per te i doni  che ti sono stati dati ma li hai condivisi attraverso
il compito di educatrice, di sposa, di mamma, e di cristiana. Potremo rimanere
a lungo ad elencare le doti straordinarie vissute con una ordinarietà
e semplicità che fanno grande la tua vita. Proprio mercoledì sera durante la
preghiera di ringraziamento il tuo Alessandro ha ringraziato il Signore per il
dono della mamma: “ che non ha avuto bisogno della stampa per mettersi in
mostra e  dimostrare tutta la sua
grandezza e importanza”. Non sei stata beata perché sei diventata famosa ma
perché sei stata quella creatura che dovevi essere. Ma solo una sottolineatura
per dire uno dei significati della parola: beati. Nel libro dell’apocalisse i
beati sono coloro che stanno in piedi di fronte all’altissimo. Sono coloro che
condividono la posizione del Risorto. Possiamo dire beato, cioè risorto! Dritto
in piedi. Beatrice non sei beata per tutto quello che hai fatto, ma perché hai
guardato a Lui, a Gesù Risorto e guardando a Lui hai imparato, appreso la sua
posizione. E allora Beatrice la grande beatitudine che condividiamo con te
stamattina e della quale gioiamo è che fino alla fine Gesù è stato il tuo punto
di riferimento. Hai guardato a Lui per ricevere da Lui forza, coraggio e quella
luce che si è rispecchiata nei tuoi occhi fino alla fine. Tutto questo ci fa
dire stamattina con le parole di S. Francesco:

«Laudato
sie mi’ signore cun tucte le tue creature,

spetialmente messor
lo frate sole

[…]
Laudato si’ mi’
signore per sora luna e le stelle,

in celu l’ài formate clarite et pretiose
et belle.

Laudato si’ mi’
signore per frate vento

et per aere et nubilo et
sereno et onne tempo

[…]
Laudato si’ mi’
signore per sor aqua,

la quale è multo utile et humile
et pretiosa et casta.

Laudato si’ mi
signore per frate focu,

per lo quale ennallumini la nocte
[…]
Laudato si’ mi’
signore per sora nostra matre
terra,

la quale ne sustenta et
governa…
 »

«Laudato si’ mi’ signore per sora nostra
morte corporale,

da la quale nullu homo vivente
skappare.

Guai acquelli ke morrano ne le peccata mortali,
beati quelli ke trovarà
ne le tue santissime voluntati,

ka la morte secunda
nol farrà male.
 »

 

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